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Salvami

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SALVAMI
(clicca su Salvami)

Gianna Nannini e Giorgia hanno interpretato insieme, in maniera profonda ed emozionante, Salvami ora in testa a tutte le classifiche italiane. Si tratta di un pezzo molto intenso in cui la voce graffiante dell’artista senese si fonda alla perfezione con le note eleganti di Giorgia creando uno swing unico.

Se ascoltate accuratamente, è un testo attento all’interiorità e alla personalità femminile. Si tratta di una canzone concepita come un dialogo intimo tra due amiche, una (la Nannini) che si trova nella sofferenza  e l’altra (Giorgia) che la ascolta e la conforta.

Salvami è un brano che invita a riscoprire l’interiorità ed il mondo emotivo delle donne ma, nel contempo, le incita ad avere coraggio.

Personalmente, quando ascolto questa canzone colgo, intanto, il forte senso di solidarietà femminile che caratterizza noi donne specie quando ci troviamo ad affrontare le situazioni difficili e critiche della vita e la nostra capacità di “saper chiedere aiuto”; in secondo luogo la Nannini mi trasmette con la sua voce graffiante, indipendentemente dal ruolo interpretato nella canzone, la forza, la grinta ed il coraggio necessari per fronteggiare la sofferenza ma anche per affrontare la vita in genere; Giorgia, invece, con la sua inconfondibile e melodica voce, mi comunica la raffinata emozionalità con la quale il mondo femminile si vive le relazioni sentimentali.

Un testo in grado di emozionarmi ogni volta che l’ascolto e proprio per questo ho voluto estrapolare e parafrasare alcuni versi della canzone, quelli che mi hanno particolarmente colpito.

L’essenza del testo è che se anche un amore ti fa soffrire e ti fa star male, abbi comunque il coraggio di alzarti, perché “l’amore è un sentimento libero, vero tormento. Vivilo.” Ama ancora, non importa se soffrirai, perché “non serve a niente vivere se non ci si dà. Nasci ogni volta. Perditi sotto il diluvio. Spogliati. Bella così sarai”.

Per quanto dolorosa possa essere la fine di una relazione, l’esperienza può essere fonte di profondi insegnamenti ed un momento di crescita personale. Che vita sarebbe senza amore, senza condivisione, senza “dare” noi stessi all’altro?

E’ abitudine considerare la fine di una storia sentimentale al pari di un insuccesso, al punto da formulare frasi quali “In questa relazione ho fallito”. Ragionando in questa maniera costruiamo un’idea distorta e negativa delle relazioni di coppia. La fine di un rapporto, per quanto doloroso, non è da considerare una rovinosa disfatta, ma piuttosto la chiusura di una parentesi nella storia della nostra esistenza.

Dovremmo intendere ogni relazione come un’occasione per vivere, sperimentare ed esprimere amore e la fine di un rapporto come un’occasione per maturare e conoscere noi stessi imparando dalle sfide emotive. Cosa ho appreso da questa relazione, cosa mi rimane oltre il dolore e la sofferenza? Al fine di una nostra crescita interiore, occorre concentrarci su quello che la storia appena terminata ci ha dato e ci lascia.

E allora dopo un amore interrotto, come dice anche il testo, “Alzati. Ama per sempre. Vivere ci basterà”. Anche se soffriamo molto dobbiamo pensare che tutto sommato siamo vivi e questo basterà a lenire ed alleviare la nostra amarezza, come anche basterà passare il tempo prendendoci cura di noi stessi. In momenti come questi, apprezzare e amare noi stessi accrescerà la nostra autostima e l’indipendenza necessarie a superare il brutto momento, per poi riaprirci nuovamente alla vita e con essa all’amore.

Anche se il brano parla della sofferenza che si prova quando un amore finisce e del coraggio e della forza necessari per andare avanti, penso che le parole della canzone si possano, comunque, estendere anche alla sofferenza e al coraggio che in genere caratterizzano la vita. Ritengo che questo brano possa essere una metafora calzante su come ognuno di noi dovrebbe affrontare e superare le situazioni critiche della vita e sull’importanza di poter condividere, nei momenti di difficoltà e non solo, i nostri pensieri, le nostre emozioni e i nostri sentimenti con le persone per noi significative. Esternare preoccupazioni, timori, opinioni ed emozioni a persone delle quali ci fidiamo aiuta a sentirci sostenuti, compresi ed ascoltati ma ci aiuta anche a cambiare punto di vista e a metabolizzare l’accaduto.

 

 








Come chiedere aiuto in caso di emergenza

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Come chiedere aiuto in caso di emergenza

 

 

Oggi ho voluto dedicare la mia rubrica a dei consigli pratici su come chiedere aiuto in caso di emergenza al fine di prevenire, con le opportune informazioni, i momenti di impasse, di blocco e di panico che spesso possono verificarsi nel momento in cui, sfortunatamente, ci troviamo coinvolti in circostanze critiche. Ricordo ad un cenone di Capodanno, di alcuni anni fa in una località di montagna, quando un ospite dell’albergo ebbe un malore. Fu panico assoluto! Un cameriere ed io fummo subito pronti a fronteggiare la situazione, ma rimasi colpita da come gli altri ospiti attoniti si fecero spettatori della vicenda. Ritengo che in una rubrica sulla cultura della vita non possa mancare un articolo dedicato a questa delicata questione, anche perché la maggior parte di noi sottovaluta il problema fino a quando non lo vive in prima persona. “Che ci vuole a chiamare i soccorsi!” Sembrerebbe facile, ma vi posso garantire che non è assolutamente così, specie se la persona in pericolo è un nostro caro. In caso di emergenza, la prima constatazione è che gli spettatori non sono in grado di chiedere aiuto in modo efficace, al contrario utilizzano delle modalità alquanto farraginose. Molti testimoni di un’aggressione, di un incidente o di un malore di qualcuno non mettono in atto nessun tipo di intervento di aiuto a sostegno delle vittime, anzi risultano come bloccati. Ma allora, cosa dobbiamo fare se, malauguratamente, ci troviamo in una situazione di emergenza per aumentare la possibilità che ci venga prestato soccorso?

Se ci sono più spettatori e vogliamo farci carico della situazione chiamando i soccorsi dobbiamo, intanto, far capire ai presenti che c’è una vera emergenza intraprendendo delle azioni mirate ed esplicitando verbalmente: “Ho bisogno di aiuto”, in secondo luogo è necessario far capire che tipo di aiuto occorre: “Ho bisogno di aiuto. Chiami subito un’ambulanza”. Per evitare la diffusione di responsabilità (“Chiamate subito un’ambulanza”), è importante isolare un singolo individuo in modo che questo sia investito della responsabilità esplicitata nella richiesta: “Ho bisogno di aiuto. Lei con i pantaloni neri chiami subito l’ambulanza”. Quindi, il signore con i pantaloni neri sa che c’è un’emergenza, sa che cosa deve fare e, importantissimo, sa che deve essere proprio lui a compiere quella data azione.

