LA VITA ENTRA NELLA VITA

Posted by: balzanelli

Tagged in: Untagged 

balzanelli

La Vita entra nella vita con luce ordinaria, senza effetti speciali.

Si presenta serena, umile, scontata.

Si rende alla portata di tutti.

E accoglie nel suo sorriso il volto, il viso, il cuore di noi tutti.

La Vita accoglie la vita.

La Vita accoglie la vita di noi tutti, la mia, la tua, così, semplicemente.

E procede tranquilla per la sua strada.

Passa tra di noi.

E procede con il suo passo, inarrestabile, inesorabile, avvolta nel suo mistero.

I greci chiamavano la palma “Phoenix”, come la Fenice, il mitico uccello che risorgeva dalle sue ceneri.

Gli egizi rendevano omaggio ad Hathor, la dea del cielo, definendola al contempo “la signora delle palme”.

I romani raffiguravano Minerva, la dea della saggezza, con un rametto di palme stretto nella mano e avevano attribuito il nome di Palmaris alla dea della vittoria.

Ci capita così, nella nostra vita di tutti i giorni, che la Vita stessa passi in noi, attraverso noi, fluendo nel nostro stesso sangue, respirando attraverso i nostri stessi respiri, in tutta la sua maestosità, senza che ce ne accorgiamo più di tanto, perdendola così spesso di vista o, magari con maggiore frequenza, quasi totalmente ignorandola.

Questo è un giorno speciale.

Una domenica dal sapore speciale.

Ci ricorda, la domenica delle palme, che la Vita procede nella nostra vita.

In mezzo  a noi passa la Vita.

In ogni istante.

Scorre, trascorre, e’ dinamicamente presente.

In noi vive la vita.

Nel nostro respiro lei respira.

Ci rialza dalle nostre cadute (Phoenix), ci chiama a guardare da altezze diverse (Hathor), ci chiede di riscoprire il sapore delle cose in questa stessa vita (la saggezza di Minerva), ci ricorda che possiamo vincere su ciò che ci opprime (Palmaris).

Difficile parlare di Vita che procede nella vita.

A guardar bene dovremmo dire - anche - che la morte procede nella vita, nel cuore stesso della vita.

E falcia. Di continuo falcia.

Selvaggiamente falcia.

Materialmente, spiritualmente.

Penso a Wellington Menezes de Oliveira, il 24enne che a Rio de Janeiro ha fatto irruzione nella sua ex scuola media sparando all’impazzata ed uccidendo undici ragazzi, di cui nove bambine, per poi suicidarsi, quale segno eclatante di protesta  motivato – a suo dire – dalla tesi secondo cui in questo tempo storico non si fa abbastanza contro il fenomeno del bullismo…

Penso a quanto è successo l’altro giorno a Bordighera, dove, in ottica di riscontro clinico oggettivo, non si è obiettivato per tempo, giuridicamente, lo “stato di necessità” per sottoporre comunque a trasfusione di urgenza una paziente testimone di Geova giunta al Pronto Soccorso in gravissime condizioni, e dove si è puntualmente eccepita presenza di vizio di forma alla richiesta disperata della figlia alla competente autorità giudiziaria di procedere comunque alla trasfusione, con l’inevitabile risultanza del ben noto epilogo finale.

Penso ai valori morali nazionali concretamente espressi , al momento del bisogno, dai Paesi membri della Comunità Europea, così fieri della presunta unità (forse, a guardar bene, neanche finanziaria), i quali davanti alla prospettiva di concordare, in ottica attuativa necessariamente unitaria, un piano di accoglienza strategicamente equilibrato dei profughi del nord – africa, insieme all’Italia ed alla Francia, si sono, uno ad uno, sostanzialmente defilati suscitando sentimento di profonda delusione, se non proprio di autentica vergogna, a livello internazionale.

Questa giornata propone, di fatto, una sfida interpretativa.

La Vita procede in mezzo alla vita.

Prospettiva grandiosa, dal peso esistenziale determinante.

Ma c’è ancora di più.

Livello estremo.

La sfida è più alta.

Antiversione della logica fondata sulle evidenze.

Il tema proposto è che la Vita procede in mezzo alla morte.

Qualcosa di più di duemila anni fa un uomo, che si attendeva coralmente quale re, liberatore e trionfatore, ovviamente immaginato a cavallo, entra a Gerusalemme senza fasti e ricchezze, senza armi e soldati, con quadro – sconcertante – di umiltà, serenità, ordinarietà, cavalcando l’animale più umile e mite in assoluto, un asino.

Una scena che ha dell’incredibile, se non del comico.

La gente acclama. Applaude. E’ festa.

Le stesse grida di gioia diventeranno, dopo qualche ora, inspiegabile ed atroce urlo unanime di condanna, di condanna a morte.

Vita che passa attraverso la vita.

Vita che passa attraverso la morte.

Quella domenica un segno.

Un segno premonitore.

Un segno su tutti.

Le palme.

Palme mosse dal cuore dell’uomo.

Palme mosse del vento.

Palme.

Phoenix

Già, la fenice…

Provocazione di senso.

Possibile anticipazione allegorica del nostro stesso destino.

Questione di risposta a noi stessi.

Prospettiva di valutazione individuale.

Chi, che cosa sta passando in mezzo a noi, in noi, nella nostra vita.

Buone Palme a tutti.

Mario Balzanelli