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Convegno Senato 15 Ottobre 2015

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TRAGUARDO RAGGIUNTO!

IL PRIMO SOCCORSO ENTRA NELLA SCUOLA ITALIANA

 

Il 15 ottobre 2015 è una data che passerà alla storia perché dopo 10 anni di impervio lavoro finalmente il Primo Soccorso entra nella scuola italiana con la Legge 13 luglio 2015, N. 107 sulla Buona Scuola.

<<Una svolta culturale nella sanità – ha detto il Presidente del Senato Pietro Grasso - partita da Taranto. Diamo a Taranto questo primato; non sia solo la città conosciuta per l’Ilva, ma anche per questa bella iniziativa>>.

La proclamazione di questo importantissimo traguardo è avvenuta in un convegno presso il Senato della Repubblica a Palazzo Giustiniani al cospetto di cariche dello Stato come, appunto, il Presidente del Senato, Pietro Grasso; la Vice Presidente del Senato, Valeria Fedeli; e la Presidente della Commissione Sanità, Emilia Grazia De Biasi. Lo stesso Presedente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso il suo apprezzamento per la diffusione della conoscenza delle tecniche salva-vita attraverso un comunicato ufficiale del Quirinale. Di seguito un estratto: <<Desidero esprimere la mia vicinanza al comitato promotore del progetto “Due mani sul torace ti salvano la vita”, unito all’apprezzamento per l’opera di sensibilizzazione svolta in questi anni al fine di diffondere la conoscenza delle tecniche di Primo Soccorso. Ora questa importante e meritata azione civile ha avuto nella recente riforma del sistema scolastico un riconoscimento giuridico che rappresenta, al tempo stesso, un traguardo ed un punto di partenza. L’avvio nelle scuole secondarie di iniziative di formazione per interventi di primo soccorso, in particolare del massaggio cardiaco, è una sfida positiva che tutti dobbiamo sostenere, anche perché l’impegno comune sarà certamente ripagato dalla salvezza di molte persone. Nella convinzione che l’iniziativa di oggi aiuterà a rafforzare il vostro impegno e quindi a dare più energia al progetto nazionale, rivolgo agli organizzatori e a tutti i partecipanti i migliori auguri di buon lavoro>>.

Durante il convegno, il dr. Mario Giousè Balzanelli, Direttore 118 di Taranto, leader project della campagna “Due mani sul torace ti salvano la vita” e promotore della legge, nel suo intervento ha ribadito l’importanza di formare i nostri ragazzi ad una cultura dell’emergenza intesa come conoscenza delle tecniche elementari del primo soccorso, con l’obiettivo di mettere gli stessi nella condizione di saper effettuare all’occorrenza un massaggio cardiaco prima dell’arrivo degli operatori del 118. Sono 60 mila ogni anno le persone in Italia vittima di “morte improvvisa” ed un terzo potrebbe essere salvato se entro tre minuti viene effettuato il massaggio cardiaco. Ora che è stata approvata la legge dell’insegnamento del Primo Soccorso nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, gli studenti di oggi saranno coloro che già domani potrebbero trovarsi ad essere testimoni e protagonisti di un tentativo di salvare una vita umana. In questo modo, finalmente si contribuirà a far crescere la coscienza della solidarietà civile, che si esprime anche nella disponibilità a soccorrere chi sta soffrendo o è in pericolo di vita e ha bisogno di aiuto. Far comprendere l’importanza del primo soccorso e formare i giovani e i cittadini all’intervento emergenziale è dunque anche un salto di civiltà. Vi è ora, però, la necessità improcrastinabile di passare alla fase attuativa. Il MIUR sta provvedendo alla stesura dei decreti. Il Sistema 118 Italia conferma, in contesto di relazione interistituzionale ed in conformità con il testo di legge, la piena disponibilità al MIUR, a fornire, a titolo gratuito, agli studenti della Scuola Italiana un percorso formativo di eccellenza in tema di Primo Soccorso. Questo è stato in sintesi l’intervento del dr. Balzanelli, a mio avviso, chiaro ed incisivo.

Nel prosieguo del convegno si sono succeduti molti colleghi opinion leaders del dr. Mario Balzanelli, considerati ambasciatori della campagna di prevenzione primaria “Due mani sul torace si salvano la vita”, che dal lontano 2005 hanno sempre sostenuto in maniera proattiva l’iniziativa, contribuendo alla raccolta delle 93 mila firme necessarie affinché il ddl di iniziativa popolare presentato al Senato nel 2008, fosse finalmente discusso e legiferato.

