indignanti , indignati

Posted by: balzanelli

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balzanelli

Indignanti, indignati


Indignanti.

E tragicamente sprovveduti.

La violenza genera solo violenza.

La distruzione annienta.

La ferocia distrugge.

La scontro fine a se stesso desertifica.

Occorre guardare nel profondo di ciò che sentiamo.

Siamo stanchi.

Siamo stanchi del nostro vivere violento.

Siamo esasperati dalla violenza quale unico comune denominatore della nostra relazione quotidiana.

Siamo inorriditi dalla violenza quale strumento imposto e subìto cui non sfugge il rapporto interpersonale, per sgretolarsi ed evolvere, di certo, a conti fatti, verso il nulla.

Siamo sconcertati davanti alla sistematica frantumazione di tutto e di tutti, del tutto contro tutti, che va ben oltre le vetrine, le automobili, gli oggetti e quant’altro, la quale nulla esprime se non la frantumazione reale della nostra più profonda unità ed integrità in qualità di persone.

Siamo devastati dalla spirale ubiquitaria di odio, dal covo di serpi di puntuale insospettabile riscontro, dalla più spregevole malvolenza, dalla perfida maldicenza, dal pensiero becero e negativo che – di fatto – contamina e svilisce, offende e tradisce, certamente infine colpisce, ferisce, che in noi e fuori di noi, purtroppo ed inaccettabilmente, in mille modi, impoverisce e prima del tempo uccide.

Siamo stufi delle parole senza verità vissute, delle farneticazioni illusioniste senza riscontro reale, delle sistematiche prese in giro smentite puntualmente dal crudo riscontro dei fatti, della dissonanza perpetua non solo tra il dire e il fare quanto, ancora più gravemente, tra il dire ed il pensare, e – più ancora – tra il pensare e l’essere.

Non ne possiamo più delle continue frasi ad effetto, degli sproloqui tecnici più letteralmente incomprensibili, delle altolocate recite a soggetto, dei circhi equestri cosiddetti “istituzionali” che – vere e proprie grottesche “corti dei miracoli” – nulla hanno ormai a che vedere con i problemi autentici ed i drammi reali della gente che pur è stata “costretta” a fidarsi, nella palude di sistema di menzogna più volgare che ha ancora la sfrontatezza di presentarsi alla nostra residua attenzione quale democrazia rappresentativa, considerato che così o poco o nulla oggi effettivamente rappresenta della nostra gente.

Indignanti.

Non è col bastone che si conquista la libertà, la possibilità, il rispetto.

Ma è con la forza delle idee, con la nostra comune integrità, con il procedere tutti insieme, anche in salita, anche andando contro corrente, anche e soprattutto nonostante la stanchezza e lo sfinimento, lo sconforto e la delusione, lo sdegno più paralizzante e demotivante.

Si cambiano le cose con il “fare coro”.

Si cambiano le cose cambiando lucidamente insieme le regole.

Non è tirando sassi o lanciando lacrimogeni, ferendosi e ferendo, procurando danni enormi a chi, personalmente, non ti ha fatto niente, che si costruisce una ormai indispensabile civiltà alternativa, di cui tutti sentiamo più profondamente l’irrinunciabile bisogno.

Non è coprendosi il volto che si costruisce l’alternativa.

L’alternativa si costruisce scoprendosi,invece, il volto, dichiarandosi apertamente, dimostrando il coraggio non di colpire e vigliaccamente fuggire ma di avanzare a testa alta verso i nostri obiettivi essenziali e resistere, ed andare comunque avanti senza lasciare, di fatto, il campo ai mascalzoni, all'arroganza autenticamente dittatoriale di sistemi multinazionali d'affari che impongono l’economia unicamente quale strumento essenziale per realizzare  profitto e non piuttosto gestendone l'essenza quale prezioso, indispensabile strumento di valorizzazione ed interscambio delle risorse planetarie e delle possibilità complessive di sviluppo finalizzato a garantire a tutti il maggior livello possibile di bene comune, una vita degna, la serenità necessaria per essere noi stessi, sviluppare in pieno il nostro potenziale, per vivere bene e bene insieme.

Indignanti.

Giusta la punizione.

Necessaria la condanna più ferma ed irrevocabile.

Dovuto, nel significato, il gesto repressivo.

Indispensabile la stroncatura del modo e del contesto.

Urgente, più di ogni altra cosa, l’approfondimento.

La discesa nel profondo.

Il confronto senza veli con la verità.

Occorre guardare nel profondo di ciò che sentiamo.

Indignati.

Come non esserlo?

Guardare, semplicemente, ciò che è.

Dati alla mano.

Dati obiettivi.

Altro che sociologie di comodo, aria fritta per i gonzi che ci credono.

Dati veri.

Di cui poco si parla.

Ovviamente.

Indignati.

Il 20% della popolazione umana assorbe l’80% delle risorse del pianeta.

Le spese militari, nel mondo, ammontano al doppio di quelle per lo sviluppo.

Ogni giorno muoiono 5000 persone a causa di falde acquifere inquinate.

Un miliardo di persone non ha accesso ad acqua potabile pura.

Un miliardo di persone soffre la fame.

Il 40% dei terreni agricoli non ha prospettive a lunga scadenza.

Ogni anno vanno persi 13 milioni di ettari di superficie boschiva.

Sono a rischio di estinzione un mammifero su 4, un uccello su 8, un anfibio su 3.

La scomparsa di specie viventi ha oggi un ritmo che è mille volte superiore a quello naturale.

Tre quarti delle riserve di pesca sono esaurite o molto ridotte.

Le calotte polari si sono assottigliate del 40% rispetto a 40 anni fa.

Entro il 2050 il numero di persone costrette ad emigrare per motivi climatici potrebbe salire a duecento milioni o più.

Indignati.

Il motivo più grave, la lacerazione peggiore: non poter oggettivamente intravedere una valida aspettativa di futuro, del proprio futuro, di quello delle proprie famiglie, dei propri cari.

Aspettative doverose per chi non ha chiesto di venire al mondo: di vita riuscita, di lavoro, di realizzazione.

Derubati di possibilità essenziali, troppe, inaccettabilmente.

Come non esserlo?

Indignati.

Negli ultimi anni, negli ultimi mesi, si sono bruciati i cassonetti, e non solo, a Parigi, a Londra, a Napoli, a Roma, un pò in tutto il mondo.

Problema planetario.

Impegno prioritario in cui siamo tutti coinvolti.

Possa la nostra indignazione vedere nel fuoco la forza invincibile della speranza se invece che alla violenza scegliamo di credere all’immensità della vita che in noi ama e può trasformare, come niente e nessuno in alternativa, noi stessi e il mondo.