L'anno che verrà...

Posted by: i.amati

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L’anno che verrà…

Quando la mia età si poteva ancora misurare con le dita di due mani, il capodanno era un evento eccezionale. La famiglia si riuniva a casa dei miei nonni e dava libero sfogo alla sua esuberanza mediterranea con cene multi portata e giochi da “bisca clandestina”; incapaci di aspettare la fine dell’interminabile conto alla rovescia scandito dallo schermo di un televisore, si anticipava l’esplosione pirotecnica della mezzanotte con stelle filanti e panettone, mentre noi bambini approfittavamo dell’occasione per invocare la strenna da investire nella tombola.

Poi, quando le lancette si incrociavano nel punto più alto dell’orologio era come se la mia città natale, Taranto, venisse investita da un bombardamento: i balconi si illuminavano come torce, il cielo veniva invaso da luci colorate… un tripudio di suoni e colori.

Ahimè, alla fine si diventa adulti e il capodanno non è più solo una piacevole festa che si trascorre tra amici e parenti ma diventa anche un momento per riflettere sull’anno trascorso e su quello che verrà.

Forse qualcuno ricorderà la canzone di Lucio Dalla “L’anno che verrà…”

Una lettera ad un amico in cui, tra sogno e realtà, si descrive l’anno che si desidera.

Un anno che rimarrà solo nella speranza. L’amara conclusione è la rassegnazione ad un anno che passerà come il precedente e che quando finirà, sarà salutato senza rimpianto.

Una canzone di trent’anni fa. Eppure attuale.

Infatti, il 2013 non è stato un grande anno e non soltanto per la crisi economica che ha falcidiato redditi e posti di lavoro. L’anno che sta per concludersi, si è confermato tristemente in linea con i precedenti. Il trionfo del qualunquismo, della retorica e dell’impasse. Mi sento di ricordare un solo, importante, fatto bello del 2013: l’elezione a Pontefice di Papa Francesco. Per quanto riguarda, invece, la politica, l’economia e la cronaca solo eventi e notizie nefaste. La rappresentazione di un lento e inarrestabile declino di costume, valori ed etica.

Il pensiero positivo, però, mi fa sperare che, nonostante questa amara constatazione, l’anno che verrà possa essere davvero l’anno della rinascita, della ripresa, dei sacrifici ripagati, di cose semplici, persone autentiche e tempi più lenti.

Ogni nuovo inizio è gravato da un carico di aspettative che ciclicamente si ripete. Speranze e illusioni accompagnano i pensieri ad ogni brindisi, ad ogni tappo saltato, ad ogni bollicina evaporata. Un rito che si ripete alla mezzanotte di tutti i 31 dicembre. Una lunga serie di “mai più” anticipano tutti i “vorrei”.

C’è una sostanziale differenza tra i propositi detti in pubblico ad alta voce e quelli che invece teniamo dentro di noi. Nel primo caso l’attenzione è rivolta alla risoluzione dei massimi sistemi, alla pacificazione mondiale, alla ripresa economica, alla salvaguardia dell’ambiente e alla fame nel mondo. Nel secondo, quando soltanto noi conosciamo i nostri bisogni più profondi e le nostre priorità senza falsi moralismi o gratuiti buonismi, possiamo sperare ciò che realmente desideriamo senza sentirci condannati o giudicati. Spesso uno scatto di carriera, una decisione importante da prendere, una vincita a qualche lotteria o un’eredità venuta da lontano. Altre volte una guarigione, nostra o delle persone cui vogliamo bene. Siamo noi al centro del cambiamento e delle speranze. E, dunque, cari lettori l’augurio più sentito che possa farvi è di essere sinceri con voi stessi affinché possiate andare incontro ad un 2014 migliore. Se farete ciò riuscirete ad entrare in contatto con quella parte di voi dove esiste e vive la Luce. Che sia un nuovo anno ricco di consapevolezza, gioia, entusiasmo ed amore.

Auguri, Buon Anno!