È stato un convegno, a mio avviso, interessante, fregiato anche dalla cornice nella quale è avvenuto: il Senato. Inoltre, ha sì rappresentato il raggiungimento di un traguardo importante ma anche il punto di partenza dal quale partire affinché la salute e l’istruzione si coordinino concretamente per l’applicazione della legge. E sarà questa la sfida più avvincente! Ma noi siamo sicuri che il nostro leader project, Mario Balzanelli, porterà avanti con altrettanto entusiasmo, tenacia e successo questa irrinunciabile esigenza di percorso formativo e di addestramento ai nostri giovani per accrescere la sicurezza all’interno della nostra società e per contrastare l’elevato numero di “decessi improvvisi”. Questo secondo obiettivo altrettanto ambizioso, sono sicura che Mario potrà raggiungerlo grazie ad alcune qualità che l’hanno sempre contraddistinto come un leader carismatico.

Qualità di leadership che sono state menzionate dal moderatore, dr. Pasquale Alfieri giornalista, alla fine del convegno quando ha citato Edgar Morin. <<In una intervista che tempo fa faci al filosofo e sociologo francese Edgar Morin, alla domanda: quali sono state, secondo lei, i punti di forza che le hanno consentito di raggiungere traguardi importanti? Il filosofo rispose che per lui furono fondamentali tre punti: la capacità di vedere oltre l’orizzonte e dunque la capacità di proiettarsi uno scenario futuro che rispecchiasse gli ideali, i valori e le aspirazioni degli obiettivi che si era posto; le competenze tecnico specifiche, fondamentali per garantire il successo e la qualità del proprio operato; e la capacità di attrazione, ossia la capacità di fare rete, di coinvolgere gli altri con la propria passione ed entusiasmo nella realizzazione di obiettivi grandiosi>>.

Il vissuto che mi sono portata a casa dopo questa giornata trascorsa al Senato, condiviso da tutto il gruppo di collaboratori che hanno aderito alla campagna “Due mani sul torace ti salvano la vita”, è soddisfazione ed entusiasmo per ciò che abbiamo realizzato, grazie alla guida e alla coordinazione del nostro capo progetto al quale tutti siamo profondamente grati.

Concluderei questo mio articolo, che ha avuto come obiettivo quello di fare da trade unione rispetto a tutto ciò che la stampa ha riportato e a ciò che è stato scritto sui più importanti social network riguardo a questo importantissimo traguardo, con un pensiero di Giuseppe Moscati circa il successo: “La mia riuscita non significa vittoria mia, ma vittoria di tutto un partito di amici, stretti l’un l’altro. Oggi l’individuo non ha più alcuna probabilità di successo, se non quando avrà compreso che deve fare parte di una catena, il suo merito consiste solo nel sapere scegliere la catena di cui deve diventare un anello.” Dunque, parafrasando Moscati, che la catena tarantina di “Due mani sul torace ti salvano la vita” si goda questo meritato successo!

 

Italia Amati

 

 

 


Riflessioni Conferenza stampa 23 Settembre 2014

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Riflessioni sulla Conferenza Stampa “Insegnamento obbligatorio nella scuola italiana ed europea del massaggio cardiaco”

23 Settembre 2014

Senato della Repubblica

Sala Caduti di Nassirya di Palazzo Madama – Roma

 

 

 

 

“Una volta deciso che la cosa può e deve essere fatta, bisogna solo trovare il modo” Abraham Lincoln

 

Mi piace molto questo aforisma di Abraham Lincoln perché, a mio avviso, descrive perfettamente lo spirito con cui il nostro capo progetto ed il suo team hanno affrontato questa bella iniziativa, ossia proporre l’insegnamento obbligatorio nella scuola italiana ed europea del massaggio cardiaco, nata nel lontano 2005. Però, alle parole di Lincoln oserei aggiungere “… e perseverare”, sì perché nel caso del dr. Balzanelli ci sono voluti 6 anni affinché il ddl di iniziativa popolare (93 mila firme raccolte in Italia), presentato al Senato nel 2008, fosse finalmente discusso.

Dopo il convegno dell’11 luglio 2013, ieri, 23 settembre 2104, a distanza di più di un anno, si è tenuta una conferenza stampa a Palazzo Madama, a cui hanno preso parte il Vicepresidente del Senato Valeria Fedeli, il presidente della dodicesima Commissione permanente Igiene e sanità del Senato, Emilia Grazia De Biasi e il Sottosegretario del Ministero dell’Istruzione, Gabriele Toccafondi con l’introduzione del Reponsabile del Servizio di 118 della Provincia di Traranto e promotore del ddl, Mario Balzanelli.

Questa conferenza stampa io personalmente l’ho percepita come un prosieguo rispetto al convegno del 2013, ma anche un modo attraverso il quale accelerare, con massima urgenza possibile, l’iter legislativo perché finalmente i nostri parlamentari ci hanno dato ascolto!