In conclusione, se ti dovessi trovare in difficoltà ricorda queste regole:

  1. riduci le incertezze dei presenti sulla reale emergenza della situazione con azioni mirate e richieste precise, rivolte specificatamente ad un singolo individuo (“Lei con i pantaloni neri chiami subito l’ambulanza”) e non genericamente al gruppo di persone lì presenti (“Chiamate subito un’ambulanza”), altrimenti in loro scatta il meccanismo per cui pensano che “tanto lo sta per fare qualcun altro”;
  2. nell’attesa che intervenga il personale sanitario specializzato, se non sai quello che fai, rischi di combinare guai. In altre parole: se non sai che cosa fare e se non hai frequentato un corso di “Primo Soccorso” non fare nulla. In ogni caso, mentre sei lì, guardati intorno: ci sono altri rischi? Se si, non metterti in situazione di pericolo e cerca di evitare ulteriori danni all’infortunato;
  3. anche se non sai che cosa fare, non abbandonare l’infortunato e cerca di rassicurarlo, se è cosciente, fino all’arrivo dei soccorritori; se vuoi essere davvero pronto frequenta un corso di “Primo Soccorso”!
  4. nel frattempo che arrivino i soccorsi, cerca anche di allontanare la folla di curiosi accorsi.

Qualora, invece, fossi tu a trovarti nella situazione di chiamare i soccorsi (115 Vigili del Fuoco; 118 Soccorso Sanitario; 113 Polizia; 112 Carabinieri), mantieni la calma (aiutati anche con la respirazione effettuando più espirazioni che inspirazioni) e preparati a dare le informazioni necessarie.

Se l’infortunio è in strada:

·         dove sei? – Se in città: incrocio, piazza, strada, numero civico; punti di riferimento: bar, chiesa, poste, banca, ecc.;

·         se fuori città: che strada è? Provinciale, autostrada, strada di campagna …, sai il chilometro? Ci sono punti di riferimento, distributori, costruzioni? Sai qual è il paese più vicino?

·         Che cosa è successo? Incidente, crollo, malore, ecc., quante persone hanno bisogno di soccorso; com’è la condizione della/e vittima/e: è cosciente? Perde sangue? È imprigionato nelle lamiere? C’è un incendio?

Se l’infortunio è in casa:

·         Dove sei? Indirizzo, quartiere, numero civico, interno, piano, telefono, cognome e nome sul citofono, c’è l’ascensore?

·         Che cosa è successo? È un incidente? Che tipo di incidente? È un malore? Che tipo di malore?

Comunque, in casa o fuori, se sei confuso, lascia parlare l’operatore, ti farà le domande giuste per comprendere la situazione.

Con questi accorgimenti e con questa modalità di intervento l’assistenza è, a grandi linee, assicurata.

 


Virtual Love

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Virtual Love

Le chat line, l’e-mail, i social network (facebook), gli instant messaging (messenger), gli sms diventano contenitori nei quali si incontrano persone di tutti i tipi e di tutto il mondo, con la voglia immensa di conoscere e di relazionarsi. Questo nuovo modo virtuale di comunicare ha assunto oggi una portata sociale e psicologica notevole. Attraverso questa modalità di interazione, nella quale si abbattono le barriere psicologiche e mentali, si stringono amicizie fortissime e, a volte, ci si innamora.

 





Io chatto, tu chatti, noi chat … ti amo

La tecnologia offre nuovi percorsi ai sentimenti e alle relazioni. Se ieri ci si conosceva per strada, a scuola, al mare o in parrocchia, oggi a questi luoghi si aggiungono piazze e vie virtuali. Come sempre ci sono vantaggi e svantaggi. Conoscersi per chat e frequentarsi per e-mail o sms ci permette di aprire i nostri cuori al riparo dal contatto diretto, che talvolta crea imbarazzi e timidezze. Il rischio è che la persona che conosciamo virtualmente potrebbe non esistere. Intanto perché potrebbe non essere sincera (succede, e poiché succede, è meglio essere cauti!), e poi perché nel contatto virtuale escludiamo il corpo; quindi niente baci ma anche niente sudore, peli superflui, occhiaie, malumori e puzza dei piedi. In questo escludere il corpo, anche se l’altro è sincero, anche se ci ha mandato una foto, possiamo inventarci una persona che non c’è, che non esiste, perché ci immaginiamo i suoi comportamenti e nell’immaginazione diamo corpo ai nostri sogni e alle nostre fantasie. Viste le premesse, l’incontro dal vivo può essere una grande delusione. Un altro rischio è che per evitare il pericolo precedente, cioè una delusione, possiamo decidere di non incontrarci mai. Anche questo succede. Le emozioni e i sentimenti che nascono e crescono in rete ci fanno sognare, perché rischiare di precipitare sulla Terra con un incontro dal vivo? Perché le relazioni virtuali sono come le patatine fritte in bustina: possono piacerci moltissimo, ma non hanno nulla a che vedere con le patate fresche, affettate sul posto e immerse nell’olio bollente fino a farle diventare dorate. Insomma, non dico che un incontro dal vivo è meglio o peggio, solo che è diverso, così diverso che una cosa è certa: fino a quando non proveremo a viverci le emozioni e le sensazioni che solo un incontro dal vivo può darci ci perderemo un “mondo”, un “mondo” che potrebbe piacerci moltissimo e verso il quale ci potremmo sentire sempre più attratti, perché le sensazioni e le emozioni che si provano nel momento in cui incontriamo l’altro/a verso il quale o la quale ci sentiamo attratti ed incuriositi sono così intense da farci sentire vivi e da farci sentire il bisogno di riviverle nuovamente. E’ solo attraverso l’incontro reale, diretto che abbiamo la possibilità di contattare l’altro, oltre che con il verbale (le parole) e il non verbale (il linguaggio del corpo), anche attraverso i cinque sensi (vista, olfatto, gusto, tatto e udito). Aspetti questi ultimi che contribuiscono a rendere "magico" o meno un appuntamento.

Un’altra prerogativa dell’incontro dal vivo è l’affascinante e coinvolgente gioco della seduzione che coinvolge la nostra totalità, ed in modo particolare, il corpo, i sensi, la parola e la capacità di gioco.

Uno sguardo, un sorriso indefinibile, un tono di voce particolare, un certo modo di comunicare, di muovere le mani, le gambe o di toccarsi i capelli. Piccoli segnali, capaci però di calamitare l’attenzione, emozionare, far nascere l’attrazione, il desiderio, imbrigliare la mente. In una parola: sedurre.

Come rinunciare a tutto questo?



TEST

Sei internet dipendente?

