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Il sesso nella vita umana e nelle relazioni sentimentali

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“Quando ti chiedi cos’è l’amore, immagina due mani ardenti che si incontrano, due sguardi perduti l’uno nell’altro, due cuori che tremano di fronte all’immensità di un sentimento, e poche parole per rendere eterno un istante”. Alan Douar



IL SESSO NELLA VITA UMANA E NELLE RELAZIONI SENTIMENTALI

Il desiderio di un’unione sessuale oltre che psicologica è una delle caratteristiche che definiscono le relazioni. Eppure il significato dell’interazione sessuale tra uomo e donna è poco compreso. Vediamo quale ruolo ha il sesso nella vita umana e nelle relazioni sentimentali.

È evidente che il sesso è molto importante per gli esseri umani. La gente dedica una quantità enorme di tempo a pensare al sesso, a tessere fantasie, vedere film e leggere libri su di esso, senza contare la pratica.

La grande importanza del sesso sta nell’intenso piacere che dà alle persone. Il piacere, per gli esseri umani, non è un lusso, ma un profondo bisogno psicologico. Nel senso più ampio del termine è un fattore concomitante della vita, il premio e la conseguenza di un’azione ben riuscita.

Per vivere, dobbiamo agire e lottare per realizzare quei valori che sostengono la vita. È attraverso la gioia e la felicità, attraverso il piacere che avvertiamo il valore della vita, che la troviamo degna di essere vissuta e siamo disposti a lottare per conservarla. Quando riusciamo a realizzare valori che promuovono la vita, la normale conseguenza è la gioia. Il piacere contiene anche un altro importante significato psicologico: ci dà l’esperienza diretta della nostra capacità di incidere sull’ambiente, di avere successo, di realizzare dei valori – in una parola di vivere. L’esperienza del piacere implicitamente contiene: la sensazione di efficacia personale, la sensazione e l’idea di essere padroni della propria vita e di avere in quel momento un piacevole rapporto con la realtà.

Il sesso è un piacere unico, in quanto integra corpo e mente, ma anche percezioni, emozioni, valori e pensieri. Offre al nostro essere nella sua totalità la più intensa forma di esperienza, dandoci un senso di noi stessi profondo ed intimo al massimo grado. Questo è, e bisogna sottolinearlo, il potenziale del sesso.

Quando un uomo e una donna si incontrano e tra loro scoppia la passione, il fattore sesso allarga e approfondisce l’area di contatto desiderata da entrambi. Il “conoscersi” al quale i due anelano abbraccia tutto il loro essere. Vogliamo esplorare la persona che amiamo con i cinque sensi: con il nostro tatto, gusto, olfatto, udito e la nostra vista. Esploriamo e condividiamo sentimenti ed emozioni più largamente e profondamente e con maggiore intensità, che in ogni altro tipo di relazione. Le fantasie sessuali del nostro partner diventano il nostro principale interesse. I suoi tratti di personalità, le sue caratteristiche e le sue attività assumono una potentissima carica spirituale, intellettuale, fisica, emotiva e sessuale.

Però, affinché ciascuno di noi possa avere una vita sessuale soddisfacente ed equilibrata occorre una consapevolezza chiara ed entusiastica della propria sessualità che comporta: una risposta positiva (senza timori e sensi di colpa) rispetto al sesso; la disposizione a vivere il sesso come espressione di sé e non come qualcosa di alieno, incomprensibile, peccaminoso o “sporco”; una reazione positiva al proprio corpo e al riconoscimento del suo valore; un apprezzamento della fisicità dell’altro sesso; la capacità di vivere l’incontro sessuale in modo libero, spontaneo e gioioso.

In linea di principio, l’acquisizione di tale consapevolezza avviene solo se riflettiamo sulle seguenti domande: “In che misura sono consapevole di me stesso come entità sessuale? Qual è il mio punto di vista sul sesso e sul suo significato nella vita umana? Come mi sento riguardo al mio corpo? (Questo non significa: “Mi trovo bello? Semmai: “Vivo il mio corpo come qualcosa che ha valore, che è fonte di piacere?). Come vedo il sesso opposto? Che cosa provo riguardo l’incontro sessuale tra uomo e donna? A che livello sono in grado di agire e reagire liberamente in questo incontro? È sulle nostre risposte implicite a queste domande che si basa la nostra psicologia sessuale.

La nostra sessualità è parte intrinseca della nostra identità personale, un individuo maturo ed equilibrato vive la propria sessualità come integrata nel proprio essere complessivo e il sesso come espressione naturale di questo essere. Essere integrati con la propria sessualità è indispensabile per sentirsi realizzati nelle relazioni sentimentali.

 


Il paradosso delle relazioni

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Non camminare davanti a me, potrei non seguirti; non camminare dietro di me, non saprei dove condurti; cammina al mio fianco e saremo sempre amici” (Anonimo cinese).

Questa, credo, sia un’espressione che ben definisca un modo sano di relazionarsi. Non solo, quindi, il riconoscimento e il rispetto dell’altro, della sua essenza, della sua unicità, della sua libertà, il favorire la sua crescita, ma anche l’attribuzione di un senso di dignità al suo essere.



 

IL PARADOSSO DELLE RELAZIONI

La vita è fatta di relazioni. Questa parola, talvolta, ha un suono ambiguo. Vorrei chiarire subito che “coltivare le relazioni” non significa cercare protezioni o favori. Si tratta di una cosa molto più importante: i rapporti umani, interpersonali. Le relazioni possono nascere per caso – come quando mette radici un seme portato dal vento (o da un’ape in cerca di polline) - ma non crescono se non trovano un terreno fertile. Quel terreno è il nostro desiderio di viverle e la nostra capacità di coltivarle.

Spesso, infatti, ci sfugge che:

una relazione è qualche cosa di vivo

 e che, come tale,

 deve essere alimentata

 per essere mantenuta in vita.

Una relazione, di qualunque tipo essa sia, nasce, evolve, cresce. La relazione vive: viene alimentata dalle persone che la rendono viva. Nel linguaggio comune abbiamo vari termini per definire una relazione, possiamo parlare infatti di amicizia, di amore, di fratellanza, di amore filiale, di sentimento per un gruppo, ecc.

In ogni caso, affinché un rapporto, di qualunque natura esso sia, possa rimanere in vita, occorre prendersene cura e concedergli del tempo, delle cure e delle attenzioni. Ci sono persone che considerano una relazione come un dato di fatto acquisito, immutabile nel tempo. La considerano “protetta”, perché spesso è formalizzata da un atto o da un contratto, come nel caso del matrimonio. Pensare questo, significa confondere la relazione matrimoniale con un pezzo di carta, non capendo che il domani si costruisce con le azioni e le intenzioni di oggi e che nulla è eternamente acquisito. Succede così, anche frequentemente, che una coppia, una volta sposata, non si preoccupi più di alimentare la relazione, pensando che il traguardo sia stato già raggiunto e che nulla potrà turbarlo. Portano così la relazione ad un’inevitabile banalizzazione e ad una probabile rottura. Tutti dovremmo imparare a comportarci in modo sano e costruttivo in una relazione per offrirle il massimo delle chance. Dovremmo nutrirla, “coccolarla”, confortarla e consolidarla quando è necessario.

C’è da premettere, però, che nessuno può garantire la durata eterna di uno scambio tra due (o più) persone, perché esse cambiano e con loro anche il loro modo di rapportarsi. Sapersi relazionare adeguatamente implica anche e soprattutto la capacità di stare soli con se stessi. Molti per sfuggire a se stessi hanno bisogno dell’altro. Il bisogno, al contrario del desiderio, suscita dipendenza, che induce un vissuto di schiavitù, di odio, di rabbia, nei confronti di se stessi e degli altri. Relazionarsi in modo autentico è il frutto di una scelta consapevole, di un impegno volto a favorire la crescita propria e altrui. Per fare questo, ancora una volta, è necessario partire da se stessi.

