TEMPO DI RIPENSAMENTO

Posted by: balzanelli

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balzanelli

Tempo di ripensamento.

Tempo difficile.

Ricostruzione possibile di destino.

Necessità, irrinunciabile, di una riflessione più incisiva.

Pare pienamente accettata ed uniformemente condivisa la visione secondo cui le nostre azioni rivelano il nucleo più profondo dei nostri interessi.

In tale contesto interpretativo, il nostro comportamento rivela, giorno dopo giorno, istante dopo istante, ciò che per noi ha maggiore importanza.

Piaccia o meno, il nostro agire rivela fedelmente ciò in cui si esprime, tangibilmente, la nostra – reale – autenticità, direi la nostra più autentica “sostanza” costitutiva.

Giovanni Battista Vico scrisse: “verum = factum”.

Ossia “è vero ciò che viene a tradursi in fatti reali”.

Potremmo affermare, quindi, considerando la linearità dell’equazione, anche l’inverso: “factum = verum”.

Quindi, “il fatto rivela la nostra verità”.

In sintesi nuda e cruda: dai fatti emerge chi veramente siamo.

Tradotto in slogan, di particolare immediatezza comunicativa: “vediamo come ti comporti e ti dirò chi sei”.

Se così è, oppure – con maggiore realismo - considerando che almeno in gran parte è proprio così, siamo, oggi più che mai, nei guai.

Tempo di ripensamento.

Tempo difficile.

Tempo tremendo.

Abbiamo smarrito, credo, il senso della nostra relazione.

Con noi stessi, ma non solo.

A partire da noi stessi.

E da qui tutto di più…

Abbiamo smarrito il senso della nostra relazione tra esseri umani.

Questa evidenza oggettiva ha conseguenze assolutamente devastanti.

Sara, Yara e Melania sono, purtroppo, in “buona compagnia”…

Il mare di sangue della follia omicida nazionale è in perenne, inesorabile espansione.

Episodi assurdi e sconvolgenti, fatti gravissimi ed atroci, delitti efferati ed inenarrabili si stanno susseguendo, nella cronaca quotidiana, ad un ritmo spaventoso, dai contesti complessivi sempre più allucinanti.

Riccardo ammazza Gianluca, il suo miglior amico, colpendolo con 20 coltellate e quindi, Ilaria, la sua ex fidanzata, sorella di Gianluca, soffocandola con un sacchetto avvolto intorno alla testa, dopo averla riempita di botte e ripetutamente violentata per almeno 12 ore di seguito.

Alla domanda cruciale del “perché” pare abbia risposto: “ Non lo so”.

A Butera, Caltanisetta, per una questione legate ad un confine di terreni, è stata sterminata, con una trentina di colpi, una famiglia intera, padre, madre  e figlio.

Un ragazzo di 25 anni è stato ucciso a coltellate a Settimo Torinese dall’ex convivente della madre, per futili motivi.

Padre e madre, a Mazara del Vallo, Trapani, avrebbero maltrattato ed abusato sessualmente della loro figlia di 4 anni, legandola ad una sedia, picchiandola e costringendola ad assistere ad atti sessuali, anche di gruppo, e a guardare film porno: padre e madre!!!!......

Un caro “amico di famiglia”, a Lecce, per ben 4 anni, ha molestato e violentato due ragazze minorenni, cugine tra loro.
A Villaricca, in provincia di Napoli, violenza sessuale di gruppo, ripetuta per quattro mesi di seguito, su due ragazzine di 12 e 14 anni da parte di due minorenni....
Idem a Fano, violenza sessuale ripetuta da tre minori nei confronti di una ragazza di 15 anni...

E così via…

Una sagra degli orrori, uno schifo dopo l’altro, un crimine dopo l’altro (oltraggio nell’oltraggio: le pene da pagare, per quanti commettano questi atroci delitti, si documentano – sentenza dopo sentenza - paradossalmente quali sempre più leggere).

Siamo giunti ad una incontenibile esplosione di assurde dinamiche sociali di annientamento interpersonale.

Il sociologo svizzero Ziegler definisce il sistema sociale nel quale viviamo oggi “cannibalistico”.

