possibilita

Posted by: balzanelli

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balzanelli

Poter essere.

Eventualità di essere.

Capacità di essere.

Occasione straordinaria.

Affermazione del fatto che può verificarsi un salto

dimensionale vertiginoso che vede il passaggio da ciò

che non c’è a ciò che c’è.

Volo inaudito dal non essere all’essere.

Possibilità.

Concessione plastica dell’esistere al mutevole

divenire

di forma e sostanza.

Volto duttile del reale che plasma nuove modalità

della sua esistenza.

Essere che diviene e che si muove.

Pulsazione ritmata della vita.

Inspirio. Espirio.

Cambiamento.

Possibilità.

Passaggio.

Varco.

Offerta che si offre.

Notte che diventa giorno e viceversa.

Segno alternante.

L’apertura del tutto.

La chiusura del nulla.

Possibilità.

Viraggio incessante di ipotesi.

Spettro polimorfo e policromo di combinazioni.

Variabile itinerante di variabili.

Valzer esistenziale tra alti e bassi.

Danza mutevole tra due punti fissi.

Possibilità.

Squilla il telefono.

E penso.

Giorni diversi, pensieri diversi, nomi diversi.

Penso a te, Laura.

Veniamo allertati su un codice rosso.

Sono le ore 19.00 di un giorno prefestivo.

Non è stata granchè l’idea di tuo fratello, quella di fare inversione U su quella strada a scorrimento così veloce, a quattro corsie, per andare all’ipermercato.

Uno schianto devastante.

Abbiamo trovato l’inferno.

Vetri, lamiere, sassi e terriccio, macchine che sembravano giocattoli rotti.

Solito corteo, il traffico fermo. La gente scesa a curiosare.

Lui era lì, accartocciato sul volante. Cadavere.

Tu, sbalzata dal lunotto posteriore, eri finita diversi metri più dietro, vicino al guardrail.

Avevi il cranio sfondato in corrispondenza della regione parieto-occipitale sinistra.

Eri in shock emorragico, con pressione zero. La più grave tra i feriti. Eravate in cinque.

Sentivo, a più riprese, le voci intorno a me: “questa è morta”.

Siamo riusciti a stabilizzarti, a recuperare parametri minimi di attività circolatoria. Per poi precipitarci in ospedale. So che oggi tu vivi.

Penso a te, Daniel, piccolo Daniel.

Altro codice rosso.

Sono le ore 20.00 dell’ultimo dell’anno. Nelle strade si sentono i botti di fine d’anno.

Tutto lascia pregustare la festa, la gioia del cenone con i parenti, con gli amici.

Non si è mai capito come tu abbia fatto ad entrare letteralmente nel vetro del portone di casa, rompendolo in mille pezzi e procurandoti quella ferita così devastante.

Ti ho trovato agonizzante, in coma, quasi completamente dissanguato. Ancora il sangue, rutilante, rosso vivo, zampillava dal polpaccio, con fiotti che arrivavano ad estendere quella enorme pozza di sangue in cui eri finito, il tuo sangue.

Anche tu, in shock emorragico, con pressione arteriosa zero, sul punto di finire in arresto cardiaco.

Siamo riusciti a stabilizzarti, a bloccare temporaneamente l’emorragia, ad infondere liquidi in modo da portarti vivo, con la massima velocità possibile, in sala operatoria.

L’intervento chirurgico ha dimostrato che un vetro ti aveva letteralmente reciso arteria e vena poplitea. So che oggi tu vivi.

Penso a te, Federica.

Un martedì come un altro. Pare tranquillo. Giornata gelida.

Sono le 14.00.

Da due settimane hai partorito il tuo quarto figlio.

Spieghi a tuo marito, che ti diede dove vai, che ti stai recando un attimo sul terrazzo.

La Centrale Operativa mi comunica: “Una donna si è buttata dal balcone, pare dal quarto piano”.

Codice rosso.

Ti trovo in peri-arresto cardiaco, shock emorragico, trauma cranico grave ed altro ancora.

Riusciamo a stabilizzarti, a portarti viva in ospedale. Tutti i tuoi, disperati, inseguono la nostra ambulanza. Mentre ti immobilizziamo sull’asse spinale vedo il volto sconcertato, allucinato, di alcuni bambini, che non c’è modo di allontanare. Devono essere gli altri tuoi figli.

So che oggi tu vivi.

Penso a te e a me.

So che oggi noi viviamo.

Grande dono!!!

Evento degli eventi.

Noi siamo qui.

Vivi.

Palpitanti di vita!!!

Capaci di vivere, di sognare, di amare.

Di più e ancora.

Oggi noi viviamo!!!

Possibilità.

Penso che la Vita meriti più attenzione.

Penso che questo istante è unico ed ha valore assoluto.

Penso che ciascuno dei nostri palpiti è immenso, nella sua importanza, nel suo fascino, nella sua illimitata potenzialità.

Penso che le cose possono andare diversamente se solo lo vogliamo, se ci impegniamo tutti insieme ad affermare il senso compiuto, la ricchezza immanente ed evidente che la nostra Vita ha, attimo dopo attimo, respiro dopo respiro, tra cadute e sollevamenti, sotto il sole e la pioggia, indipendentemente da riso e lacrime.

Possibilità.

Viraggio incessante di ipotesi.

Spettro polimorfo e policromo di combinazioni.

Variabile itinerante di variabili.

Valzer esistenziale tra alti e bassi.

Danza mutevole tra due punti fissi.

Tra due inevitabili certezze.

La nostra Vita. La nostra morte.

Inesorabile restrizione duale.

La nostra vita, la nostra morte.

Sia la nostra possibilità umana, di singoli e collettiva, finchè in potere di determinare se stessa, scelta consapevole ed appassionata, scelta innamorata, scelta irriducibile di questa prima, tutta ancora da vivere, qui, adesso, in ciascun istante, rispetto a quest’ultima, comunque, prima o poi, il più lontano che vuoi, da subire.