Interrogarsi sulla salute delle relazioni che ci stiamo vivendo significa porsi la seguente domanda: andiamo d’accordo con noi stessi o al contrario abbiamo qualche difficoltà a restare soli in nostra compagnia? Se fuggiamo i momenti in cui ci ritroviamo soli, vuol dire che c’è qualche cosa dentro di noi che è poco chiara. Dobbiamo allora riflettere su noi stessi e cominciare ad affrontare il problema: abbiamo paura di restare soli con la nostra intimità, perché non vogliamo esplorare il nostro mondo interiore? Cosa c’è di così terribile? Ora, dobbiamo sapere chi siamo se vogliamo stabilire una relazione sana, sincera e fondata su delle basi solide. Conoscere e contattare la nostra vera natura è indispensabile per essere chiari nei sentimenti, nelle idee e nel comportamento; in questo modo potremo essere degli attori affidabili nelle relazioni con gli altri.

Nella coppia, nelle relazioni professionali come nella comunità, abbiamo tutti bisogno l’uno dell’altro. La relazione a due è un elemento vitale in continuo movimento: ci muoviamo l’uno verso l’altro e ci muoviamo l’uno dall’altro e, in questo, diventa molto importante possedere la capacità di stare da soli senza sentirsi soli. D’altra parte, saper stare da soli è salutare, stare troppo da soli non favorisce il senso di responsabilità verso l’altro. Il segreto? Consolidare nella relazione l’autonomia individuale. Ciò ci consente di vivere meglio nelle relazioni e ci consente di preservare il nostro spazio vitale (o confine del sé). Lo “stare in relazione” e la capacità di “trovare l’autonomia mantenendosi nella relazione” divengono abilità fondanti per la costruzione di una relazione funzionale ed equilibrata.

Sostanzialmente, le relazioni sane, di qualunque natura esse siano, sono quelle nelle quali riusciamo a coinvolgerci mantenendo una “buona dose di indipendenza”. Può sembrare un paradosso - “com’è possibile essere indipendenti in una relazione?”- ma è così. Affinché ciascuno di noi costruisca delle relazioni sane occorre che nei rapporti sappia alternare momenti di piena condivisione, di scambio con l’altro/a (o gli altri nelle situazioni di gruppo), a momenti nei quali riesca a stare da solo con se stesso, con le proprie emozioni, sensazioni e bisogni.

 


Riconoscere e accettare le emozioni

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RICONOSCERE E ACCETTARE LE EMOZIONI

L’emozione è una sensazione che nasce dentro di noi e che si manifesta esternamente. Gli autori che si sono occupati dell’argomento non trovano un accordo sul numero delle emozioni, ma tutti considerano come emozioni di base: la paura, la collera, la gioia e la tristezza. Per alcuni, le emozioni sono il motore della vita, ma quello che è certo è che esse sono in stretto rapporto con la vostra vita relazionale. Si tratta di un fenomeno innato e naturale non controllabile, che non possiamo impedire. Ciò che caratterizza un’emozione, è:

·         il fatto di nascere in modo rapido;

·         di essere involontaria;

·         di seguire ad un evento specifico;

·         di avere una durata limitata nel tempo.

Le emozioni giocano un ruolo essenziale nelle relazioni interpersonali e nella comunicazione affettiva. Tutti gli uomini, qualunque sia la loro origine, provano delle emozioni. Per tutti, le manifestazioni corporee che le esprimono sono le stesse: aumento del battito cardiaco, aumento o abbassamento del ritmo respiratorio, pallore o rossore, modifiche ormonali, espressioni del viso. A causa delle manifestazioni facilmente reperibili, che da esse nascono, è difficile nasconderle ed è per questo che comunemente si dice che le emozioni “ci tradiscono”. Consideriamo un’emozione forte comune: la paura. Abbiamo tutti paura – o abbiamo avuto paura – di qualche cosa nel corso della nostra esistenza. Aver paura è naturale, ed è anche utile, se la situazione lo richiede. Quando siamo di fronte ad un pericolo potenziale, la paura crea nell’uomo una serie di condizioni fisiche e mentali che gli permettono di affrontarlo. Nel caso di una paura giustificata, tutto il corpo si mette in allerta massima: i muscoli sono pronti, la vista migliora, le funzioni corporee non necessarie alla fuga o al combattimento perdono di importanza. In questo caso la paura è sana e diventa persino auspicabile. Succede anche che la paura è troppo forte e produce degli effetti contrari: ci può portare alla paralisi, i muscoli sono tetanizzati (contratti) e la vista si offusca. Non riusciamo quindi a far fronte al pericolo. Si vede perciò a che punto il corpo, anche nelle sue funzioni essenziali, è legato alle emozioni. Succede anche che la paura persiste in maniera continua, anche quando non esiste più il pericolo. Questa paura senza fondamento diventa un problema che può impedirci di condurre una vita normale. Tutte le emozioni hanno una funzione ben precisa. La gioia permette di gestire le situazioni che vanno a buon fine. Si esprime con un sorriso “vero” che si distingue dal sorriso “falso”, perché i muscoli facciali si contraggono in modo spontaneo. Essa può essere percepita soltanto quando altre emozioni (paura, tristezza, collera) sono assenti e il corpo è disteso e sereno. La collera interviene per gestire le questioni di territorio e per organizzare la difesa quando ci si sente invasi. Essa si manifesta con delle espressioni di attacco, mettendo in movimento tutte le parti del corpo, affinché siano pronte per servire in caso di bisogno. La tristezza è necessaria per gestire gli affari di perdita e si manifesta con il desiderio di ritirarsi e di restare soli per elaborare il lutto che ogni separazione definitiva impone. I muscoli si rilassano mentre in genere quelli della zona orbitale si contraggono. La paura, che abbiamo visto, è necessaria nei momenti di pericolo o sentiti come tali. Tutte le emozioni sono le benvenute nella vita di tutti i giorni, perché hanno un ruolo importante da svolgere, ma possono anche diventare invalidanti, quando invece di accompagnarci, ci invadono e ci rendono la vita difficile. Al giorno d’oggi siamo in molti a non saper gestire in modo corretto le nostre emozioni: cerchiamo di tenercele dentro e di non mostrarle. Da questi atteggiamenti, nascono i luoghi comuni, per cui non sta bene piangere o arrabbiarsi davanti agli altri, farsi vedere tristi o troppo contenti e tanto meno dire “ti voglio bene” ai propri cari! Malgrado queste false credenze comuni, è molto più costruttivo considerare come normale e giustificato:

·         essere tristi e piangere quando, per esempio, il /la fidanzato/a ci lascia per un’altra persona;

·         esprimere l’amore verso i propri figli anche attraverso le parole;

·         urlare quando se ne prova il bisogno, come quando siamo arrabbiati;

·         essere pieni di gioia quando riceviamo un riconoscimento;

·         tremare dopo aver rischiato di ferirci durante un incidente.

Ci può capitare anche di voler rifiutare di vedere le emozioni che gli altri esprimono: spesso scappiamo dinanzi a queste manifestazioni perché le emozioni ci mettono a confronto con una realtà che non vorremmo vedere. Dalla negazione delle emozioni possono nascere frasi del tipo:

·         Va bene, va sempre tutto bene.

·         Non c’è nessun problema.

·         Nella vita non bisogna darsi troppa retta, non è necessario ascoltarsi.

Quando non c’è chiarezza né trasparenza nella gestione delle emozioni, non possiamo far nascere o mantenere una relazione sana e costruttiva. Prima o dopo questa mancanza di chiarezza nei nostri confronti e verso gli altri creerà dei problemi nella nostra relazione. È necessario accettare pienamente le proprie emozioni e permettere che esistano. In seguito, bisognerà lavorare su di esse, imparare a conoscerle, a gestirle, per stare bene con se stessi e stabilire con gli altri delle relazioni senza ambiguità. Soltanto così potremo accogliere e ricevere serenamente le emozioni di chi ci sta vicino e di tutti coloro che incontriamo sul nostro cammino.

 


Accettiamo noi stessi

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ACCETTIAMO NOI STESSI

La condizione basilare per riuscire a vivere secondo la nostra vera natura è quella di avere stima si sé. Per questo, dobbiamo prima di tutto accettarci e volerci bene. Ma che cosa vuol dire in realtà? Innanzi tutto, accettare e prendere consapevolezza che siamo esseri umani e come tali non possiamo essere perfetti. Ciononostante, è importante ricordare che:

Siamo unici e perfetti nella nostra imperfezione.