 

Per determinare il livello della vostra dipendenza rispondete alle seguenti domande dando un punteggio alle vostre risposte in base a questa scala:

 

1 = mai          2 = raramente          3 = ogni tanto         
4 = spesso          5 = sempre

 

 

1. Quante volte vi siete accorti di essere rimasti on-line più a lungo di quanto intendevate?

          1          2          3          4          5

2. Vi capita di trascurare le faccende domestiche per passare più tempo on-line?

          1          2          3          4          5

3. Vi capita di preferire l’eccitazione offerta da internet all’intimità con il vostro partner?

          1          2          3          4          5

4. Vi capita di stabilire nuovi rapporti con altri utenti on-line?

          1          2          3          4          5

5. Accade che le persone intorno a voi si lamentino per la quantità di tempo che passate on-line?

          1          2          3          4          5

6. Accade che i vostri studi risentano negativamente della quantità di tempo che passate on-line?

          1          2          3          4          5

7. Vi capita di controllare la vostra e-mail prima di fare qualcosa di importante?

          1          2          3          4          5

8. La vostra resa sul lavoro o la vostra produttività sono influenzate negativamente da internet?

          1          2          3          4          5

9. Vi capita di stare sulla difensiva o di minimizzare quando qualcuno vi chiede che cosa fate on-line?

          1          2          3          4          5

10. Quante volte vi ritrovate a schiacciare i pensieri negativi con il pensiero consolatorio di internet?

          1          2          3          4          5

11. Vi capita di scoprirvi a pregustare il momento in cui andrete nuovamente on-line?

          1          2          3          4          5

12. Vi succede di temere che la vita senza internet sarebbe noiosa, vuota e senza gioia?

          1          2          3          4          5

13. Vi capita di scattare, alzare la voce o rispondere male se qualcuno vi disturba mentre siete collegati?

          1          2          3          4          5

14. Perdete ore di sonno perché restate alzati fino a tardi davanti al computer?

          1          2          3          4          5

15. Vi capita di concentrarvi col pensiero su internet quando non siete al computer, o di fantasticare di essere collegati?

          1          2          3          4          5

16. Vi capita di scoprirvi a dire “ancora qualche minuto e spengo” quando siete on-line?

          1          2          3          4          5

17. Avete già tentato di ridurre la quantità di tempo che passate on-line senza riuscirvi?

          1          2          3          4          5

18. Cercate di nascondere quanto tempo passate on-line?

          1          2          3          4          5

19. Vi capita di scegliere di passare più tempo on-line anziché uscire con gli altri?

          1          2          3          4          5

20. Vi capita di sentirvi depressi, irritabili o nervosi quando non siete collegati, mentre state benissimo quando siete nuovamente davanti al computer?

          1          2          3          4          5

 


 

Valutazione del Test

 

Adesso fate la somma delle cifre assegnate ad ogni vostra risposta. Più alto è il punteggio, maggiore è il livello di dipendenza e più numerosi i problemi causati dall’abuso di internet. Questa scala vi aiuterà a misurare il vostro punteggio.

 

20-39: siete utenti “normali”. A volte vi può capitare di navigare in rete un po’ troppo a lungo, ma avete il controllo della situazione.

 

40-69: avete già diversi problemi a causa di internet. Dovrete soffermarvi a riflettere sull’impatto di questa tecnologia nella vostra vita.

 

70-100: il vostro abuso di internet sta causando problemi notevoli nella vostra vita. È opportuno che li affrontiate adesso.

 

 






 




Il cenone di Capodanno, i fuochi artificiali ed i botti augurali di Buon Anno

Si avanza con gli anni ma la si considera sempre un’occasione da festeggiare, quella del Capodanno, è una ricorrenza importante, si fanno delle belle feste a casa di amici o in discoteca, si fa il cenone di Capodanno: si mangia, si beve, si fanno i brindisi, si canta e si balla fino al mattino. La notte di San Silvestro, l'ultima notte dell'anno, succede di tutto: gente che butta la roba vecchia dalla finestra, spara razzi dai balconi, getta mortaretti in strada, alcuni addirittura sparano con le armi, ecc. Tutte azioni proibite dalla legge e pericolosissime per l'incolumità propria ed altrui. Vi consiglio di non partecipare ad azioni del genere!
Allo scoccare della mezzanotte si fanno gli auguri di buon anno, i fuochi artificiali sul balcone e in strada (i famosi botti di fine anno) e tanti ci lasciano le dita  ... o le mani ... e qualche sfortunatissimo ci lascia la pelle ...  FATE ATTENZIONE!

Questa notte cerchiamo di divertirci e di afferrare la vita con tutta l’energia possibile, ma con la massima prudenza anche sulle strade.
Concludo le mie riflessioni e le mie raccomandazioni sulla notte di San Silvestro con il seguente augurio:

"Dell’anno vecchio conservate le esperienze fatte e i ricordi, allontanate le paure e coltivate la speranza. Per l’anno nuovo, invece, disegnate i vostri sogni e colorateli con i colori della passione, dell’ottimismo e della meraviglia … "
Un sereno 2010 a tutti voi!


Educare ai Valori

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Educare ai Valori

 

Oggi, complice anche l’area natalizia, vorrei condividere con voi un articolo scritto da don Pino Pellegrino sul presepio ed il suo Valore pedagogico.

Questo articolo, leggendolo mi ha fatto venire in mente l’importantissimo ruolo che i genitori, ma anche gli educatori hanno nel trasferire i veri Valori ed i veri Principi ai propri figli e agli educandi in genere. Forse non c'è mai stata un'epoca in cui si sia parlato tanto di Valori come quella attuale. Ritengo che all’interno di una famiglia, ma anche nell’ambito educativo e nelle relazioni significative, i Valori si trasferiscano con l’esempio e con il “fare”. Non si educa ai Valori parlando di Valori, ma facendone fare esperienza. Non educo all’amicizia spiegando ostinatamente il concetto di amicizia, ma facendo fare concretamente l’esperienza di amicizia.

I bambini sono bravissimi nel constatare se effettivamente c’è congruenza tra ciò che diciamo a parole e ciò che facciamo. Spesso noi adulti siamo incoerenti e non ci accorgiamo che quanto asserito a parole non ha alcun riscontro oggettivo nei nostri comportamenti. Faccio un esempio: se io genitrice dichiaro a mio figlio l’importanza della solidarietà verso l’altro e che bisogna aiutare le persone bisognose, lui si aspetterà che di fronte alla richiesta di un prestito di danaro effettuata da uno zio in difficoltà finanziarie, io sia pronta a soddisfare in parte o completamente la sua richiesta. È evidente che in questo caso c’è congruenza tra il “dire ed il fare”. Si ha incongruenza o incoerenza, invece, quando nonostante io abbia sempre asserito l’importanza della solidarietà, ad un certo punto, di fronte alla richiesta di questo presunto zio, io comincio ad elencare una serie di scusanti attendibili per esimermi da tale richiesta. Questo per dire che i Valori ed i Principi non si trasferiscono a parole, parlando per esempio dell’amicizia, della solidarietà, dell’unione familiare, del rispetto, della tolleranza, dell’altruismo, del bene, dell’amore, … I veri Valori, quelli con la lettera maiuscola, si tramandano con l’esempio, con il nostro modo di agire e con la coerenza. E’evidente che ciò richiede da parte di noi adulti più impegno e più attenzione, perché l’apprendimento per modellamento, ossia per imitazione del comportamento degli adulti significativi è una forma di apprendimento immediato, anzi, oserei dire che i bambini in tal senso sono delle vere e proprie “spugne” .

