primavera nell'inverno

Posted by: balzanelli

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balzanelli

Primavera nell’inverno.

Nel cuore dell’inverno.

Nella sua profondità.

Inverno.

Freddo.

Talvolta glaciazione.

Talvolta glaciazione assurda.

Penso al terremoto, allo tsunami, al cataclisma che ha colpito il Giappone.
Penso alle decine di migliaia di morti, agli innumerevoli feriti, alla cancellazione di città intere, al disastro, nel medio – lungo termine, di una straziante potenziale ulteriore carneficina di massa per gli effetti della minaccia nucleare, della pioggia di radiazioni, dell’acqua radioattiva, di frutta e verdura potenzialmente armata di effetti biologici devastanti per quanti, chissà per quanto tempo, se ne nutriranno.

Penso allo sconforto della gente, all’incubo di un possibile nuovo terremoto nella terra del rischio sismico per eccellenza.

Penso al dolore, alla quota infinita e straziante di dolore di tantissimi che, in un pochi istanti, hanno visto una apocalisse di distruzione senza precedenti che lascia annientati, attoniti, senza parole, in silenzio assoluto.

Non so nemmeno che cosa si possa dire davanti alle immagini di un oceano vorace che con onda altissima avanza distruggendo, alla velocità di oltre 800 km all’ora, ancora maggiore, quindi di un boeing supersonico, tutto ciò che trova davanti a sé: oltre le cose, ancora, non mi stancherò mai di dirlo, persone, famiglie, vite, vite piene di vita, seppellite, inghiottite, fatte a pezzi, cancellate dalla faccia delle terra.

Penso alla guerra.

Sì, alla guerra, la strage evitabile che più evitabile non si può.

Penso alla guerra con la Libia e al lacerante, disperato dramma insurrezionale che stanno vivendo, in questo momento, le popolazioni del nord africa.

Penso che non si è riusciti, in ambito comunitario internazionale, ad evitare queste stragi.

Penso a come mai non si riesca, così spesso, ad evitare queste stragi evitabili.

Penso che forse non ci si è voluto spendere più di tanto per evitarle.

Penso a cosa si dovrebbe – assolutamente – fare, nel giusto tempo, per evitarle.

Penso che la ricetta è sempre la stessa: guardare, ciascuno secondo il proprio profilo di responsabilità, la vita negli occhi e rispondere per tempo ad essa nel comune denominatore che non può essere solo il bene mio o tuo ma, necessariamente, il bene nostro, il bene di tutti, il bene comune.

Già, il bene comune…

Facile a dirsi.

Da tutti, a gran voce, invocato, e sempre meno, di fatto, sinergicamente perseguito.

Penso che, quali coscienze individuali e collettive, dobbiamo riflettere un po’ di più su cosa sta accadendo in questo tempo, aldilà di subire, più o meno passivamente, i proclami e delle gesta dei più vari benemeriti  assicuratori di giustizia del mondo in perenne ricerca di petrolio (nessuno ha mai fatto o anche pensato, benché minimamente, di fare guerra alla Corea, la quale ha pubblicamente, già da qualche anno – addirittura nel bel mezzo di una sessione dei lavori ONU – annunciato a voce ufficiale del proprio ambasciatore di stato di avere armi nucleari molto ben nascoste in un territorio sotto la cui crosta, però, guarda caso, c’è solo roccia, nuda e cruda, e nessun oro nero da prelevare in nome e per conto dei migliori superdiritti e doveri morali, nazionali, internazionali e siderali)….

Penso che la gente, i singoli, le comunità, i popoli si sono stancati dei dittatori e non li sopportano più.

I dittatori sono mostri, negazione di ogni negazione di ogni diritto umano e devono essere, semplicemente, annientati dalla storia, da qualunque storia.



Credo che i dittatori, a partire dai più “deboli”, verranno progressivamente eliminati da se stessi, dalla loro sostanziale nullità prima che da sistemi internazionali coesi di forze economiche (mi sarebbe piaciuto scrivere di forze morali) le quali, pur in grado di assicurare ai rispettivi popoli livelli di civilizzazione assai più evoluti e complessivamente più democratici rispetto ai parametri socio – culturali di riferimento attuali (invero non ci vuole poi così tanto), sostanzialmente governeranno il pianeta con parametri di uniformità gestionale che non accetteranno, in alcun modo, personalismi anarchici e sovversivi rispetto all’ordine comune contingente del momento.

Solo qualche stagione fa il colonnello Gheddafi riceveva, a casa nostra, baciamano e salamelecchi dalle nostre massime autorità di governo, propinando amenità di ogni tipo a centinaia di hostess dell’Alitalia superpagate per ascoltarlo, in una vera e propria corte dei miracoli che ci ha messi istituzionalmente in ridicolo davanti a tutto il mondo.

Adesso, il colonnello ringrazia di cuore e ci chiama “mostri, barbari e traditori”.

Penso ai 150 anni di Unità d’Italia ed alla festa nazionale in cui ci siamo abbracciati.

Momento grandioso, irripetibile, stupendo di festa vera, orgoglio legittimo, affermazione preziosa ed indispensabile del nostro patrimonio millenario di valori comuni.

Festa della nostra storia, del nostro animo condiviso di popolo, del sentimento autentico che fa del nostro Paese, e e della nostra gente, una dimensione meravigliosa di cittadinanza, tradizione, cultura, tradizione artistica, capacità di vivere e di Amare unica al mondo, documentabilmente unica e grandiosa in tutte le epoche della storia dell’uomo.

Auspico che tutti i deputati della Lega che si sono assentati nel momento di maggiore rilevanza istituzionale della festa dell’unità nazionale si vergognino profondamente. Sarebbe ora di chiarire, una volta per tutte, che se non si accetta l’unità nazionale non si ha diritto a sedere sui seggi del parlamento in qualità di parlamentari italiani pagati, anzi strapagati a fine mese con i soldi degli italiani, di tutti gli italiani.

Primavera.

Primavera nell’inverno.

A nove giorni dal sisma in Giappone sono state ritrovate vive, per quanto completamente seppellite dalle macerie di Ishinomaki, città completamente distrutta, una donna anziana di 80 anni ed un adolescente di 16.

Hanno detto ai soccorritori: “Stiamo bene. Stiamo bene. Nonostante tutto stiamo bene…”

Una anziana. Un ragazzo.

Primavera e Inverno.

Segnali di vita oltre la morte.

Usciamo dalle macerie, dalle nostre macerie, quelle che non ci mancano mai, quelle che potrebbero aumentare, quelle che potremmo, se ci uniamo veramente, diminuire.

Siamo vivi.