È come se ognuno di noi fosse uno dei tanti tasselli che compongono un grande puzzle. Ogni parte è unica e necessaria alla costruzione del tutto e la sua forma non può essere un cerchio perfetto, perché se così fosse non si incastrerebbe con gli altri pezzi. Diventa perciò estremamente importante che ognuno di noi riempia perfettamente la propria forma, anche se imperfetta, per permettere anche agli altri di modellarsi nella loro, al fine di formare il puzzle intero. Ogni individuo, essendo unico, non può assomigliare ad un modello o essere paragonato a un’altra persona. Nel senso opposto, non potrà neppure fondersi e annullarsi, perdendo la sua identità, in un gruppo. L’idea della singolarità e quella “dell’imperfezione imperfetta” è difficile da accettare da un gran numero di persone. Nel voler assomigliare a qualcuno, abbiamo forse l’illusione di avvicinarci alla nostra idea di perfezione… sfortunatamente (o fortunatamente?) l’idea di perfezione rimane esclusivamente nel mondo delle idee. Risulta impossibile stabilire in assoluto se siamo molto o poco intelligenti, sensibili, socievoli o capaci. Rispetto a chi? Secondo quali criteri? I parametri cambiano a seconda di chi li formula, della cultura e dell’epoca in cui viviamo. Per progredire nel cammino della vita occorre anche amare se stessi, ovvero accettarsi incondizionatamente per ciò che si è. Individuare quali sono i nostri punti forti e quelli deboli, le nostre potenzialità e aspirazioni, liberi da ogni paragone, ci aiuta ad avvicinarci a essere quello che veramente siamo.

Avviamoci alla nostra vera natura,

a ciò che veramente siamo

e non a ciò che sono gli altri.

Essere in contatto con i desideri più profondi presenti in noi ci porta ad essere in accordo con gli altri e sereni con noi stessi. I punti di riferimento sono all’interno di ogni individuo, perché nessuna ricchezza esterna può portarci equilibrio e armonia se non abbiamo prima imparato a comprendere e accettare la nostra natura. Quando riusciamo a essere noi stessi, arriviamo allora a fare le cose che amiamo con le persone che ci sono care. A prima vista queste idee possono sembrare banali e facili da realizzare, ma in realtà si tratta di un’impresa difficoltosa, visto che pochi riescono a metterla in pratica. È così difficile ascoltare il proprio cuore?

Eppure quando viviamo seguendo la via del cuore, la gioia è presente dentro di noi.

La gioia è in ogni cosa, sta a noi scoprirla. Confucio

Sta ad ognuno di noi, una volta liberati dai modelli culturali e sociali imposti, trovare il sentiero che la vita stessa traccia appositamente per noi, per esprimerci pienamente e serenamente. Ciononostante, la nostra cultura può complicare e rendere difficile il rapporto con noi stessi, perché ci spinge ad essere diversi da quello che siamo in realtà. Ci porta a non essere mai soddisfatti del nostro aspetto fisico e/o mentale e a correggerci per essere più magri, più giovani, più sportivi, più informati, più alla moda per arrivare a identificarci con i modelli di riferimento che ci vengono proposti. Il vero coraggio dell’uomo moderno è comprendere veramente chi è e dove sta andando.

Ecco cosa insegna il Dalai Lama, premio Nobel per la pace:

“Metto al primo posto la pace della mente: se la vostra mente è in pace, la salute seguirà; gli esseri in pace attirano i buoni amici e un atteggiamento felice attira generalmente il denaro. In ogni caso, colui o colei che possiede la pace nella mente userà il denaro in modo corretto… Una mente sana, che funziona in modo positivo, è tutto. Osservate però cosa succede quando si invertono le priorità: si è mai vista una persona ricca con una salute non buona, senza pace interna e senza amici, poter essere felice? Ciò mi sembra impossibile.”

Imparare a riconoscere noi stessi ci dà la possibilità di accettare la realtà che ci circonda. La prima tappa nella conoscenza di sé, è la consapevolezza di quelli che sono i punti forti e i punti deboli che ci caratterizzano. Tutte le esperienze che viviamo sono necessarie per capire gli aspetti della nostra persona e metterci in contatto con la nostra vera natura. Accettare noi stessi significa anche e soprattutto accogliere l’idea di cambiare, di evolvere e di vivere “molteplici nascite” per migliorare noi stessi. Panta rei, tutto è in movimento, tutto cambia e gli avvenimenti sono un susseguirsi di morti e di rinascite. Non vi è nulla che duri perennemente nella vita, ogni esperienza nasce e termina e non possiamo ostacolare questo movimento. Nel corso della vita cambiamo in continuazione. Oggi non siamo più quelli che eravamo ieri, persino il nostro modo di pensare, così come il nostro universo affettivo mutano senza sosta, anche se ce ne accorgiamo soltanto in certi momenti. Per capirlo basta constatare che oggi, pur dinnanzi al medesimo avvenimento, la nostra reazione non è più quella che avremmo avuto in passato.

Normalmente diciamo che maturiamo o che invecchiamo;

 in realtà cambiamo e basta.

Ogni evoluzione è un momento importante della nostra vita che occorre accogliere e assecondare. Coloro che resistono al cambiamento vanno contro corrente, sprecando e disperdendo in questo modo molte energie inutilmente, perché nulla può fermare il corso della vita.

 


Le tre dimensioni dell'uomo

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Sono trascorse circa tre settimane dal nostro ultimo convegno e ci tenevo particolarmente ad inserire nel nostro sito l’intervento del dr. Luigi Mangione, farmacista di Taranto, che ha relazionato sul tema “Vivere significa…”. Oltre alla sua visione sulla vita che condivido pienamente, ciò che mi ha colpito di Luigi è la sua semplicità, il suo profondo amore per la natura, la sua capacità di osservarla e di saperne cogliere la bellezza attraverso la fotografia. Sono rimasta incantata nel vedere una delle sue ultime pubblicazioni, una raccolta di fotografie sulle magnificenze naturali della mia terra (la Puglia). Le sue parole, la sua concezione della vita e della natura hanno avuto in me una forte risonanza, intanto perché condivido il senso di benessere che ciascuno di noi può trarre stando a contatto con la natura e poi perché è un uomo di ottantasette anni. Sentire parlare una persona anziana sul significato della vita ha un certo impatto, lascia maggiori spunti di riflessione, cogli la saggezza e apprezzi ancora di più la vita che è dinanzi a te.  

 

LE TRE DIMENSIONI DELL’UOMO

L’uomo vive in tre dimensioni: una dimensione sociale, una biologica e una divina.

La dimensione sociale è quella che nell’arco dei millenni e col procedere della civiltà l’uomo ha via via costruito intorno a se facendosi continuamente condizionare e soffocare. Essa è artificiosa, innaturale e a volte ossessiva e alienante. Tutta la nostra vita è impregnata di essa. A differenza delle altre due dimensioni, è molto mutevole nel tempo. Essa è fatta e si estrinseca attraverso tutte le nostre convenzioni sociali; dalla mattina alla sera noi non facciamo che occuparci e preoccuparci di come meglio ottemperare e soddisfare la nostra vita sociale. Anche della nostra professione e del nostro lavoro noi non vediamo, tranne rari momenti, che il suo arido alienante lato sociale: innanzitutto il lucro, senza limiti di accumulo (IL DENARO CHE CI SERVE CI RENDE LIBERI, IL DENARO CHE ACCUMULIAMO CI RENDE SCHIAVI DI ESSO. J.J. ROUSEAU), poi la carriera spesso frutto di poco ortodossi compromessi politici e appoggi della cosiddetta “casta”. Per fortuna Dio è grande e non sempre è così e il merito trionfa: ne è un preclaro esempio il mio amico Mario Balzanelli.

L’ottemperanza al pagamento delle numerose tasse, i rapporti con i vari uffici e del comune e dello stato; col nostro amministratore; parcheggiare bene la macchina più volte al giorno. Una vera impresa questa.

Per non parlare poi di tutte le altre incombenze relative alla nostra vita privata e che investono anche la nostra famiglia. Alludo ai rapporti sociali, e direi solo tali, col nostro prossimo.

L’ostentata appartenenza ai vari circoli più o meno esclusivi, autentiche palestre di narcisistico esibizionismo e tronfia vanità. Quell’inumano accordare con degnazione la nostra preziosa considerazione a chi socialmente non sta alla nostra altezza. Quel malcelato razzismo sociale che è ben peggio del razzismo etnico e di colore.