Per restare in tema natalizio, vorrei fare ancora un altro esempio: il rispetto delle tradizioni è un Valore che viene tramandato vivendole e respirandole. In particolare, la tradizione culinaria, ossia ciò che mangiamo tutti gli anni a Natale e Capodanno, è un Valore che viene trasmesso ai nostri figli, preparando ogni anno le cibarie tipiche natalizie che sono anche diverse da regione a regione. In questo modo, i bambini acquisiscono il Valore della tradizione culinaria ed in genere delle tradizioni, ma nello stesso tempo acquisiscono anche un senso di identità, in primis, familiare (ogni famiglia ha un proprio menu particolare nel quale si riconosce) ed in secondo luogo regionale (per esempio, ciascuno di noi si riconosce e si identifica nella tradizione culinaria della propria regione, anche se apprezza quelle delle altre zone). La sciatteria, la voglia di non organizzare, di non preparare e di non cucinare, allo stesso modo, trasmettono ai nostri bambini il nulla, il vuoto.

I Valori, dunque, non sono una "carta di concetti astratti" da applicare poi alla vita, ma fanno parte dell'esperienza elementare dell'uomo, del suo rapporto costitutivo con le persone, le cose e le circostanze. In famiglia come a scuola o negli spazi della convivenza sociale, le nuove generazioni devono poter contare su adulti impegnati in prima persona con il vero, il bello ed il bene, che propongono. È l'adulto colui che deve dare testimonianza alla verità che propone. L'educazione ai Valori riesce non quando si applicano correttamente determinati modelli, ma quando l'educatore e l'educando si relazionano in un libero coinvolgimento personale.

Educa chi - come diceva Sant'Agostino - sa risvegliare «il maestro interiore». Ma per farlo occorre riconoscersi a propria volta figli di un maestro e di un padre, come rilevava Gilles Deleuze: «Maestro non è chi dice "fai così", ma chi dice "fai con me", in un rapporto anzitutto di testimonianza, e poi di fiducia, di libertà tra libertà e disciplina». E di nuovo la luce cade sugli adulti: sono genitori ed educatori che, nel loro modo concreto di amare e di lavorare, testimoniano ai figli la verità della vita.

Dopo questa mia piccola premessa, vi invito a riflettere su quanto ha scritto don Pino Pellegrino. ٭

 

٭ Don Pino Pellegrino ha scritto diversi libri sull’educazione, per le famiglie e la catechesi, nonché per i ragazzi stessi (ad esempio: racconti religiosi e libri di indovinelli e barzellette).

 

 

UN PRESEPIO PER EDUCARE

Fare il presepio non è un gioco da bambini, ma è un atto carico di effetti positivi.

Il presepio è un valore in sé e per sé.

Due affermazioni tonde che esigono una giustificazione.

Sì: il presepio è un Valore pedagogico.

Niente è più facile che dimostrarlo.

1.      Intanto il presepio evoca emozioni e gioie intense.

Preparare il presepio in famiglia, tutti insieme, è un’esperienza di vita affettiva, di calore umano che non ha riscontri in nessun’altra attività, come, ad esempio, nel giocare e nell’andare in bicicletta insieme …

 

2.      Il presepio, poi, sveglia il lato buono della nostra personalità.

Solo chi è mite, come san Francesco e chi è in pace con sé, può fare il presepio.

 

3.      Ancora. Il presepio emana pace, riconcilia la famiglia, oggi sempre più disgregata.

 

4.      Il presepio fa riemergere il bambino che, grazie a Dio, dorme in ciascuno di noi. Fare il presepio è scavalcare gli anni e ridiventare bambini (e quindi è maturare: aveva ragione Gesù a dire che essere bambini non è il punto di partenza, ma il punto d’arrivo: Mt 18,3).

 

5.      Finalmente, il presepio può rappresentare una scuola di bellezza. Il che non è poco: il bello eleva sempre! Il bello è l’introduzione al buono.

 

Oltre a questi cinque preziosi effetti, il presepio ricorda una nascita, una nascita assoluta: quella di Cristo.

Dunque, il presepio tiene vivo il concetto di nascita, concetto troppo poco sottolineato dai pedagogisti, oggi, con pesanti conseguenze negative.

Aveva ragione il poeta cileno Pablo Neruda a dire che “è per nascere che siamo nati”. Sulla stessa linea era lo psicanalista tedesco Erich Fromm quando diceva che “il primo compito della vita è dare alla luce se stesso”.

In quest’ottica Natale è una festa alta che ci proibisce d’avere tensioni, pensieri, obiettivi bassi.

Lo sottolineava lo scrittore Giuseppe De Luca quando esortava: “rispondi al suo Natale con il tuo Natale!”.

Dunque, dicevamo, che il presepio mostrandoci un Bambino, ci ricorda l’idea di nascita.

Non solo, ma il presepio ci indica anche quali sono i segreti della vera nascita dell’Uomo.

Tutti sappiamo che a presiedere la nascita dell’Uomo sono i Valori.

Sono i Valori che fanno “grande” l’uomo e non solo “grosso”.

Ebbene, sono precisamente i Valori contenuti nel presepio che ne fanno emergere tutta la valenza pedagogica.

Basta entrare anche nel più semplice dei presepi e subito scoprire una manciata di Valori:

         il valore delle cose semplici,

         il valore dell’essenziale,

         il valore del silenzio,

         il valore della pace,

         il valore della gioia,

         il valore dell’amore.

Tutti valori che fanno sì che chi nasce uomo, diventi umano!

Se questo è vero, non risulta esagerato quello che diceva don Primo Mazzolari: “Se il mondo vorrà ancora avere uomini liberi, se vorrà avere uomini giusti, se vorrà avere uomini che sentano la fraternità, bisogna che noi non dimentichiamo la strada del presepio”.

Perché il presepio è uno straordinario Trattato visivo dell’arte di educare.

Ecco perché va protetto, va difeso, va reclamizzato.

Concludiamo.

Il noto regista Ermanno Olmi è sempre stato affezionato al presepio (“il primo spettacolo della mia vita”) che ogni anno costruiva in casa con la moglie Loredana e con i figli.

Un anno quando, ormai, questi erano grandi, per vedere come avrebbero reagito, disse con tono indifferente: “Stavolta lasciamo perdere: non lo facciamo il presepio, al massimo un alberello di Natale”.

Al che i figli, “il ragazzo con la barba e la ragazza donna”, subito reagirono: “Eh, no! il presepio si fa, non si può non fare!”.

Il presepio si fa, non si può non fare: è troppo prezioso.

Salverà non solo il Natale cristiano, ma anche i più alti Valori dell’umanesimo cristiano.

Don Pino Pellegrino

 

 

 

 

 

 

 


Il Silenzio

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Il Silenzio

Da "La Purificazione della Mente" di Inayat Khan Hazrat٭

(…) L'arte del silenzio si può imparare ovunque: in tutta la vita, per quanto impegnati, si può mantenere il silenzio.