Inoltre, ciò che, sempre secondo il mio modestissimo parere, ha favorito una particolare attenzione ed un peculiare interesse riguardo al ddl del dr. Balzanelli è stata anche la presenza di senatrici donne che per definizione mostrano una maggiore sensibilità nei confronti di temi sociali così rilevanti.

“Un disegno di legge come questo merita la massima attenzione sia da parte delle istituzioni che dei media, perché si tratta di un investimento sociale rivolto al futuro, per di più a costi zero, che potrà contribuire a salvare migliaia di vite ogni anno”. Così, infatti, Valeria Fedeli, Vicepresidente del Senato, ha commentato la presentazione del disegno di legge del dr. Balzanelli e ha aggiunto: “Migliorare il sistema dell’istruzione ampliando le competenze dei giovani, anche in materia di cultura della salute e del primo soccorso, è un compito che se realizzato potrà diffondere non solo tra gli studenti, ma anche nelle loro famiglie, conoscenze teorico-pratiche minime utili ad intervenire in situazioni di arresto cardiaco”.

Invece, il presidente della Commissione Sanità del Senato Emilia Grazia De Biasi ha ribadito: “Il Parlamento farà la sua parte. Incardineremo presto il disegno di legge in materia, presentato dal senatore D’Ambrosio Lettieri, sperando possa avere l’iter più veloce possibile”.

Inoltre, la conferenza stampa si è conclusa magistralmente con una dimostrazione pratica che ha visto coinvolte in prima linea le nostre due senatrici, Valeria Fedeli e Emilia Grazia De Biasi, le quali si sono da subito prestate ad imparare i fondamentali del massaggio cardiaco, insegnato sapientemente dal dr. Balzanelli. Questo mini training è stato realizzato affinché potessero toccare con mano che effettivamente occorre poco tempo per imparare ad effettuare il massaggio cardiaco e, dunque, ad utilizzare le nostre mani scientemente per salvare una vita umana in caso di arresto cardiaco.

Della presentazione del dr. Balzanelli ciò che, invece, mi ha colpito particolarmente è la tesi secondo cui, nei casi di primo soccorso (arresto cardiaco, utilizzo del defibrillatore semiautomatico, manovre di disostruzione e emostasi di emergenza), occorre solo saper utilizzare bene e adeguatamente le nostre mani. Niente di più! Dunque, da qui l’evidente necessità di proporre un addestramento capillare della cittadinanza nazionale a partire dalla popolazione scolastica delle scuole medie superiori che sappia utilizzare adeguatamente, in funzione dell’emergenza, ciò di cui madre natura ci ha muniti, ossia le mani.

Inoltre, in questo modo, come ha anche evidenziato la senatrice De Biasi, <<“normalizzeremo” tutto ciò che riguarda l’ambito medico, il corpo, le ferite>>. Sì, perché ahimè, nel nostro paese la maggior parte degli adulti di fronte a casi di emergenza non ha il coraggio, la prontezza di prestare i primi soccorsi vuoi per timore o vuoi perché un corpo dilaniato o che non respira, spaventa. Da qui la necessità di sensibilizzare i cittadini sin dalla giovane età a partire dall’insegnamento del Primo Soccorso nelle scuole dell’obbligo, in questo modo formeremmo gli adulti del futuro facendo crescere in loro la coscienza della solidarietà civile, che si esprime anche nella disponibilità a soccorrere chi sta soffrendo o è in pericolo di vita e ha bisogno di aiuto.

“Questo tema – ha aggiunto Gabriele Toccafondi, Sottosegretario all’Istruzione, Università e Ricerca – riguarda tutti noi. Dieci milioni tra bambini e ragazzi che frequentano le scuole potrebbero essere chiamati, ad imparare misure salvavita”.

Se effettivamente gli sforzi, l’impegno e la perseveranza del dr. Balzanelli e del suo team saranno ricompensati con la traduzione del ddl in legge italiana a tutti gli effetti, ciò non potrà che rappresentare un vero e proprio salto di civiltà per il nostro Paese, soprattutto se paragonato agli Stati Uniti d’America dove le tecniche elementari del primo soccorso vengono insegnate nelle scuole dell’obbligo già da anni.

 


Il Fascino de "La Grande Bellezza"

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IL FASCINO DE “LA GRANDE BELLEZZA” DI PAOLO SORRENTINO – UNA RECENSIONE

 

 

“La frivolezza è quindi l’antidoto più efficace al male di essere ciò che si è: grazie a essa noi inganniamo la gente e dissimuliamo la sconvenienza delle nostre profondità. Senza i suoi artifici, come non vergognarsi di avere un’anima?”