L’ottemperanza alle varie mode seguendo i canoni di qualche santone della HAUT-COUTURE; l’essere IN o OUT secondo i cervellotici e capziosi dettami di qualche VIP di successo o di qualche grosso esponente dei MASS-MEDIA. Ormai il GOSSIP prende quasi tutte le prime pagine delle riviste che si pubblicano e gran parte della televisione.

Impera l’erotismo (LA DIMENSIONE SOCIALE DEL SESSO) in tutte le sue storpiature e varianti e non l’amore quello vero autentico fisico e spirituale. Quell’atto di intensissimo amore tra un uomo e una donna donatoci da Dio per generare una nuova vita e la continuazione della specie. Che dire della religione (LA PAROLA DI DIO) che spesso si perde in una infinità di rituali e non nella sua operosità di vita quotidiana. Tutto ciò e altro ancora costituiscono la nostra DIMENSIONE SOCIALE.


La nostra dimensione biologica
noi ovviamente la viviamo bellamente tutti i giorni e in tutti i momenti della vita: quando respiriamo, quando abbiamo cura del nostro corpo, quando facciamo l’amore con la nostra amata compagna e soprattutto direi quando ci nutriamo utilizzando i meravigliosi doni che Dio ci ha elargito per il nostro sostentamento.

Assaporare, gustare queste insostituibili meraviglie della natura con voluttà, consapevolezza e pieno appagamento è semplicemente stupendo, specie se questi preziosi doni che Dio ci ha dato li gustiamo e li utilizziamo nella forma più autentica e genuina, così come Lui li ha creati, magari cercando a volte solo di accoppiarli mescolarli ed elaborarli nella maniera più sobria, semplice e naturale possibile.

Dal sorseggiare un fresco infuso di caffè, a qualsiasi pietanza o frutto o dolce noi viviamo questa dimensione che, a volte in rari momenti, può assumere i tratti di un autentico momento magico: quando per esempio abbiamo la fortuna, raramente purtroppo, di addentare un pezzo di pane fragrante di forno, o meglio ancora quando in aperta campagna assaporiamo un frutto maturo appena colto dall’albero. Oserei dire in simili bellissimi momenti noi viviamo un’autentica comunione con Dio.

Purtroppo parecchi di noi, invece, abbastanza stolidamente questa dimensione la sviliscono e la vivono frettolosamente quasi fosse una pratica da sbrigare nel più breve tempo possibile.

Mentre mangiamo vediamo la televisione o diamo una sbirciatina al giornale e non gustiamo con consapevolezza il cibo.

Il pranzo spesso diventa una colazione di lavoro, se non addirittura lo si salta e al suo posto si consuma un frettoloso BREAK freddo a base di SANDWICH, crostini e preconfezionati. La cena a volte diventa una cena sociale in cui si discute di lavoro.

In altre parole anche questa bellissima dimensione l’uomo la rende spesso il più possibile SOCIALE.


La nostra dimensione divina
si estrinseca soprattutto in due modi:

Primo con l’adorazione e al tempo stesso ammirazione e contemplazione della natura, così infinitamente bella nei suoi colori, nelle sue forme, nella sua autenticità.

Nell’arco delle stagione essa cambia continuamente e per tonalità di colori e per forme e fogge, restando sempre di una bellezza indescrivibile di cui non ci si appaga mai.

Percorrete a piedi, specie al tramonto, un sentiero di campagna o meglio ancora, calpestando la nuda terra inoltratevi in un uliveto, un vigneto, tra le messi di un campo di grano, verde o dorato che sia, un mandorleto o un pescheto in primavera e scoprirete dei colori, delle forme naturali delle composizioni spontanee di fiori di campo di una bellezza ineguagliabile che solo Dio può aver dato. Vi sentirete permeare di una pace immensa e di un assoluto appagamento di voi stessi in un tacito, intimo colloquio con Dio.

L’altro modo in cui si estrinseca la nostra dimensione divina è l’amore per tutte le creature: per le piante, gli animali, e gli esseri umani in particolare.

Intendo naturalmente l’amore nel senso più completo, rigoroso, sincero, intimo disinteressato e silenzioso possibile.

Difficilmente il nostro amore per il prossimo varca i confini della nostra famiglia, al massimo di qualche amico. Guardiamoci bene con schiettezza dentro di noi e forse scopriremo che quello che crediamo amore per i nostri cari è spesso un egoismo camuffato o amore interessato. Spesso, infatti, amiamo i figli più buoni, più studiosi, più ubbidienti, quelli, come si suol dire, che ci danno maggiore soddisfazione, quelli discoli meno, dimenticando che Dio ha amato di più il figliol prodigo perché più bisognoso d’amore. L’amore vero, autentico è quello totale, grandissimo.

La via che conduce a Dio non è in discesa è tutta in salita, fatta di silenziose, sofferte conquiste in un continuo miglioramento di noi stessi.

La gentilezza, la cortesia, la disponibilità, la correttezza, la professionalità, l’onesta, l’educazione, la generosità, la sincerità sono tutte cose queste inscindibili tra loro che fanno parte di una sola matrice l’amore.

Rifacendomi alla cristallografia direi che l’amore è come una fulgidissima gemma che Dio ha cristallizzato in tante facce. In ognuna di esse c’è una delle doti prima elencate.

Pertanto cerchiamo di vivere il più possibile quel “LUNGO, MERAVIGLIOSO, IRRIPETIBILE MOMENTO MAGICO CHE E’ LA NOSTRA VITA CON GIOIOSO SLANCIO D’AMORE VERSO DIO, IL PROSSIMO E LA NATURA.”

Non indugiamo a comprenderlo e attuarlo, potrebbe essere troppo tardi.

 

Luigi Mangione

 


Riflessioni sul Convegno del 28 e 29 Maggio 2010

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RIFLESSIONI SUL CONVEGNO DEL 28 E 29 MAGGIO 2010

Il 28 e 29 Maggio il nostro team con la leadership del dr. Mario Balzanelli, ha realizzato a Taranto un convegno sulla Cultura della Vita, “Da una buona strada nella vita ad una buona vita sulla strada”. Anche questa volta non potevo esimermi dal condividere con tutti voi le mie riflessioni sul meeting appena conclusosi e l’ho fatto partendo da una definizione sulla Vita, fornita da uno dei relatori, il dr. Luigi Mangione (farmacista di Taranto), che mi ha particolarmente colpita ed affascinata e che volevo fosse assolutamente riportata anche nel nostro sito.  Che dire a caldo su queste due giornate? Intanto, che nella nostra campagna di prevenzione primaria sugli incidenti stradali, a differenza di altre, poniamo in figura, in primo piano la “VITA” anziché la “MORTE”, sicché l’incipit dei nostri congressi è diffondere una Cultura della Vita.  Inoltre, in questo simposio abbiamo anche festeggiato il terzo compleanno di “Un Messaggio per la Vita”, una campagna di sensibilizzazione contro le stragi sulla strada denominata anche “Un Messaggio per non Morire” ed abbiamo presentato la seconda edizione di Principi per una Buona Vita, un manuale di sicurezza e tutela della persona che sarà distribuito in tutte le scuole dell’obbligo quando il Primo Soccorso diventerà materia curriculare. Due giornate piene ed intense che hanno visto coinvolte diverse figure istituzionali, professori universitari, giornalisti, opinion leader della nostra campagna, operatori della protezione civile, operatori del 118, associazioni di volontariato, allievi, professori e dirigenti scolastici di alcuni istituti della scuola superiore di Taranto, etc. Cosa mi porto a casa dopo questa esperienza? Sicuramente molta stanchezza fisica ma nel contempo una piacevolissima sensazione di arricchimento, tanti input ed una gran voglia di continuare a perorare la nostra causa: promuovere una cultura sulla qualità della vita. È bella, stimolante, familiare e accogliente l’area che si respira nel nostro team e nei nostri convegni, ciò che convoglia le nostre competenze professionali ed umane è sicuramente il forte senso di appartenenza al gruppo che ci caratterizza e il riconoscere pienamente i principi sui quali si fonda il nostro progetto. Le indagini statistiche, nella provincia di Taranto, rilevano che la mortalità a causa degli incidenti stradali è diminuita solo del 16% dal 2007 ad oggi (data di inizio della nostra campagna di prevenzione primaria sulle condotte infortunistiche), per noi questo, anche se minimo, è comunque un dato incoraggiante che ci fa da sprone e ci dà la motivazione a continuare ad andare avanti. Tanto si può e si deve ancora fare affinché tutti, giovani e meno giovani, vengano realmente sensibilizzati alla Vita come un dono prezioso, infatti a tal proposito ritengo che i frutti del nostro operato si potranno raccogliere solo e forse tra qualche anno. Voglio concludere le mie riflessioni sul nostro congresso con due pensieri di Nietzsche tratti dalla sua opera Aurora che sintetizzano, semplicemente, la nostra ragione d'essere. Eccoli riportati qui di seguito:


Da non dimenticare!
– Quando più in alto ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a coloro che non possono volare.