Il silenzio è qualcosa che, consciamente o inconsciamente, cerchiamo in ogni momento della vita. Cerchiamo il silenzio e lo fuggiamo, nello stesso tempo. Dove si ascolta la parola di Dio? Nel silenzio. I veggenti, i santi, i saggi, i profeti, i maestri hanno udito la voce che viene dall'interno, avendo reso se stessi silenziosi. Ciò non significa che si potrà udire la voce, perché si è silenziosi; ma una volta che si è raggiunto il silenzio, ci sarà la possibilità di udire la parola che giunge costantemente dall'interno. Quando la mente è stata acquietata, si può comunicare con chiunque si incontri. Non c'è bisogno di molte parole; quando gli sguardi s'incontrano, ci si capisce. Due persone possono parlare e discutere per tutta la vita e non capirsi; altre due, se hanno acquietata la mente, si guardano e in un momento tra loro il contatto è stabilito.

Da dove provengono le differenze che ci sono tra le persone? Dall'interno. Dalla loro attività. E da dove l'armonia? Dalla quiete della mente. È il rumore, che ostacola la voce, che udiamo distante; è l'acqua agitata della sorgente, che ci impedisce di vedere la nostra immagine riflessa nell'acqua.

Quando l'acqua è quieta, il riflesso è chiaro; quando la nostra atmosfera è quieta, udiamo la voce che giunge costantemente dal cuore di ogni persona. Cerchiamo consiglio, cerchiamo la verità, cerchiamo il mistero. Il mistero è dentro di noi; i consigli e la guida sono nella nostra anima.

La via per sviluppare - in noi stessi - il potere di resistere a tutte le influenze perturbatrici che incontriamo nella vita di ogni giorno, è di acquietarci, per mezzo della concentrazione, sviluppando l’arte del silenzio. (…)

 

 

٭Hazrat Inayat Khan nato nel 1882 a Baroda (India) da una famiglia di musicisti, fu egli stesso musicista di grande valore. Tuttavia, preferì rinunciare ad una brillante carriera in campo musicale per dedicarsi completamente alla diffusione del Messaggio Sufi in Occidente. Fu il suo maestro spirituale a dargli il compito di diffondere la saggezza del messaggio Sufi, poiché questo era il compito al quale Dio l'aveva destinato. Egli si recò quindi negli Stati Uniti nel 1910 e successivamente passò in Europa. Il Divino Messaggio fu da lui chiamato il Messaggio dell'Amore, dell'Armonia e della Bellezza. Tornato in India nel 1926, Hazrat Inayat Kahn vi morì, nel 1927, a New Delhi.

 


MI PRESENTO: SONO IL  SILENZIO

(di Don Pino Pellegrino)

Per  favore. Lasciatemi, una volta tanto, prendere la parola.

Lo so che è paradossale che il silenzio parli. E' contrario al mio carattere schivo e riservato.

Però sento il dovere di parlare: voi uomini non mi conoscete abbastanza!

Ecco, quindi, qualcosa di me.

Intanto le mie origini sono assolutamente nobili.

Prima che il mondo fosse, tutto era silenzio. Non un silenzio vuoto, no, ma traboccante.

Così traboccante che una parola sola detta dentro di me ha fatto tutto!

Poi, però, ho dovuto fare i conti con una lama invisibile che mi taglia dentro: il rumore!

Ebbene lasciate che ve lo dica subito: non immaginate cosa perdete ferendomi! Il baccano non vi dà mai una mano!

Io, invece, sì. Io sono un'officina nella quale si fabbricano le idee più profonde, dove si costruiscono le parole che fanno succedere qualcosa.

Io sono come l'uovo del cardellino: la custodia del cantare e del volare.

Simpatico, no?

Io segno i momenti più belli della vita: quello dei nove mesi, quello delle coccole, quello dello sguardo degli innamorati...

Segno anche i momenti più seri: i momenti del dolore, della sofferenza, della morte.

No, non mi sto elogiando, ma dicendo la pura verità.

Io mi inerpico sulle vette ove nidificano le aquile. Io scendo negli abissi degli oceani. Io vado a contare le stelle...

Io vi regalo momenti di pace, di stupore, di meraviglia.

Io sono il sentiero che conduce al paese dell'anima. Sono il trampolino di lancio della preghiera. Sono, addirittura, il recinto di Dio!

Ecco qualcosa di me.

Scusatemi se ho interrotto i vostri rumori e le vostre chiacchiere.

Prima di lasciarci, però, permettete che riassuma tutto in sole quattro parole:

Custoditemi e sarete custoditi!

Proteggetemi e sarete protetti!

Dal vostro primo alleato

Il Silenzio

 


Riflessioni sul Natale

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Riflessioni sul Natale

Da bambina il Natale era sicuramente la festa più attesa e non solo per i regali che Babbo Natale e la Befana mi portavano, ma anche per l’atmosfera di gioia, di festa e di condivisione che si respirava a casa mia attorno agli antichi simboli del Natale: l’albero ed il presepe. Aspettavo con entusiasmo le feste natalizie, anche perché erano un momento di ritrovo di tutta la mia famiglia. Ricordo con piacere il grande tavolo nel quale ci raccoglievamo per giocare a tombola o a carte. E ricordo anche la lunga preparazione e il grande impegno dei miei nonni, sia materni che paterni, nel preparare i pranzi e le cene con le specialità tipiche tarantine.

Come dimenticare il profumo e il sapore delle “pettole” tarantine?

Le “pettole” (= pallottole di pasta lievitata molto morbida fritte nell’olio bollente e cosparse di zucchero) a Taranto, in tutto il Salento e in buona parte della Puglia, sono il dolce del periodo natalizio per antonomasia.

Nella mia famiglia, la preparazione delle “pettole” era ed è ancora oggi una vera e propria celebrazione.

Mi piace anche ricordare l’ingenuità con la quale credevo nella favola di Babbo Natale e della Befana ed il frizzante gusto dell’attesa. Non dimenticherò mai l’emozione di svegliarmi la mattina di Natale e dell’Epifania e di trovare miracolosamente l’albero pieno di regali.

A creare la magia, però, erano anche i miei genitori che, con i loro racconti e il loro entusiasmo, rendevano la festa più attesa dell’anno ancora più affascinante ai miei occhi e agli occhi delle mie sorelle.

Mentre scrivo queste riflessioni, vi confesso le forti emozioni che sto contattando nel rievocare quei momenti, quelle immagini, quei suoni e quegli odori ...

Oggi, invece, “respiro” il Natale in un’atmosfera completamente diversa. Proprio l’altro giorno, mentre ero in un centro commerciale di Roma, facevo questa considerazione: il Natale è sempre più una corsa agli acquisti, colpa anche della televisione e della pubblicità che fanno vivere il Natale come una festa associata al consumismo.

Però, questa constatazione, che è espressione dei tempi, non mi allontana dallo spirito con il quale anche da adulta mi vivo il Natale, lo stesso con il quale lo affrontavo da bambina: il ritrovarsi in famiglia; il lasciarmi affascinare dai colori, dalle luci, dagli addobbi, dagli odori e dai suoni natalizi; il lasciarmi emozionare; il vivermi e gustarmi le sorprese.

