Un gesto d'amore a favore della Vita

Posted by: i.amati

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 LA DONAZIONE DEGLI ORGANI: UN GESTO D’AMORE A FAVORE DELLA VITA

“Ci vuole la vita per imparare a vivere e quel che forse sembrerà più strano, ci vuole tutta la vita per imparare a morire”, ci insegna Seneca. Ciò che mi colpisce di questo aforisma è il concetto “imparare a morire”, ossia l’importanza di rieducarci all’idea della morte. Viviamo pensando di esserne esenti, fino a quando… La morte è un passaggio obbligato, il naturale epilogo di ogni esistenza, un evento che riguarda tutti, indistintamente, chi prima, chi dopo e spesso – proprio perché vogliamo credere che a noi succederà dopo – quando ci tocca da vicino, accettarla, prenderne coscienza diventa drammatico. Ed è quello che è capitato a me e alla mia famiglia quando cinque mesi fa abbiamo affrontato una realtà a noi completamente sconosciuta: IL TRAPIANTO D’ORGANI.

Ironia della sorte, io che come professionista collaboro ad una campagna di prevenzione primaria sugli incidenti stradali, mi sono trovata a livello personale a confrontarmi con le tematiche ed i vissuti legati al trapianto e alla donazione degli organi.

Sarà stato un caso? Credo proprio di no, perché nella vita nulla è legato al caso, infatti sento che questa esperienza personale mi abbia dato una consapevolezza in più sul reale valore della vita tanto da volerla condividere con tutti voi, nostri cari lettori. Vi confesso che non è stato semplice e che mi ci sono voluti un po’ di mesi prima di farlo, ci pensavo da tempo ma fortunatamente ce l’ho fatta! Ho scelto proprio oggi, perché in questo modo, non avendo potuto garantire un mio intervento al convegno che si è tenuto oggi a Taranto, mi sono concessa la possibilità di farlo almeno virtualmente.

Per ritornare alla mia esperienza personale sui trapianti e sulla donazione degli organi, non dimenticherò mai la paura e l’angoscia che provavo ogni volta che squillava il mio cellulare, fino a quell’ultima telefonata, quella nella notte a cavallo tra 4 e il 5 dicembre 2010 (prima di quella ce ne erano state altre tre), quando mio padre dall’altra parte del cellulare mi comunicava “Italia sono stato chiamato”. Proprio oggi sono cinque mesi che è stato trapiantato di fegato grazie ad un giovane donatore.

Spesso, anche se ancora affrontiamo le criticità del post-trapianto, riaffiorano i ricordi della malattia di mio padre prima del trapianto, il viaggio della speranza a Roma, il trasferimento dei miei genitori nella capitale, la tortuosa trafila del pre-trapianto appesantita dall’umana paura di non riuscire a sopravvivere ad un intervento chirurgico così lungo ed impegnativo, condita spesso da delusioni, attese, ma soprattutto dalla continua speranza di ricevere al più presto un organo compatibile per poter riprendere una vita normale.

Per fortuna mio padre non è stato solo a vivere tutto questo, c’era e continua ad avere al suo fianco la sua famiglia la cui presenza attenta e costante è servita a motivarlo e a dargli coraggio. Noi che abbiamo vissuto sulla nostra pelle questa esperienza sappiamo cosa significa!

Si, perché chi dona, spesso non conosce il dolore di chi aspetta alle volte anni, alle volte mesi appeso alla speranza di vedere sostituito l’organo malato per non morire. La nostra attesa fortunatamente è durata appena quattro mesi solo perché abbiamo deciso e scelto di inserire mio padre in una lista d’attesa nella regione Lazio. Si, perché se avessimo optato per la lista d’attesa della nostra terra, la Puglia, avremmo dovuto attendere minimo due anni. Perché così tanto tempo, vi starete chiedendo? Perché purtroppo nel sud, non vige la cultura della donazione o per mantenere intatta la sacralità del proprio corpo, o per pura ingenuità, o per credo religioso, o per ignoranza (nel senso più nobile del termine) nell’incapacità di leggere i progressi della scienza, o per poche, se non addirittura, scarse campagne di sensibilizzazione.

Comunque, un’attesa che, se soddisfatta significa un’opportunità di vita, ma nel contempo anche la fine di un’altra: la vita e la morte che per uno strano gioco del destino si incrociano portando da un lato gioia e dall’altro tristezza.

Infatti, è paradossale pensare che dietro persone che piangono, si disperano per la perdita di un caro, ce ne siano altrettante che gioiscono per il dono ricevuto quasi vergognandosi, sentendosi in colpa, perché sanno che l’arrivo dell’organo tanto atteso significa inevitabilmente la fine di un’esistenza. Ma è la vita! Una continua giostra che gira tra felicità e tristezza, tra speranze e delusioni, rincorrendo sempre l’obiettivo della felicità, così labile ma così importante.

In questo periodo, dove spesso prevale l’indifferenza, l’egoismo, la donazione degli organi è un atto d’amore e d’altruismo che dà un’opportunità fondamentale a chi, ormai, si è visto chiudere tutte le porte alla vita. Tante, troppe persone, specialmente nel nostro sud, muoiono nell’attesa di una “speranza” chiamata trapianto. Non abbiate dubbi nel manifestare la vostra volontà rendendovi disponibili alla donazione degli organi, un atto d’amore per la vita altrui può dare un senso anche alla nostra.
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