  

 

Noi, aeronauti dello spirito! – Tutti questi temerari uccelli che volano là in lontananza, in estrema lontananza, - di sicuro! A un certo punto non potranno più andar oltre e si appollaieranno sull’albero di una nave o su un piccolo scoglio – e grati per giunta di questo misero rifugio! Ma a chi sarebbe lecito trarne la conclusione che dinanzi a loro non c’è più nessuna immensa, libera via, che essi sono volati tanto lontano quanto si può volare! Tutti i nostri grandi maestri e precursori hanno finito per arrestarsi, e non è il gesto più nobile e leggiadro quello con cui la stanchezza si arresta: anche a me e a te accadrà così! Ma cosa importa di me e di te! Altri uccelli voleranno oltre! Questa nostra consapevolezza e fiducia spicca il volo con essi facendo a gara nel volare in alto, sale a picco sul nostro capo e oltre la sua impotenza, lassù in alto, e di là guarda nella lontananza, anti- vede stormi d’uccelli molto più possenti di quel che siamo noi, che aneleranno quel che noi anelammo, in quella direzione dove tutto è ancora mare, mare, mare! – E dove vogliamo dunque arrivare! Al di là del mare? Dove ci trascina questa potente brama, che per noi è più forte di qualsiasi altro desiderio? Perché proprio in questa direzione, laggiù dove fino ad oggi sono tramontati tutti i soli dell’umanità? Si dirà forse un giorno di noi che, volgendo la prua a occidente, anche noi speravamo di raggiungere le Indie, - ma che nostro destino fu quello di naufragare nell’infinito? Oppure, fratelli miei? Oppure? -


 


La passione per sviluppare le nostre potenzialità

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LA PASSIONE PER SVILUPPARE LE NOSTRE POTENZIALITA’

Dopo aver fatto l’amore, oltre che con i corpi, con le anime spoglie e partecipi, abbiamo una percezione di noi diversa. La fusione con l’altro, il confine dell’Io abbattuto e le barriere crollate rendono il nostro sguardo luminoso e morbido, il viso disteso, la bocca disponibile, il corpo fluido, caldo e pieno di grazia. Il nostro cuore accoglie e percepisce la realtà per quella che è, senza giudicare e il suo stretto complice per questo sguardo nuovo alla vita è il corpo con i suoi sensi risvegliati e desti. Almeno così dovrebbe essere in teoria. È vero anche per te?

Supponiamo che sia sempre così per tutti. Ci sono altre circostanze o eventi durante le nostre giornate, in cui proviamo le stesse sensazioni? Non conosco la tua risposta, ma temo che non sia così facile trovare momenti nella nostra quotidianità, in cui viviamo collegati con il cuore e con il corpo, e dove la mente, veicolata dalle percezioni sensorie e corporee, soddisfa i desideri profondi del nostro sentire. I bambini vivono sempre in questo stato passionale per la vita: sono in contatto costante con il loro sentire ed esprimono nell’immediato, senza intervalli di tempo, senza filtri e censure, ciò che si muove dentro di loro. Agiscono spinti dalla passione; a partire da essa sentono e non si stancano, non si annoiano, non portano rancore, si muovono con grazia e i lori occhi osservano il mondo nella sua realtà. E questi occhi puri, senza giudizio e senza aspettative… che cosa vedono? Vedono solo il bello. Per loro il bello è ciò che semplicemente è.

La vita è impregnata di energia erotica. È la cultura occidentale che ha tagliato fuori il nostro corpo e i nostri sensi e, facendo così, ha circoscritto e amputato la fonte inesauribile e colma di energia creativa che l’essere umano possiede. Non è questo l’argomento di cui voglio trattare, ma suggerisco comunque una riflessione: ogni volta che siamo a contatto con la nostra natura e la esprimiamo, siamo anche carichi di energia erotica che, se non ci sono censure, si esprime e si percepisce anche nel corpo. Qualunque cosa facciamo con passione, con presenza totale perché motivati dal nostro sentire, produce energia erotica, ben-essere e gioia.

Nel periodo contemporaneo, caratterizzato dai mass media, dai computer, dall’immagine e dalle conseguenti aspettative, accade che l’energia delle persone sia sempre più spostata nella parte razionale o mentale e sia sempre più debole la connessione col proprio corpo, col sentire profondo, con le emozioni e quindi anche con l’energia erotica. Anzi, nel negare il valore al corpo, l’energia erotica viene fatta coincidere completamente ed esclusivamente con quella sessuale. È un errore identificare l’energia erotica con l’atto sessuale: l’energia sessuale è una forza motrice per tutto l’organismo degli esseri umani e continua ad essere attiva anche quando non è più possibile l’atto sessuale, ma è inscindibilmente legata al corpo e alle sue sensazioni e percezioni. Ma oggi, il corpo è erotizzato, quindi spesso possiamo confondere il fluire dell’energia vitale identificandola con la necessità di avere un rapporto sessuale, piuttosto che esprimerla in un’attività creativa di qualunque tipo.

Questa energia vitale erotica, data dalla connessione mente, cuore e corpo e dalla capacità di un “sentire” profondo deve fluire continuamente e non soltanto quando facciamo l’amore e abbiamo un contatto pieno con l’altro, perché il lasciarla scorrere in tutto l’organismo produce salute e aiuta lo sviluppo delle potenzialità in ciascuno di noi.

 


Sensibilità sensoriale: la porta al piacere

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SENSIBILITA’ SENSORIALE: LA PORTA AL PIACERE

Che cosa ci permette di vivere a contatto con la vita fuori di noi? Come possiamo percepire la nostra vita interiore, i nostri sentimenti? Come possiamo distinguere la vera motivazione che nasce dal profondo sentire, da quello che origina dall’esterno come pensiero o emozione? La risposta non è scontata. Esiste un’unica fonte di energia dentro di noi e un unico canale attraverso il quale percepire i sentimenti che, come sappiamo, sono energia e il ponte, lo strumento per contattarli, è il nostro corpo e i suoi sensi.

Questo potrebbe voler dire che dentro di noi e più specificamente, nella materia che compone il nostro corpo, abiti un’intelligenza superiore a quella mentale. Si tratta della stessa forza che spinge il seme a diventare una pianta, a esprimere nella materia il suo progetto di vita.

Come accedere a questa energia che saprebbe dove portarci? Come riconoscere, decodificare il linguaggio dell’energia, dell’anima, del nostro progetto di vita? Come si esprime?

La nostra anima è direttamente collegata con il corpo, o meglio, è il corpo. Se lasciamo da parte la mente con i suoi giudizi, progetti e condizionamenti, questa energia sa bene dove portarci e non solo è in sintonia con i nostri talenti, la nostra natura, ma anche con il fuori, con il mondo esterno. Quali sono i canali con i quali sintonizzarci quando vogliamo essere in ascolto della nostra anima? Quali sono i ricettori del nostro corpo? I sensi, il calore del nostro corpo, la morbidezza della nostra carne, l’umidità dei nostri orifizi, la pulsione degli organi, la sensibilità dei nostri organi di senso. Come si riconosce uno stato di ben-essere? Ci riempiamo spesso la bocca di questa parola, ma in realtà è come se avessimo perso il suo significato.

Solitamente siamo in ascolto del nostro corpo solo quando una delle sue parti sta male o vive un qualche tipo di carenza, ma lì siamo in contatto con il dolore e non con il corpo e la sua saggezza. Oppure, l’altro estremo, sentiamo il nostro corpo quando percepiamo un piacere esaltante e forte. Quindi abbiamo bisogno di stimoli sempre nuovi e più forti perché possano essere percepiti dai nostri sensi sempre più attutiti e anestetizzati.