A parte questo, oggi, per me il Natale è anche un momento di riflessione e, per associazioni libere, mi fa venire in mente AMORE e SPERANZA.

L’amore perché, secondo me, è la totalità della Vita che, una volta, realizzato ed esperito, porta ciascuno di noi a dire: “Io sono la Vita”. L’amore non ha limiti, come il calore sprigionato dall’energia solare. L’amore è energia pulsante, la verità che ci rende liberi.

La speranza, perché ci aiuta a vedere e ad affrontare la Vita con ottimismo e passione, ci garantisce la sensazione di un futuro di possibilità aperte e ci dà il giusto slancio verso la Vita. La speranza, però, intesa come “bisogno” di speranza e come uno degli elementi fondamentali che ci tiene in Vita.  Liberare la speranza per liberare la Vita significa, per me, opporsi al cieco cinismo di quanti vogliono uccidere la speranza e con essa la Vita.

Amore e speranza, due dimensioni correlate ed inscindibili che ci consentono di affrontare il meraviglioso cammino della nostra Vita.

Dopo la corsa ai regali di questi giorni, vi invito a “sostare su voi stessi” e a riflettere su cos’è per voi il Natale, un po’ come ho fatto io: recuperate i vostri ricordi e le vostre sensazioni di bambini …, restate un attimo in contatto con le emozioni che vi evocano … e  riflettete su cosa rappresenta oggi per voi il Natale anche attraverso le associazioni libere, ossia cosa vi fa venire in mente la parola Natale ...

Desidererei che condivideste con noi le vostre riflessioni anche come forma di scambio. Dunque, vi aspetto!

Concludo le mie considerazioni di oggi con il seguente augurio:

“Come un fiocco di neve, possa questo magico periodo adagiarsi sulla vostra Vita, sciogliersi tra i vostri desideri, rinfrescare il vostro futuro, idratare il vostro amore.”

Buon Natale!

(Clicca su Buon Natale!)



Un Guerriero della Luce

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Un Guerriero della Luce

(…) Un Guerriero della Luce è colui che è capace di comprendere il miracolo della Vita e di lottare fino alla fine per qualcosa in cui crede. (…)

Paulo Coelho




Un guerriero della luce ha fiducia

Il guerriero della luce crede. Poiché crede nei miracoli, i miracoli cominciano ad accadere. Poiché ha la certezza che il suo pensiero può modificare la vita, la sua vita comincia a mutare. Poiché è sicuro che incontrerà l’amore, l’amore compare. Di tanto in tanto si sente deluso. A volte si addolora. E allora sente i commenti “Com’è ingenuo!” Ma il guerriero sa che ne vale il prezzo. Per ogni sconfitta ha due conquiste a suo favore. Tutti coloro che credono lo sanno.

Paulo Coelho

 

Clicca su “Un Guerriero della Luce




Riflessioni sulla genitorialità

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A volte, nelle relazioni con i propri figli e non solo, si pone più attenzione a ciò che si vuole dire, al contenuto verbale e si finisce col dimenticare un aspetto importante: comunicare attraverso il sentimento. Semplici dettagli come un abbraccio, una carezza, un bacio, un sorriso, significano, per un figlio, molto di più che regali e scuse varie per il poco tempo trascorso con lui. Per ricorrere a questo tipo di comunicazione è necessario che ciascuno di noi “ascolti” il linguaggio del proprio cuore, poiché, in tema di affetto, i sentimenti parlano sempre più forte delle parole. È per questo motivo che un bacio, rivestito del più puro ed autentico affetto, cura il mal di testa, l’abrasione al ginocchio, la paura per il buio.



La genitorialità, privilegio divino, è un dono straordinario e meraviglioso che la vita ci riserva, vita che si fa vita, ma nello stesso tempo ci pone di fronte ad un difficile compito: crescere ed educare i nostri figli. Ed è per questo che voglio condividere con voi questa straordinaria poesia che tutti dovremmo conoscere e rileggere di tanto in tanto. La dedico non solo ai genitori, ma anche a tutti gli educatori e, in genere, a tutti coloro i quali si occupano dei figli, dei bambini di oggi che diventeranno gli adulti di domani.
La poesia è anche riportata nel video (clicca su "I bambini imparano ciò che vivono").

 

I BAMBINI IMPARANO CIO’ CHE VIVONO

(di Dorothy Law Nolte)

 

Se un bambino vive con le critiche, impara a condannare.

Se un bambino vive con l’ostilità, impara ad aggredire.

Se un bambino vive con il timore, impara ad essere apprensivo.

Se un bambino vive con la pietà, impara a commiserarsi.

Se un bambino vive con lo scherno, impara ad essere timido.

Se un bambino vive con la gelosia, impara cos’è l’invidia.

Se un bambino vive con la vergogna, impara a sentirsi in colpa.

Se un bambino vive con l’incoraggiamento, impara ad essere sicuro di sé.

Se un bambino vive con la tolleranza, impara ad essere paziente.

Se un bambino vive con la lode, impara ad apprezzare.

Se un bambino vive con l’accettazione, impara ad amare.

Se un bambino vive con l’approvazione, impara a piacersi.

Se un bambino vive con il riconoscimento, impara che è bene avere un obiettivo.

Se un bambino vive con la condivisione, impara la generosità.

Se un bambino vive con l’onestà e la lealtà, impara cosa sono la verità e la giustizia.

Se un bambino vive con la sicurezza, impara ad avere fiducia in se stesso e in coloro che lo circondano.

Se un bambino vive con la benevolenza, impara che il mondo è un bel posto in cui vivere.

Se vivi con serenità, il tuo bambino vivrà con la pace dello spirito.

Con che cosa sta vivendo il tuo bambino?



Quest'altro video riportato, diverso dal precedente(clicca su “I bambini imparano ciò che vivono”), non ha bisogno di nessun commento aggiuntivo, semplicemente mettetevi comodi e guardatelo.

Poi riflettete, ma soprattutto non dimenticatevi mai che noi “grandi” siamo, volenti o nolenti, un esempio per tutti i bambini che ci stanno accanto. Sempre.
E allora comportiamoci da adulti!










Tecnostress: troppi stimoli

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Videoterminali incandescenti, sguardi inchiodati agli schermi, cellulari impazziti, febbrili scambi di e-mail: lo stress incombe. Con il termine inglese tecnostress si intende, appunto, lo stress indotto dall’utilizzo di nuove tecnologie.

Oggi, tutti noi cerchiamo di “nuotare” con tutto il corpo nella vita che scorre. Una mano sull'e-mail, l'altra sul cellulare, lo sguardo su Mtv e la colonna sonora dentro con l'iPod. Il nostro cervello prima non era abituato a tutti questi stimoli e adesso come fa?



Memoria piena – cancellare file!