Abbiamo ampiamente superato la concezione di Hobbes, secondo il quale l’uomo è lupo nei confronti dell’altro uomo (homo omini lupus).

Dati alla mano, “epidemiologia multiprofessionale” alla mano, il nostro contesto sociale si caratterizza ormai per una condizione, in piena forma evolutiva, di estrema violenza interpersonale.

Società impazzita e, auspicando di essere in errore, in piena deriva verso un livello di follia sempre maggiore.

Questo il progresso del moderno e del post-moderno?

Certamente una indubbia certificazione oggettiva di fallimento.

E’ in pieno fallimento il senso, il valore della relazione tra persone, tra esseri umani.

Almeno per ciò che riguarda l’Italia, si raccoglie quanto seminato, ossia il peso – evidentissimo – del più drastico fallimento delle tre agenzie educative per eccellenza, ossia famiglia, scuola (Stato), Chiesa.

Siamo – comunque - tutti responsabili.

Se ci facciamo a pezzi a vicenda, e non solo fisicamente, dove ciascuno sta diventando la minaccia più pericolosa per l’altro, occorre, senza mezzi termini, affermare un sincero “mea culpa” collettivo e da questo atto di sano realismo trovare in se stessi il coraggio, la forza, la perseveranza di impegnarsi personalmente, magari facendo gruppo, per invertire la rotta, con piena consapevolezza di andare – nettamente – contro corrente (stanca moltissimo e non è esente da rischi anche significativi…).

Lo Stato rischia di disintegrarsi grazie all’inconsistenza, sempre più palese, della multicolore coorte (ogni giorno più confusa e sbiadita) di quanti da un lato si fregiano di rappresentarlo democraticamente (e ancor più di rappresentarci) mentre al contempo, quale vettore di sintesi, ci impediscono – nel modo più drastico, direi ad oltranza - addirittura secondo legge, di rimuovere proprio essi stessi, quanto più democraticamente possibile, per manifesta perniciosa radicale incapacità.

I nostri governanti hanno ormai la stessa credibilità che può avere (se ne contano già due) chi proclami a gran voce che libererà Napoli dai rifiuti in cinque giorni…

La Chiesa può fare molto meglio se sostenuta con maggiore efficacia “dalla base” di quanti vi aderiscono, se realmente vissuta, quale dimensione possibile di realizzante comune unione, in libera adesione alle verità infinite cui conduce la fede cristiana e, da parte del clero, se invece di scegliere di parlare di più in latino ci si accorga, magari, che è traguardo improcrastinabile parlare molto di più in italiano, a partire dalla “lingua della strada”, attraverso fatti concreti e testimonianze vissute, invece che mediante prediche, più o meno altisonanti, così spesso completamente scollegate da qualunque riscontro con il reale.

Ho il timore che se nella Chiesa Cattolica non cambieranno, anche rapidamente, troppe cose, sempre più bambini e genitori fuggiranno anni luce lontano da essa e, ancor più, sempre meno vi entreranno.

La famiglia, infine, racchiude ed esprime il dramma più profondo della nostra tristissima inconsapevolezza esistenziale e relazionale.

Aldilà degli orrori, delle incompatibilità, delle mille lacerazioni della vita di tutti i giorni occorre ribadire, con massima forza possibile, che la famiglia, particolarmente quando vi siano dei figli, è sacra.

I suoi legami sono sacri. Le vite di cui si compone sono sacre.

I sentimenti che uniscono quanti compongono una famiglia non possono non essere sacri.

La famiglia deve ripartire molto prima e molto di più di Stato e Chiesa, se vogliamo evitare il naufragio.

Tempo di ripensamento.

Tempo di revisione.

Tempo di riscoperta.

Tempo difficile.

Ricostruzione possibile di destino.

Possiamo riorientare il nostro destino.

Penso spesso, in questi giorni, ad una frase del Vangelo di Matteo: “là dove è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore” (Mt, 6.21).

Possa recarsi, in questo ripensamento, il nostro cuore là dove c’è davvero il nostro tesoro, ciò che può renderci davvero felici, invece che condurci verso l’abisso.