Il corpo è anche un mezzo, l’unico mezzo, per essere in contatto con il nostro sentire. È attraverso il corpo e le sensazioni che ci trasmette (battito cardiaco, respirazione, calore, tensioni, ecc.) che possiamo percepire la tristezza, la gioia, il disagio, il risentimento, il piacere. Oggi, però, i nostri sensi sono sordi ad un ascolto più sottile, non solo per quanto riguarda gli stimoli esterni, ma anche per quelli interni; abbiamo bisogno di grandi emozioni e sensazioni per sentirci vivi. La vita non basta più. Non la sentiamo più né fuori di noi né dentro di noi.

Cominciare ad affinare i nostri sensi e renderli più sensibili è possibile, ed è un rimedio persino molto piacevole. In psicoterapia (individuale e di gruppo) ed in formazione spesso mi capita di suggerire ai miei pazienti e ai miei corsisti di vivere con vigilanza e consapevolezza gli stimoli visivi, olfattivi, uditivi, tattili e gustativi, operando anche una selezione accurata degli stimoli da portare dentro di sè attraverso i sensi. Ed è incredibile come ogni volta accadano trasformazioni profonde. Man mano che siamo posizionati dentro il nostro corpo - l’unica parte di noi sempre nel presente - la mente si svuota e si tiene pronta per svolgere il suo lavoro, mentre la consapevolezza e l’osservazione si orientano completamente sul presente: sul nostro stato interiore e su ciò che arriva dal mondo esterno. Ciò crea una vera relazione, il vero contatto con noi stessi e gli altri, e ci fa sentire vivi e vitali. Riacquistata la sensibilità del corpo avremo recuperato il dono di percepire i sentimenti, altrimenti ci perdiamo nella ricerca di sensazioni…

Che cosa ci impedisce di essere sempre in contatto con la nostra interiorità, con i nostri sentimenti?

I sentimenti sono energia, in sé non sono né positivi né negativi. Quando andiamo a creare quegli spazi vuoti di ascolto, emerge questa energia, spesso compressa e trattenuta, e può fare paura. In realtà, se non cerchiamo di dargli nomi, definizioni, ma le lasciamo semplicemente lo spazio nel corpo, essa comincia a fluire. Una volta che abbiamo l’esperienza nel corpo, che dentro di noi non c’è nulla di minaccioso o distruttivo, ma solo energie compresse, possiamo affrontare i momenti di introspezione, di spazio vuoto e solitudine e portarci sempre più vicini al nostro sentire.

 


La Forza Vitale: un bene inesauribile

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LA FORZA VITALE: UN BENE INESAURIBILE

Che cos’è l’energia, la forza vitale? L’energia è la “forza che muove”. Nell’essere umano dove risiede la fonte di questa energia?

Se osserviamo i bambini quando possono esprimersi in libertà, ci meravigliamo che in loro questa fonte è inesauribile. Perché spesso i bambini non sentono stanchezza? Perché non si risparmiano con l’intento di dosare le energie per un ipotetico “dopo”? È  probabile che loro sentano un ricarico costante di energie vitali mentre si esprimono, piuttosto che un consumo. E quando arriva la sera, semplicemente crollano perché è il loro corpo che è spossato.

In realtà, anche noi adulti abbiamo la stessa quantità e qualità di energia dei nostri bambini solo che crescendo e a causa dei condizionamenti sociali che riceviamo ne perdiamo la consapevolezza. Rifletti sui momenti della tua vita in cui sei stato particolarmente carico e vitale. Che cosa accadeva nella tua vita in quel periodo? Che cosa ti faceva alzare dal letto riposato e non avere sonno prima di sentirti stanco a livello corporeo?

Qual è allora la fonte della vitalità dentro di noi?

Possiamo ben osservare che nella nostra società basata prevalentemente sulla performance, l’energia che usiamo è quella della mente, della volontà razionale, che si muove verso un fine, verso un obiettivo che vogliamo raggiungere. A volte siamo anche spinti da una carica emotiva che nasce dalle paure, per esempio, stringiamo i denti e lavoriamo tanto per terminare il pagamento del mutuo di una casa; ci siamo dati l’obiettivo di laurearci anche se la facoltà che abbiamo scelto non ci interessa più; dobbiamo essere dei genitori e dei coniugi perfetti e metterci in secondo piano per essere all’altezza delle nostre aspettative e, forse, un giorno, ricevere una medaglia al valore che magari non arriverà mai. Per raggiungere qualunque tipo di obiettivo all’infuori di noi, usiamo l’energia dello sforzo, l’energia della mente. Questo tipo di energia dà, apparentemente, una grande energia ma inevitabilmente ci esaurisce e non si ricarica.

Invece, l’energia che nasce da uno stato di pace e che ha la particolarità di essere inesauribile, risiede altrove. Questa forza possiamo chiamarla motivazione, per renderla pratica alla nostra osservazione. Se c’è la motivazione vera, tutte le cellule del corpo, come uno stormo di uccelli, si dirigono nella stessa direzione. E non si tratta della motivazione che ci spinge verso un obiettivo fuori di noi. Si tratta della motivazione profonda (dell’Anima, del Sé) che fa produrre energia: l’energia è movimento, ovvero calore; il calore è la passione ed è la passione che genera il processo creativo.

Motivazione. Passione. Creatività. Tutto ciò è funzionale e perfetto alla libertà della persona e del proprio essere, a meno che non subentrino i condizionamenti che generano degli ingorghi energetici.

Quindi, se l’energia è la motivazione, è fondamentale chiedersi: da dove proviene tale motivazione? Dalla mente, dalle emozioni oppure da qualche altra parte? La motivazione che arriva dalle emozioni e dalla mente è sempre un input derivante dal mondo esterno. Esiste, tuttavia, un’energia sottile, delicata la cui fonte risiede in noi: è l’energia vitale, il Sentimento. La motivazione profonda è il sentimento, l’energia che anima e vivifica l’individuo e permette il processo di individuazione ed autoaffermazione. Le azioni che nascono dal sentimento sono quelle che ci portano alla realizzazione del nostro progetto di vita, il cui compiere non avviene con la fatica, ma provoca gioia e gratificazione profonda. Molte mitologie, nonché la Bibbia, parlano del matrimonio con se stessi; unire il nostro profondo sentire con le nostre azioni, senza dimenticare che il “come realizzarlo” viene deciso dal principio Padre, che corrisponde ai valori quali: disciplina, rispetto, fattibilità, analisi, logica, conoscenza e raziocinio. La forza vitale potremmo anche chiamarla autenticità o responsabilità (nel senso di essere liberi e autonomi) di scegliere le nostre esperienze e di essere noi stessi. La consapevolezza, invece, è la comprensione profonda della motivazione (sentimento/ passione) per la quale si agisce.

 


Prendimi l'anima

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PRENDIMI L’ANIMA

Che cos'è l'anima, che cos'è la psiche? Può l'anima nei suoi risvolti più profondi, spirituali ed interiori, essere in profonda comunicazione con la psiche? Che cos'è l'amore?
Amore e Psiche, gli eterni amanti descritti da Apuleio (scrittore latino) e raffigurati dal Canova in un'allegoria che racchiude profondissimi significati mistici e psicologici.