Chiacchiere, notiziari, SMS, videoclip; film, telefilm, documentari, pubblicità; giornali, manifesti, chat, facebook, videogiochi; slogan, fumetti, e-mail, canzoni. Il nostro mondo è immerso in un flusso inarrestabile di informazioni, comunicazioni, suoni, rumori e immagini. Non possiamo ricordare tutto, non possiamo seguire tutto con la stessa attenzione: l’eccesso di comunicazione trasforma tutto in brusio di sottofondo, come nei viali di un ipermercato. Bla-bla-bla: chi dice cosa? Chi lo sa! Che cos’è importante? Boh! In questa marea di chiacchiere e rumori non sappiamo più distinguere le cose importanti da quelle sciocche, le informazioni che ci salvano la vita dagli slogan pubblicitari. Non è un problema di memoria, è un problema di autodifesa, il nostro cervello si rifiuta di ascoltare tutto: bip! – memoria piena – cancellare file! Non solo, questo mormorio continuo ci porta lontano da noi stessi, ci impedisce di ascoltare un altro suono, più profondo, più intimo: ci impedisce di essere in contatto con i nostri stessi pensieri, sensazioni, emozioni e con ciò che emerge dal profondo della nostra intimità.


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  • merlino : Portare avanti e difendere non tanto noi stessi, quanto le nostre idee.
  • merlino : La speranza è quella ferma fiducia ad andare avanti, anche difronte all'assurda violenza dell'uragano, avendo fiducia di raggiungere il traguardo dove tutto sarà bene.
  • merlino : Si tratta, anche nell'estrema fragilità, e debolezza, di scegliere di amare. Non vi sono altre sorgenti inesauribili cui attingere.
  • merlino : Considera che la vittoria o la sconfitta derivano sovente dall'attenta analisi preliminare del contesto o dalla sua superficiale, grossolana mancanza.
  • merlino : La bellezza in sé è sempre estrema.
  • merlino : Impara a scoprire l'enorme potere che si concentra nell'intuizione.
  • merlino : La leadership deve essere di valori e di esempio coerente prima che di ruolo e comunque indipendentemente da esso.
  • merlino : Quando lo scontro è inevitabile,devi affrontarlo. In quel momento rilassa la tua mente.
  • merlino : Prendersi cura. Prendersi cura. Non è mai abbastanza.
  • merlino : Incessante esigenza nutrizionale, la nutrizione del cuore. È la ragione prima, il bisogno assoluto, il centro di ogni respiro. La nutrizione del cuore. Che poi significa accogliere il flusso generativo continuo dell'amore.
  • merlino : I dispensatori di verità ascoltano solo loro stessi. Evitali.
  • merlino : Sono tutti ossessionati dal management. Pochi sono interessati alla leadership. Quella vera. Che si sostanzia intanto con l'essere "per".
  • merlino : Come ogni istante rinnova il precedente e viene rinnovato dal successivo, cosi la tua vita è chiamata, proprio in ogni istante, a rinascere di nuovo, a rigenerarsi, a risplendere, di più e meglio.
  • merlino : Se analizzi la caduta, la tua caduta, trovi sempre una causa ben precisa. Ecco, su quella devi lavorare per evitare recidive, anche potenzialmente pericolose se non destruenti.
  • merlino : Difficile affermare la speranza camminando sulle sabbie mobili. Quindi attenzione ai movimenti. Perché comunque si impone uscirne fuori e vivi.
  • merlino : Difficile affermare la speranza camminando sulle sabbie mobili. Quindi attenzione ai movimenti. Perché comunque si impone uscirne fuori e vivi.
  • merlino : La svolta ci precipita nel disastro quando decidiamo di essere coerenti con noi stessi, ma al contempo ci salva da disastri peggiori.
  • merlino : Il nostro sorriso ci rende giustizia molto più del nostro pianto.
  • merlino : L'amore non accetta condizioni. Esige la resa.
  • merlino : Sperare è camminare in attesa di un avvenire positivo, realizzante, migliore del passato e del presente, percependo quale garante la vita, indipendentemente da qualunque evidenza di morte.
  • merlino : La speranza è la scelta consapevole di slanciarsi nell'infinito, indipendentemente da ogni limite.
  • merlino : La speranza rende elastica la nostra capacità di amare, cioè la dilata. Quanto più vi è speranza, tanto più si dilata la nostra capacità di amare.
  • merlino : Le insidie peggiori sono quelle che meglio si nascondono. Sii molto sensibile e attento nell'intercettare quanto prima i segni rivelatori.
  • merlino : Conta intanto su di te. Ti scoprirai molto più forte e potente di quel che pensi.
  • merlino : E' sconvolgente considerare che in ogni istante ci viene fatto dono della vita.
  • merlino : Metti a fuoco una questione prioritaria essenziale: il tuo cuore è in cerca di significato.
  • merlino : In sintesi, è tutto un viaggio dal cuore alla testa e ritorno.
  • merlino : Volgi il tuo cammino intanto verso il paese del tuo cuore.
  • merlino : Significa stare lì sulla trasformazione, ossia trasformare ogni percorso in percorso di vita.
  • merlino : La sfida? Diventare il significante del proprio significato.
  • [merlino] : Non banalizzare mai il senso sacro della vita.
  • merlino : Incomincia dalla "visione". Stabilisci, quindi, per prima cosa, verso quale traguardo intendi condurre la tua vita.
  • merlino : I valori sono i comportamenti essenziali che ti impediscono di precipitare nell'abisso.
  • merlino : Il cuore pulsante della tua vita è nell'abbraccio più forte a chi ami.
  • merlino : Non è solo elevandosi verso l'alto ma anche e sopratutto chinandosi verso il basso che si agisce autenticamente al servizio.
  • merlino : Eserciti di gentaglia marciano come predatori per saccheggiare in ogni modo possibile e immaginabile. Evitali. E se mai li affronti non avere mai timore di essere nel giusto.
  • merlino : La malattia ti mette davanti la tua identità, insieme fragile e grandiosa. Attraverso il dolore vedi la tua reale miseria e la tua immensa grandezza.
  • merlino : La menzogna uccide. Noi stessi, gli altri, chiunque. Durissimo subirne le conseguenze. Evita la menzogna e riparti da nuove verità se la subisci.
  • merlino : L'osservazione del dolore ti impegni a farti carico delle tue responsabilità, ad essere di supporto, scudo a chi soffre.
  • merlino : Il fallimento, anche più abissale,non ci impedisca di rilanciare tutto di noi verso la vita.
  • merlino : La grande difficolta' ed il sentimento di sfiducia verso noi stessi generi proprio in noi stessi buon senso e rinnovata fiducia, intesa quale determinazione forte a ripartire, quale affermazione più convinta della volontà e della necessità di non arrendersi.
  • merlino : La semplicità è conseguenza della scelta di dire di "si" alla vita.
  • merlino : Prima di preoccuparti di cambiare il mondo incomincia ad adoperarti per cambiare te stesso.
  • merlino : Siamo nella necessità di trovare il nostro equilibrio nell'ordinario, molto più che nello straordinario.
  • merlino : È questo l'istante in cui sei chiamato a sentirti vivo. E così in ogni istante.
