Educare ai Valori

Posted by: i.amati

Tagged in: Untagged 

i.amati

Educare ai Valori

 

Oggi, complice anche l’area natalizia, vorrei condividere con voi un articolo scritto da don Pino Pellegrino sul presepio ed il suo Valore pedagogico.

Questo articolo, leggendolo mi ha fatto venire in mente l’importantissimo ruolo che i genitori, ma anche gli educatori hanno nel trasferire i veri Valori ed i veri Principi ai propri figli e agli educandi in genere. Forse non c'è mai stata un'epoca in cui si sia parlato tanto di Valori come quella attuale. Ritengo che all’interno di una famiglia, ma anche nell’ambito educativo e nelle relazioni significative, i Valori si trasferiscano con l’esempio e con il “fare”. Non si educa ai Valori parlando di Valori, ma facendone fare esperienza. Non educo all’amicizia spiegando ostinatamente il concetto di amicizia, ma facendo fare concretamente l’esperienza di amicizia.

I bambini sono bravissimi nel constatare se effettivamente c’è congruenza tra ciò che diciamo a parole e ciò che facciamo. Spesso noi adulti siamo incoerenti e non ci accorgiamo che quanto asserito a parole non ha alcun riscontro oggettivo nei nostri comportamenti. Faccio un esempio: se io genitrice dichiaro a mio figlio l’importanza della solidarietà verso l’altro e che bisogna aiutare le persone bisognose, lui si aspetterà che di fronte alla richiesta di un prestito di danaro effettuata da uno zio in difficoltà finanziarie, io sia pronta a soddisfare in parte o completamente la sua richiesta. È evidente che in questo caso c’è congruenza tra il “dire ed il fare”. Si ha incongruenza o incoerenza, invece, quando nonostante io abbia sempre asserito l’importanza della solidarietà, ad un certo punto, di fronte alla richiesta di questo presunto zio, io comincio ad elencare una serie di scusanti attendibili per esimermi da tale richiesta. Questo per dire che i Valori ed i Principi non si trasferiscono a parole, parlando per esempio dell’amicizia, della solidarietà, dell’unione familiare, del rispetto, della tolleranza, dell’altruismo, del bene, dell’amore, … I veri Valori, quelli con la lettera maiuscola, si tramandano con l’esempio, con il nostro modo di agire e con la coerenza. E’evidente che ciò richiede da parte di noi adulti più impegno e più attenzione, perché l’apprendimento per modellamento, ossia per imitazione del comportamento degli adulti significativi è una forma di apprendimento immediato, anzi, oserei dire che i bambini in tal senso sono delle vere e proprie “spugne” .

Per restare in tema natalizio, vorrei fare ancora un altro esempio: il rispetto delle tradizioni è un Valore che viene tramandato vivendole e respirandole. In particolare, la tradizione culinaria, ossia ciò che mangiamo tutti gli anni a Natale e Capodanno, è un Valore che viene trasmesso ai nostri figli, preparando ogni anno le cibarie tipiche natalizie che sono anche diverse da regione a regione. In questo modo, i bambini acquisiscono il Valore della tradizione culinaria ed in genere delle tradizioni, ma nello stesso tempo acquisiscono anche un senso di identità, in primis, familiare (ogni famiglia ha un proprio menu particolare nel quale si riconosce) ed in secondo luogo regionale (per esempio, ciascuno di noi si riconosce e si identifica nella tradizione culinaria della propria regione, anche se apprezza quelle delle altre zone). La sciatteria, la voglia di non organizzare, di non preparare e di non cucinare, allo stesso modo, trasmettono ai nostri bambini il nulla, il vuoto.

I Valori, dunque, non sono una "carta di concetti astratti" da applicare poi alla vita, ma fanno parte dell'esperienza elementare dell'uomo, del suo rapporto costitutivo con le persone, le cose e le circostanze. In famiglia come a scuola o negli spazi della convivenza sociale, le nuove generazioni devono poter contare su adulti impegnati in prima persona con il vero, il bello ed il bene, che propongono. È l'adulto colui che deve dare testimonianza alla verità che propone. L'educazione ai Valori riesce non quando si applicano correttamente determinati modelli, ma quando l'educatore e l'educando si relazionano in un libero coinvolgimento personale.

Educa chi - come diceva Sant'Agostino - sa risvegliare «il maestro interiore». Ma per farlo occorre riconoscersi a propria volta figli di un maestro e di un padre, come rilevava Gilles Deleuze: «Maestro non è chi dice "fai così", ma chi dice "fai con me", in un rapporto anzitutto di testimonianza, e poi di fiducia, di libertà tra libertà e disciplina». E di nuovo la luce cade sugli adulti: sono genitori ed educatori che, nel loro modo concreto di amare e di lavorare, testimoniano ai figli la verità della vita.