Sono queste immagini, queste figure, che mi sono affiorate alla mente quando ho visto per la prima volta il bellissimo e drammatico film di Roberto Faenza: "Prendimi l'anima".
Un film del 2002 che ricorda la profonda e tormentata storia d'amore fra lo psichiatra Carl Gustav Jung ed una sua paziente, l'ebrea russa Sabina Spielrein, poi diventata a sua volta celebre psicoanalista. Una storia che venne alla luce proprio di recente, anche per mezzo dello studio delle conversazioni epistolari fra il padre della psicanalisi Sigmund Freud ed il suo allievo Jung.
Sabina Spielrein è una fragile donna che nel 1904 fu ricoverata - a soli vent'anni - in una clinica nei pressi di Zurigo in quanto gravemente malata di isteria.
Qui la accoglierà amorevolmente uno Jung alle prime armi, dedito a sperimentare per la prima volta i metodi di Freud.
Metodi diametralmente opposti rispetto a quelli coercitivi in voga all'epoca, fatti di docce fredde e camicie di forza. Il metodo freudiano - che sarà poi alla base di quello junghiano - si fonderà infatti sul dialogo franco ed aperto fra paziente e medico e sulla libera associazione delle parole (mai come in questo film sono stati messi in evidenza, sul grande schermo, i rudimenti di tale metodo).
Sarà proprio la fiducia della Spielrein nei confronti di Jung a garantirle la piena guarigione. Una guarigione - raffigurata - nel film di Faenza, dalla bellissima scena della Spielrein (interpretata da una magistrale Emilia Fox) che canta e suona "Tumbalalaika" (clicca su Tumbalalaika), canzone d'amore russa della tradizione ebraica, accompagnata dai sorrisi e dagli applausi di tutti i malati psichici della clinica. E da uno Jung che si farà coinvolgere nella danza, con l'evidente disapprovazione di tutti gli altri psichiatri, che già allora lo consideravano un tipo bizzarro.
"Non ci può essere cura senza amore", afferma Jung nel film stesso, che ricorda una delle sue celebri massime: "Dove l'amore impera, non c'è desiderio di potere, e dove il potere predomina, manca l'amore. L'uno è l'ombra dell'altro".
Sarà così che, dopo la guarigione, Jung continuerà a frequentare la donna, incoraggiata da lui stesso ad intraprendere studi in medicina. E sarà così che i due si innamoreranno perdutamente l'uno dell'altra in un'unione perfetta e simbiotica, erotica e passionale nella quale Jung si immergerà completamente, affascinato da  questo mondo femminile intenso e profondo in cui  poesia, intelligenza, sensibilità, leggerezza e sprazzi di geniale intuizione,  lo porteranno ad intravedere, conoscere, sentire "L'Anima"
e ad elaborarne  la relativa concezione cardine della sua dottrina.

Jung, inoltre, donerà alla Spielrein, una pietra, rammentandole che gli uomini primitivi erano soliti credere che l'anima umana fosse contenuta in essa. Egli l'aveva così metaforicamente resa "custode della sua anima".
Carl Gustav Jung è tuttavia un uomo sposato e si vedrà costretto ad interrompere bruscamente il rapporto con la Spielrein, che nel frattempo si laureerà e sposerà successivamente un medico russo che le darà due bambine.
E' così che la Spielrein tornerà nella sua Russia, a Mosca, ove fonderà un asilo per bambini: l'Asilo Bianco.
Jung, comunque, non la dimenticherà al punto che continuerà a sognarla e saranno proprio i suoi sogni premonitori a segnalargli i momenti di pericolo corsi dalla donna e il momento nel quale muore fucilata dai nazisti.
"Prendimi l'anima" è dunque un'opera unica nel suo genere, che parla di anima e di amore a partire da due storie autentiche: quella di un fine studioso dell'inconscio come Jung e quella di un ex malata di mente poi brillante psicanalista.
Amata ed abbandonata da Jung, chiamata affettuosamente "la piccola" da Freud, Sabine rimane simbolo dell'amore e della passione vissute con pienezza che, invece di distruggere, animano alla vita e si trasformano in  forza attiva ed eguale passione intellettuale. Questa  la sua esortazione e preghiera: "O spirito protettore fa che io non perisca nella burrasca dei miei sentimenti! Voglio essere decisa e libera!"

Un rapporto eterno: anima e amore, destinato ad affascinare e ad entrare sempre e comunque nella vita quotidiana di ciascuno di noi.

 