  • merlino : Stare insieme a chi ami non ha prezzo. È il valore più alto incarnato. L'amore è unione con l'amato.
  • merlino : Subire all'improvviso l'annientamento di sé stessi. In un attimo non siamo e rischiamo di non essere tu. Sono le occasioni più importanti per ascoltare il silenzio, fermare il tempo, rigenerare la vita.
  • merlino : La nostra società è ampiamente in crisi perché non riusciamo a rispettare neanche noi stessi.
  • merlino : La stanchezza ti chiama a recuperare energia vitale. È il tempo prezioso della ricarica. Una opportunità straordinaria di rigenerazione. Fai buon uso della tua stanchezza.
  • merlino : Occorre trovare vive in noi la bellezza e la determinante importanza prima di perdere tutto, e non dopo. Siamo ricchi e non lo sappiamo.
  • merlino : La forza interiore deriva dal tuo amore più profondo. Obbedisci a quella infinita profondità. Tutto il resto è un accessorio passeggero.
  • merlino : È proprio l'attimo di smarrimento il pretesto per farti fuori. Sii sempre sulla riga e non deviare. Questo è un tempo in cui non sono consentiti cedimenti.
  • merlino : Un attimo. Un attimo e perdi tutto. Pre-vedi. Evita l'attimo della caduta. Fai questo immane sforzo.
  • merlino : Ovunque tu vada, vai verso la vita. Fattelo dire da chi vede morire tutti i giorni.
  • merlino : Fa parte della tua integrità mantenere le promesse.
  • merlino : La forza in te ti consente di compiere prodigi. Devi solo crederci.
  • merlino : Non perdere tempo a ritenere che siano gli altri a doverti promuovere.Tocca a te promuovere te stesso.
  • merlino : La tua salute va privilegiata come bene supremo da tutelare. Non riscoprire il suo valore quando compromessa.
  • merlino : L'essere in vita è lo stato di grazia indispensabile per poter ricreare, a partire da ciascun istante, tutta la nostra vita.
  • merlino : Il mistero della morte è l'evidenza che pare infrangere in ultimo il respiro della vita. In realtà è la Vita che avvolge la morte e che dall'interno della sua mostruosità la rigenera in vita, più grande, infinita. Strada stretta, antinomia di logica e biologia: chiamala fede.
  • merlino : Si ricomincia ogni giorno. Si cade e ci si alza. Ma questa sia la tua costante tensione, oltre qualunque reiterata fragilità: preoccupati ogni giorno di amare di più.
  • merlino : Si tratta dell'unica priorità: metti al centro la Vita. La Vita al centro di tutto. La vita nell'Amore. La Vita che nell'amore è più forte della morte.
  • merlino : Se ti decidi per la vita non potrai essere distrutto, nemmeno da qualsiasi crollo delle illusioni.
  • merlino : Costruisci la tua vita su un fondamento che sostiene.
  • merlino : Non è un altro giorno. È un giorno in meno. Vivilo in pienezza.
  • merlino : Sperare è saper cogliere la primavera nell'inverno.
  • merlino : Vi sono piani di realtà di cui non puoi non tenere conto. Di cui devi tenere conto.
  • merlino : Prendere le distanze da ciò che non si condivide è di fondamentale importanza per recuperare ed espandere forze e ricchezze di vita.
  • merlino : Il dramma è doversi sopportare i bugiardi cronici istituzionali. Rispondi con l'esempio corretto. E tante volte meglio senza proferire verbo. Esempi lampanti. Nulla più.
  • merlino : Inutile e pericoloso rispondere istintivamente alle offese se non hai le idee chiare e la corretta comprensione della forza reale del tuo avversario. Aspetta, valuta, verifica e solo quando nelle reali possibilità di replica efficace rispondi a tono.
  • merlino : Devi farti sempre trovare pronto, lucido, reattivo. La sofferenza irrompe quasi sempre inaspettata nella vita. Nessuno è esente da questa sgradevolissima irruzione. Rimani quindi pronto a reagire e ad agire.
  • merlino : Siamo chiamati a nutrirci creativamente dello smisurato prodigio della vita.
  • merlino : Il nostro corpo e la nostra esistenza sono profezie di un amore incondizionato.
  • merlino : Non ti colpevolizzare se vieni rifiutato. Riparti dalle ceneri e persino da esasperazione e disperazione. Ma riparti. Nel flusso della vita. Nel dono nuovo della vita.
  • merlino : La stanchezza estrema ci porge con nitida chiarezza l'evidenza della nostra finitudine e insieme la nostra capacità di rinascita.
  • merlino : Spiegano ciò che non vivono, e vi è anche chi li ascolta.
  • merlino : Il distacco aiuta a comprendere la tua verità, e a scegliere per viverla nella sua pienezza.
  • merlino : Assapora il gusto di vivere nell'amore. È unico. Ti rende vivo.
  • merlino : Semplifica. Essenzializza. Vai all'irrinunciabile determinante. Dai al tuo tempo sostanza piena e traboccante di vita.
  • merlino : Consuma solo ciò che ti è necessario. Ciò che ti rende felice non può essere acquistato.
  • merlino : Incoraggia e supporta sempre, senza nulla chiedere in cambio, il talento altrui. Il tuo passare sia germinativo di una umanità migliore.
  • merlino : Prima di decidere valuta con attenzione il contesto esterno in cui produrranno gli effetti delle tue decisioni.
  • merlino : Non si condivide a parole.
  • merlino : Trova la forza nell'irrinunciabile.
  • merlino : Le tue parole siano donatrici di speranza.
  • merlino : Le due alleanze difficili da rispettare, quella con il passato e più ancora quella con il futuro.
  • merlino : La speranza ha un laboratorio sperimentale. Si chiama perseveranza.
  • merlino : Non abbandonare a metà l'opera intrapresa.
  • merlino : Vieni ostacolato dal malaffare? Consideralo un alto onore.
  • merlino : Tutti pronti a combattere nascosti dietro la tua schiena.
  • merlino : L'amore si volge indietro e impara, nel presente da' tutto senza riserve, ma per sua natura è aperto al futuro, guarda lontano e con coraggio si avvia, qualunque sia il tempo, verso il domani.
  • merlino : Accetta battute d'arresto. Fai di una sconfitta tesoro di espansione di vita. Proteggi il tuo amore. Respira immensità sotto le stelle.
  • merlino : L'incompiutezza ti sia alleata. Una profonda umiltà sia la tua strada maestra. Con passione e pazienza vivi, accogli e crea, durante il giorno e la notte, meraviglie nel tuo cammino.
  • merlino : Si parla troppo di gestione e quasi nulla di risultati.
  • merlino : Ciò che puoi e devi imparare solo a tue spese:la responsabilità.
  • merlino : Non rinnegare la tua verità se a causa di essa dovrai subire ingiuste e pesanti ostilità.
  • merlino : L'amore obbedisce solo a se stesso e nella finalità di se stesso.
  • merlino : Ci si rompe in ogni momento. Ci si deve curare in ogni momento.
  • merlino : Non credere quando ti dicono che la perfezione non esiste. Io l'ho incontrata, vissuta, abbracciata.
  • merlino : Fai attenzione ai professionisti del muro a tutti costi, delle barricate a prescindere. Evitali. Ignorali. Affrontali solo quando sai di essere nel giusto e di avere le spalle sufficientemente larghe.

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