possedere la vita

Posted by: balzanelli

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balzanelli

Possedere la vita


Possediamo già ciò che ci serve per essere felici.

Anche se, nella maggior parte dei casi, non ce ne accorgiamo.

Siamo vivi.

Nulla di più sconvolgente.

Nulla di più determinante.

Essere vivi.

Il valore assoluto, il valore fondamentale.

Nell’epoca che si ritiene fiera, in molteplici contesti, di celebrare il non essere, noi affermiamo l’essere attraverso la vita e la vita dell’uomo.

La vita è il senso che apre alla realizzazione compiuta del senso stesso della vita.

Per ciascuno di noi.

Vivere e vivere pienamente.

Cammino dinamico.

Sapere, in ogni istante, che ci sei e respiri, che sono e che sei vivo…

Grandiosità dinamica.

Nutrire, attimo per attimo, la consapevolezza di questa grandiosità.

Affermarla con fierezza.

Scegliere, con tutta l’intensità possibile, di essere vivi e vivi nella vita.

E’l’unica strategia vincente. In un mondo che muore.

Vivere significa difendere la vita, quando viene minacciata.

Vivere significa proteggere la vita, quando è in pericolo.

Vivere significa nutrire la vita, perché la vita ha fame e sete di vita, e può spegnersi, se non riceve calore, sempre più intenso, nella vita.

Lo spettacolo, meraviglioso ed irripetibile, di ciò che la vita di ciascuno di noi è e diviene affronta, giorno dopo giorno, le risultanze, durissime, di uno scontro concomitante, divenuto nella nostra “evoluzione” ormai inevitabile, con tutto ciò che rispetto alla vita si pone quale dimensione sostanzialmente antitetica.

Il mondo delle grandi responsabilità istituzionali continua a deludere pesantemente.

Si ha, a livello nazionale, la sensazione, peraltro sempre crescente, di trovarci stretti in una morsa, asfittica ed asfissiante, che vede protagonisti dell’inutile, se non del controproducente, gruppi in cui si distingue da un lato chi pare avere, quale unica preoccupazione, quella di non finire in galera, e dall’altro, figli dei fiori in perenne discordia tra loro, incapaci di qualsivoglia, sia pur minimo, progetto di governance unitario del Paese.

Mentre la gente comune stenta, e non poco, ad arrivare a fine mese, e le prospettive di occupazione concreta, in termini temporali accettabili, dei giovani affrontano una stagione assolutamente intricata di sfide sempre più complesse e di ingravescenti rilevanti obiettive difficoltà, i nostri stipendiati di lusso del massimo vertice istituzionale si confermano, nel loro magnifico stato di permanente beatitudine, tranne qualche pur meritoria nobile eccezione, eccellenti nell’unica arte di cui sono, evidentemente, capaci: friggere l’aria.

Siamo sotto i colpi di una ondata di violenza interpersonale senza precedenti.

Una vera e propria fiera degli orrori.

Luca viene selvaggiamente massacrato, sino a sviluppare lesioni cerebrali mortali, da una raffica devastante di calci e pugni sferrati da un terzetto di gentiluomini solo perché un cane, senza guinzaglio, del tutto fortuitamente, e – purtroppo- incontrollabilmente, aveva attraversato la strada infilandosi all’improvviso sotto le ruote del suo taxi.

Maricica muore dopo aver ricevuto un violentissimo pugno in faccia, preceduto da uno sputo in faccia, solo perché aveva protestato per essere stata scavalcata alla fila della biglietteria della metropolitana.




Sarah viene strangolata e uccisa nel cuore degli anni, al sorgere più luminoso della sua primavera, da una infernale cooperazione familiare in grado di simulare e dissimulare l’impossibile, tutto ed il contrario di tutto, producendo il sentimento di disgusto più profondo, con dolore atroce, in tutta la nazione.

Vita e negazione della vita.

A volte l’orrore genera nuovo orrore.

Mi fanno schifo gli amici di Michael, il primo a massacrare Luca per strada dopo l’investimento del cane, che lo applaudono, dedicandogli a gran voce cori di lode e sostegno, mentre viene arrestato.

Mi fanno schifo i passanti alla metropolitana di Roma, puntualmente ripresi dalle telecamere di sorveglianza, mentre, quasi infastiditi, nel loro frettoloso brulicare, girano attorno al corpo di Maricica, distesa, in coma, sull’asfalto, senza che nessuno si fermi, senza che nessuno cerchi di capire, senza che nessuno si preoccupi minimamente di prestare un qualsiasi tentativo di soccorso.

Mi fanno schifo quanti, sul portale dei portali, all’indomani della “confessione” (pseudo?) del Misseri, hanno aperto siti, per fortuna immediatamente intercettati e soppressi dalle autorità competenti, di entusiastico plauso per le sue gesta, definendo un “eroe” chi ha è riuscito perlomeno a trasportare ed occultare “egregiamente” il cadavere della “adorata” nipote di 15 anni, per lui una vera e propria “figlia”.

Parimenti schifo mi fa chi ha pubblicato sul web, anche qui, per fortuna, con immediata cancellazione, le foto del corpo saponificato di Sarah, disteso sul letto dell’obitorio ed ancora rannicchiato in posizione fetale.

Orrore che genera ulteriore non senso e farneticazione allo stato puro.

Subiamo ormai, su tutte le reti, lo spettacolo assurdo, e direi, del tutto grottesco, nota sintesi amara di tragico e ridicolo, rappresentato da giornalisti appollaiati h 24 ad Avetrana, davanti al garage dei Misseri, da cui, attimo per attimo, nella prospettiva di una trasmissione in diretta “minuto per minuto”, ci vengono forniti continui “sensazionali” aggiornamenti addirittura in riferimento al fatto che ci si chiede se chi vive in casa sia ancora in casa o se, invece, sia uscito, se sia entrato, e da quale porta, oppure se sia andato a fare la spesa, o magari se abbia avuto, da un momento all’altro, una qualche forma di imbarazzo intestinale….

L’assurdo mediatico di questi giorni, che non è certo confondibile con i percorsi culturali della più doverosa corretta informazione, e dell’importantissimo approfondimento multidimensionale di “qualità” scaturito dal fatto di cronaca (sociologico, antropologico, psicologico, psichiatrico, criminologico etc) al diritto - dovere dell’informazione necessariamente correlato, sta vedendo partire per Avertrana, quale conseguenza, serie di pulmann, provenienti da varie regioni, stracarichi di veri e propri turisti dell’orrore, smaniosi di realizzare il tour di fine settimana nei luoghi “maledetti”di questa tragedia, la casa, il garage, il pozzo.

Di questa preoccupante gita itinerante salverei, quale momento di eventuale altissima prospettiva spirituale, solamente l’ultimo stadio, il solo per cui valga – assolutamente – la pena di muovere l’io di ciascuno, la sua abissale insondabile profondità: inginocchiarsi, con profondissimo silenzio, davanti alla lapide di Sarah, crocevia emblematico che evidenzia, per tutti noi, non solo il dramma infinito della vita spezzata quanto, almeno per chi scrive, il mistero infinito, ancora più sconvolgente, della vita che attraverso l’Amore restituisce vita vera alla vita spezzata, il mistero della vita più grande della morte.

L’orrore è una scelta dell’uomo.

Credo che, se vogliamo, possiamo scegliere diversamente.

Ma prima di scegliere c’è da prendere atto di una verità più alta.

Possediamo già ciò che ci serve per essere felici.



Anche se, nella maggior parte dei casi, non ce ne accorgiamo.

Siamo vivi.

Siamo ancora vivi.