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  • merlino : I dispensatori di verità ascoltano solo loro stessi. Evitali.
  • merlino : Sono tutti ossessionati dal management. Pochi sono interessati alla leadership. Quella vera. Che si sostanzia intanto con l'essere "per".
  • merlino : Come ogni istante rinnova il precedente e viene rinnovato dal successivo, cosi la tua vita è chiamata, proprio in ogni istante, a rinascere di nuovo, a rigenerarsi, a risplendere, di più e meglio.
  • merlino : Se analizzi la caduta, la tua caduta, trovi sempre una causa ben precisa. Ecco, su quella devi lavorare per evitare recidive, anche potenzialmente pericolose se non destruenti.
  • merlino : Difficile affermare la speranza camminando sulle sabbie mobili. Quindi attenzione ai movimenti. Perché comunque si impone uscirne fuori e vivi.
  • merlino : Difficile affermare la speranza camminando sulle sabbie mobili. Quindi attenzione ai movimenti. Perché comunque si impone uscirne fuori e vivi.
  • merlino : La svolta ci precipita nel disastro quando decidiamo di essere coerenti con noi stessi, ma al contempo ci salva da disastri peggiori.
  • merlino : Il nostro sorriso ci rende giustizia molto più del nostro pianto.
  • merlino : L'amore non accetta condizioni. Esige la resa.
  • merlino : Sperare è camminare in attesa di un avvenire positivo, realizzante, migliore del passato e del presente, percependo quale garante la vita, indipendentemente da qualunque evidenza di morte.
  • merlino : La speranza è la scelta consapevole di slanciarsi nell'infinito, indipendentemente da ogni limite.
  • merlino : La speranza rende elastica la nostra capacità di amare, cioè la dilata. Quanto più vi è speranza, tanto più si dilata la nostra capacità di amare.
  • merlino : Le insidie peggiori sono quelle che meglio si nascondono. Sii molto sensibile e attento nell'intercettare quanto prima i segni rivelatori.
  • merlino : Conta intanto su di te. Ti scoprirai molto più forte e potente di quel che pensi.
  • merlino : E' sconvolgente considerare che in ogni istante ci viene fatto dono della vita.
  • merlino : Metti a fuoco una questione prioritaria essenziale: il tuo cuore è in cerca di significato.
  • merlino : In sintesi, è tutto un viaggio dal cuore alla testa e ritorno.
  • merlino : Volgi il tuo cammino intanto verso il paese del tuo cuore.
  • merlino : Significa stare lì sulla trasformazione, ossia trasformare ogni percorso in percorso di vita.
  • merlino : La sfida? Diventare il significante del proprio significato.
  • [merlino] : Non banalizzare mai il senso sacro della vita.
  • merlino : Incomincia dalla "visione". Stabilisci, quindi, per prima cosa, verso quale traguardo intendi condurre la tua vita.
  • merlino : I valori sono i comportamenti essenziali che ti impediscono di precipitare nell'abisso.
  • merlino : Il cuore pulsante della tua vita è nell'abbraccio più forte a chi ami.
  • merlino : Non è solo elevandosi verso l'alto ma anche e sopratutto chinandosi verso il basso che si agisce autenticamente al servizio.
  • merlino : Eserciti di gentaglia marciano come predatori per saccheggiare in ogni modo possibile e immaginabile. Evitali. E se mai li affronti non avere mai timore di essere nel giusto.
  • merlino : La malattia ti mette davanti la tua identità, insieme fragile e grandiosa. Attraverso il dolore vedi la tua reale miseria e la tua immensa grandezza.
  • merlino : La menzogna uccide. Noi stessi, gli altri, chiunque. Durissimo subirne le conseguenze. Evita la menzogna e riparti da nuove verità se la subisci.
  • merlino : L'osservazione del dolore ti impegni a farti carico delle tue responsabilità, ad essere di supporto, scudo a chi soffre.
  • merlino : Il fallimento, anche più abissale,non ci impedisca di rilanciare tutto di noi verso la vita.
  • merlino : La grande difficolta' ed il sentimento di sfiducia verso noi stessi generi proprio in noi stessi buon senso e rinnovata fiducia, intesa quale determinazione forte a ripartire, quale affermazione più convinta della volontà e della necessità di non arrendersi.
  • merlino : La semplicità è conseguenza della scelta di dire di "si" alla vita.
  • merlino : Prima di preoccuparti di cambiare il mondo incomincia ad adoperarti per cambiare te stesso.
  • merlino : Siamo nella necessità di trovare il nostro equilibrio nell'ordinario, molto più che nello straordinario.
  • merlino : È questo l'istante in cui sei chiamato a sentirti vivo. E così in ogni istante.
  • merlino : Stare insieme a chi ami non ha prezzo. È il valore più alto incarnato. L'amore è unione con l'amato.
  • merlino : Subire all'improvviso l'annientamento di sé stessi. In un attimo non siamo e rischiamo di non essere tu. Sono le occasioni più importanti per ascoltare il silenzio, fermare il tempo, rigenerare la vita.
  • merlino : La nostra società è ampiamente in crisi perché non riusciamo a rispettare neanche noi stessi.
  • merlino : La stanchezza ti chiama a recuperare energia vitale. È il tempo prezioso della ricarica. Una opportunità straordinaria di rigenerazione. Fai buon uso della tua stanchezza.
  • merlino : Occorre trovare vive in noi la bellezza e la determinante importanza prima di perdere tutto, e non dopo. Siamo ricchi e non lo sappiamo.
  • merlino : La forza interiore deriva dal tuo amore più profondo. Obbedisci a quella infinita profondità. Tutto il resto è un accessorio passeggero.
  • merlino : È proprio l'attimo di smarrimento il pretesto per farti fuori. Sii sempre sulla riga e non deviare. Questo è un tempo in cui non sono consentiti cedimenti.
  • merlino : Un attimo. Un attimo e perdi tutto. Pre-vedi. Evita l'attimo della caduta. Fai questo immane sforzo.
  • merlino : Ovunque tu vada, vai verso la vita. Fattelo dire da chi vede morire tutti i giorni.
  • merlino : Fa parte della tua integrità mantenere le promesse.
  • merlino : La forza in te ti consente di compiere prodigi. Devi solo crederci.
  • merlino : Non perdere tempo a ritenere che siano gli altri a doverti promuovere.Tocca a te promuovere te stesso.
  • merlino : La tua salute va privilegiata come bene supremo da tutelare. Non riscoprire il suo valore quando compromessa.
  • merlino : L'essere in vita è lo stato di grazia indispensabile per poter ricreare, a partire da ciascun istante, tutta la nostra vita.
  • merlino : Il mistero della morte è l'evidenza che pare infrangere in ultimo il respiro della vita. In realtà è la Vita che avvolge la morte e che dall'interno della sua mostruosità la rigenera in vita, più grande, infinita. Strada stretta, antinomia di logica e biologia: chiamala fede.
  • merlino : Si ricomincia ogni giorno. Si cade e ci si alza. Ma questa sia la tua costante tensione, oltre qualunque reiterata fragilità: preoccupati ogni giorno di amare di più.
  • merlino : Si tratta dell'unica priorità: metti al centro la Vita. La Vita al centro di tutto. La vita nell'Amore. La Vita che nell'amore è più forte della morte.
  • merlino : Se ti decidi per la vita non potrai essere distrutto, nemmeno da qualsiasi crollo delle illusioni.
  • merlino : Costruisci la tua vita su un fondamento che sostiene.
  • merlino : Non è un altro giorno. È un giorno in meno. Vivilo in pienezza.
  • merlino : Sperare è saper cogliere la primavera nell'inverno.
  • merlino : Vi sono piani di realtà di cui non puoi non tenere conto. Di cui devi tenere conto.
  • merlino : Prendere le distanze da ciò che non si condivide è di fondamentale importanza per recuperare ed espandere forze e ricchezze di vita.
  • merlino : Il dramma è doversi sopportare i bugiardi cronici istituzionali. Rispondi con l'esempio corretto. E tante volte meglio senza proferire verbo. Esempi lampanti. Nulla più.
  • merlino : Inutile e pericoloso rispondere istintivamente alle offese se non hai le idee chiare e la corretta comprensione della forza reale del tuo avversario. Aspetta, valuta, verifica e solo quando nelle reali possibilità di replica efficace rispondi a tono.
  • merlino : Devi farti sempre trovare pronto, lucido, reattivo. La sofferenza irrompe quasi sempre inaspettata nella vita. Nessuno è esente da questa sgradevolissima irruzione. Rimani quindi pronto a reagire e ad agire.
  • merlino : Siamo chiamati a nutrirci creativamente dello smisurato prodigio della vita.
  • merlino : Il nostro corpo e la nostra esistenza sono profezie di un amore incondizionato.
  • merlino : Non ti colpevolizzare se vieni rifiutato. Riparti dalle ceneri e persino da esasperazione e disperazione. Ma riparti. Nel flusso della vita. Nel dono nuovo della vita.
  • merlino : La stanchezza estrema ci porge con nitida chiarezza l'evidenza della nostra finitudine e insieme la nostra capacità di rinascita.
  • merlino : Spiegano ciò che non vivono, e vi è anche chi li ascolta.
  • merlino : Il distacco aiuta a comprendere la tua verità, e a scegliere per viverla nella sua pienezza.
  • merlino : Assapora il gusto di vivere nell'amore. È unico. Ti rende vivo.
  • merlino : Semplifica. Essenzializza. Vai all'irrinunciabile determinante. Dai al tuo tempo sostanza piena e traboccante di vita.
  • merlino : Consuma solo ciò che ti è necessario. Ciò che ti rende felice non può essere acquistato.
  • merlino : Incoraggia e supporta sempre, senza nulla chiedere in cambio, il talento altrui. Il tuo passare sia germinativo di una umanità migliore.
  • merlino : Prima di decidere valuta con attenzione il contesto esterno in cui produrranno gli effetti delle tue decisioni.
  • merlino : Non si condivide a parole.
  • merlino : Trova la forza nell'irrinunciabile.
  • merlino : Le tue parole siano donatrici di speranza.
  • merlino : Le due alleanze difficili da rispettare, quella con il passato e più ancora quella con il futuro.
  • merlino : La speranza ha un laboratorio sperimentale. Si chiama perseveranza.
  • merlino : Non abbandonare a metà l'opera intrapresa.
  • merlino : Vieni ostacolato dal malaffare? Consideralo un alto onore.
  • merlino : Tutti pronti a combattere nascosti dietro la tua schiena.
  • merlino : L'amore si volge indietro e impara, nel presente da' tutto senza riserve, ma per sua natura è aperto al futuro, guarda lontano e con coraggio si avvia, qualunque sia il tempo, verso il domani.
  • merlino : Accetta battute d'arresto. Fai di una sconfitta tesoro di espansione di vita. Proteggi il tuo amore. Respira immensità sotto le stelle.
  • merlino : L'incompiutezza ti sia alleata. Una profonda umiltà sia la tua strada maestra. Con passione e pazienza vivi, accogli e crea, durante il giorno e la notte, meraviglie nel tuo cammino.
  • merlino : Si parla troppo di gestione e quasi nulla di risultati.
  • merlino : Ciò che puoi e devi imparare solo a tue spese:la responsabilità.
  • merlino : Non rinnegare la tua verità se a causa di essa dovrai subire ingiuste e pesanti ostilità.
  • merlino : L'amore obbedisce solo a se stesso e nella finalità di se stesso.
  • merlino : Ci si rompe in ogni momento. Ci si deve curare in ogni momento.
  • merlino : Non credere quando ti dicono che la perfezione non esiste. Io l'ho incontrata, vissuta, abbracciata.
  • merlino : Fai attenzione ai professionisti del muro a tutti costi, delle barricate a prescindere. Evitali. Ignorali. Affrontali solo quando sai di essere nel giusto e di avere le spalle sufficientemente larghe.
  • merlino : Solo affermando l'amore irrinunciabile trovi pace nel cuore.
  • merlino : La serenità diventa possibile solo quando rinunci a tutto ciò cui brami per amore di chi ami.
  • merlino : I moltiplicatori di problemi sono una pericolosa perdita di tempo. Concedi loro pochissimo spazio e vai oltre e speditamente sulle questioni essenziali.
  • merlino : Prendi la delusione di adesso e trasformala in speranza e azione mirata per il tuo avvenire.
  • merlino : Cura la tua preparazione ogni giorno. Sviluppa e arricchisci ogni giorno le tue conoscenze.
  • merlino : Il chiarirsi deve essere diretto, essenziale, deciso.
  • merlino : Se ti offendono ignora. Replica puntando dritto ai tuoi obiettivi.
  • merlino : Ricordati che scaricano le responsabilità delle loro insufficienze sul più forte, mai su loro stessi.
  • merlino : La coerenza paga sempre, quando è specchio di competenza, passione, integrità.
  • merlino : Si tratta di rivedere il concetto di speranza. Non è un augurio, un auspicio. È la decisione, è l'agire, dettato dalla fiducia, dalla fede, che ti porta ad andare verso un obiettivo che ritieni irrinunciabile, nonostante tutto.

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