Sfidare la morte e giocarsi la Vita

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SFIDARE LA MORTE E GIOCARSI LA VITA


Le cronache continuano a raccontarci di giovani e giovanissimi che si abbandonano al brivido della trasgressione estrema, spesso con esiti fatali. L’Italia dell’incoscienza e dell’auto pazza non è meno rischiosa e contagiosa di quella della pasticca, del dopo discoteca, dell’alcool e della droga tout-court. Sta tanto al Nord quanto al Sud. L’uso folle dell’auto da parte dei giovani è – dopo la droga e sovente in collegamento con essa – un fenomeno in forte espansione: basta guardare le statistiche degli incidenti stradali, che rivelano il crescente coinvolgimento di ragazzi appena maggiorenni. E tanti continuano a chiedersi sgomenti perché lo fanno, sperando che, diagnosticato il male, se ne trovi anche la cura.

Si sono predisposte, negli ultimi anni, molte misure finalizzate a contenere tale fenomeno, molti deterrenti finalizzati a scongiurare lo sconsiderato uso ed abuso di alcolici e/o droghe e a limitare la velocità nella guida dei veicoli; incentivi ad una sana promozione del divertimento privo di trasgressioni illecite (…). Ciononostante, i risultati agognati non sempre sono stati incoraggianti. Infatti, sarebbe utile, prima di ogni altra cosa, lavorare sulle ragioni di ordine psicologico, sociale e culturale di ogni utente della strada per intuirne la natura umana e le motivazioni che spingono a ripudiare così tanto la vita e a non provare il desiderio naturale di proteggerla e di tutelarne l’integrità.
La nostra è un’epoca frenetica che vive nel miraggio della velocità, dell'efficienza, della competizione e del consumo sfrenato ed inconsulto. Le stesse industrie automobilistiche lo hanno capito e proprio per questo, nel tentativo sconsiderato di incoraggiare questi falsi miti, costruiscono vetture sempre più potenti, sempre più veloci, creazioni che tentano di imporre sul mercato con le lusinghe di una martellante campagna pubblicitaria spesso caratterizzata da slogan urlanti, seducenti ed aggressivi. Il possesso di un veicolo di cilindrata potente e veloce è vissuto come sinonimo di successo, simbolo di integrazione, fregio di conquista sessuale.
Scavando in profondità, sembra quasi che molti ragazzi siano mossi da una sconcertante pulsione di morte, da un disperante bisogno autodistruttivo. La cultura in cui sono immersi è, non a caso, proiettata più sull’AVERE e sull’APPARIRE che sull’ESSERE; è produttiva di alienazione, vuota di significato e crea un bieco disorientamento.
La famiglia e le altre istituzioni tradizionali, valori portanti della natura umana, oggi sono in piena crisi. Il mondo del lavoro, con le sue crude regole di mercato, con le conseguenze della crisi economica, con la pericolosa cultura del clientelismo che uccide inesorabilmente la meritocrazia (ormai, sembrerebbe, mero miraggio riservato a “poche anime elette”) non pare sia in grado di offrire ai giovani gli sbocchi occupazionali desiderati.
I legami sociali si allentano, la comunicazione, anche all'interno del gruppo, appare scialba e pericolosamente superficiale; e tutto questo, malgrado il diffondersi di nuove opportunità e il dilagare di nuove tecnologie (e-mail, telefonino, social network, …); i giovani appaiono sempre più tristi e più soli. Per questo molti ragazzi cercano lo stordimento attraverso l’alcool, le droghe e le musiche ad alto volume o il brivido della trasgressione estrema per vincere le angosce o il vuoto interiore. Sono consapevole che questo problema non potrà essere risolto in tempi brevissimi, poiché esso necessita di soluzioni concrete, che vanno studiate a fondo dagli esperti in un’ottica multidisciplinare. Tuttavia mi auguro di cuore che, con il passare del tempo, grazie anche alle tante campagne di prevenzione ed in particolare alla nostra che promuove e diffonde una Cultura della Vita, in antitesi all’abitudine al male e alle condotte autodistruttive, si possa arginare la prima causa di morte dei giovani.