Dopo questa mia piccola premessa, vi invito a riflettere su quanto ha scritto don Pino Pellegrino. ٭

 

٭ Don Pino Pellegrino ha scritto diversi libri sull’educazione, per le famiglie e la catechesi, nonché per i ragazzi stessi (ad esempio: racconti religiosi e libri di indovinelli e barzellette).

 

 

UN PRESEPIO PER EDUCARE

Fare il presepio non è un gioco da bambini, ma è un atto carico di effetti positivi.

Il presepio è un valore in sé e per sé.

Due affermazioni tonde che esigono una giustificazione.

Sì: il presepio è un Valore pedagogico.

Niente è più facile che dimostrarlo.

1.      Intanto il presepio evoca emozioni e gioie intense.

Preparare il presepio in famiglia, tutti insieme, è un’esperienza di vita affettiva, di calore umano che non ha riscontri in nessun’altra attività, come, ad esempio, nel giocare e nell’andare in bicicletta insieme …

 

2.      Il presepio, poi, sveglia il lato buono della nostra personalità.

Solo chi è mite, come san Francesco e chi è in pace con sé, può fare il presepio.

 

3.      Ancora. Il presepio emana pace, riconcilia la famiglia, oggi sempre più disgregata.

 

4.      Il presepio fa riemergere il bambino che, grazie a Dio, dorme in ciascuno di noi. Fare il presepio è scavalcare gli anni e ridiventare bambini (e quindi è maturare: aveva ragione Gesù a dire che essere bambini non è il punto di partenza, ma il punto d’arrivo: Mt 18,3).

 

5.      Finalmente, il presepio può rappresentare una scuola di bellezza. Il che non è poco: il bello eleva sempre! Il bello è l’introduzione al buono.

 

Oltre a questi cinque preziosi effetti, il presepio ricorda una nascita, una nascita assoluta: quella di Cristo.

Dunque, il presepio tiene vivo il concetto di nascita, concetto troppo poco sottolineato dai pedagogisti, oggi, con pesanti conseguenze negative.

Aveva ragione il poeta cileno Pablo Neruda a dire che “è per nascere che siamo nati”. Sulla stessa linea era lo psicanalista tedesco Erich Fromm quando diceva che “il primo compito della vita è dare alla luce se stesso”.

In quest’ottica Natale è una festa alta che ci proibisce d’avere tensioni, pensieri, obiettivi bassi.

Lo sottolineava lo scrittore Giuseppe De Luca quando esortava: “rispondi al suo Natale con il tuo Natale!”.

Dunque, dicevamo, che il presepio mostrandoci un Bambino, ci ricorda l’idea di nascita.

Non solo, ma il presepio ci indica anche quali sono i segreti della vera nascita dell’Uomo.

Tutti sappiamo che a presiedere la nascita dell’Uomo sono i Valori.

Sono i Valori che fanno “grande” l’uomo e non solo “grosso”.

Ebbene, sono precisamente i Valori contenuti nel presepio che ne fanno emergere tutta la valenza pedagogica.

Basta entrare anche nel più semplice dei presepi e subito scoprire una manciata di Valori:

         il valore delle cose semplici,

         il valore dell’essenziale,

         il valore del silenzio,

         il valore della pace,

         il valore della gioia,

         il valore dell’amore.

Tutti valori che fanno sì che chi nasce uomo, diventi umano!

Se questo è vero, non risulta esagerato quello che diceva don Primo Mazzolari: “Se il mondo vorrà ancora avere uomini liberi, se vorrà avere uomini giusti, se vorrà avere uomini che sentano la fraternità, bisogna che noi non dimentichiamo la strada del presepio”.

Perché il presepio è uno straordinario Trattato visivo dell’arte di educare.

Ecco perché va protetto, va difeso, va reclamizzato.

Concludiamo.

Il noto regista Ermanno Olmi è sempre stato affezionato al presepio (“il primo spettacolo della mia vita”) che ogni anno costruiva in casa con la moglie Loredana e con i figli.

Un anno quando, ormai, questi erano grandi, per vedere come avrebbero reagito, disse con tono indifferente: “Stavolta lasciamo perdere: non lo facciamo il presepio, al massimo un alberello di Natale”.

Al che i figli, “il ragazzo con la barba e la ragazza donna”, subito reagirono: “Eh, no! il presepio si fa, non si può non fare!”.

Il presepio si fa, non si può non fare: è troppo prezioso.

Salverà non solo il Natale cristiano, ma anche i più alti Valori dell’umanesimo cristiano.

Don Pino Pellegrino