 

Emil Cioran, Sommario di decomposizione

 

Ho voluto scrivere un articolo sul film “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, perché ritengo che sia un film in grado di suscitare delle emozioni, che abbia un forte potere evocativo, se colto con profonda attenzione, e che possa darci molti spunti di riflessione sulla nostra esistenza e su quella che per ciascuno di noi è “la propria grande bellezza”. In sintesi, è un film che ti resta dentro.

Scrivo le mie considerazioni su “La grande bellezza” a quasi un mese dall’assegnazione del premio Oscar avvenuta lo scorso 3 marzo, perché ho voluto vederlo più di una volta (con esattezza quattro volte) prima di redigere una recensione che fosse degna del grande Sorrentino e del suo magnifico cast di attori e per dissociarmi da quella categoria, rispettabilissima, di italiani che lo reputa un film brutto, triste e sbagliato o comunque in ogni caso sopravvalutato. Non ho visto “La grande bellezza” quando uscì la prima volta nelle sale cinematografiche, perché non ne avevo ancora compreso la grandezza e la genialità. Ho avuto la fortuna di vederlo al cinema per caso in occasione della nomination all’Oscar quindi prima della premiazione e prima che lo dessero in televisione. Tempismo perfetto! Nessuna interruzione pubblicitaria, concentrazione e visione degna di quello che si può definire spettacolo. A mio parere, un film magnifico, scritto per uno spettatore colto, sofisticato, sensibile, capace di entrare fino in fondo dentro un sogno che scardina tutti i luoghi comuni e le banalità.

Anime nude, quelle raccontate sul grande schermo de "La grande bellezza”. All’inizio (ma proprio all’inizio) resti perplesso. Balli scatenati, svenimenti, esibizioni, l'artista che scaglia la propria testa contro il muro e ti chiedi: dove vuole arrivare Sorrentino? Possibile che presenti un film senza un senso, almeno apparente?

Poi la storia gradualmente si amplia, lentamente, ma progressivamente si ha la sensazione di vivere il film dall'interno. La maestria del regista, secondo me, sta nel farci entrare gradualmente nella sua opera e questo riesce grazie alle atmosfere ovattate di una Roma inizialmente sonnolenta, assopita nel nitido sole delle prime ore del giorno e introdotta dalle musiche corali che le conferiscono una sacralità apparentemente inviolabile. Sacralità che viene però brutalmente profanata dal contrasto con un'altra Roma: quella notturna, sfavillante in superficie ma sudicia e vuota una volta che rivela la sua identità sommersa. Un film che tocca temi importanti quali: la crisi di identità, la morte, la sofferenza, la malattia mentale, il potere, la dissoluzione della nostra epoca, le contraddizioni della Chiesa, ma anche la diversabilità in cui Sorrentino attraverso il personaggio di Dadina (Giovanna Vignola, attrice non professionista) evidenzia come dalla sofferenza, dalla disabilità e dal disagio si possa generare una forza interiore in grado di affrontare la vita con determinazione a differenza delle donne belle e abbienti che, pur avendo avuto tutto dalla vita, sono incredibilmente vacue e vulnerabili al punto di tentare il suicidio tagliandosi i polsi come il personaggio interpretato da Isabella Ferrari (Orietta), una ricca milanese malata di noia e di culto narcisistico della propria bellezza. Dadina nel film oltre ad interpretare il ruolo di caporedattrice di Jep Gambardella è anche la confidente del protagonista, in piena crisi di identità, in grado di raccoglierne sfoghi, segreti e rivelazioni. Una donna di potere, autorevole ma anche saggia, profonda, in grado di ascoltare, comprendere e contenere le angosce e le perplessità del collaboratore/amico Jep.

Mette in risalto la fragilità umana sommersa dalle false certezze come si evidenzia nel personaggio della scrittrice intellettuale comunista, Stefania, che esibisce con vanto le sue conquiste professionali e private, frutto però di menzogne, ipocrisie e favoritismi. Elisa, la ragazza amata in gioventù, è la figura di un passato segreto, fantasma di una felicità prodigiosa compiutasi in un tempo irrecuperabile; è un esempio di “grande bellezza” della situazione che per superficialità, mancanza di coraggio e spreco di tempo ciascuno di noi non ha vissuto pienamente, se non per un momento e che non rivivrà più, ma che la ricercherà per sempre nella sequenza delle singole immagini che ne compongono il ricordo.

Sorrentino ha girato un film che è un punto di partenza per tutti quelli che avranno coraggio e avranno voglia di ricominciare davvero (“Finisce sempre così. Con la morte. Prima, però, c'è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L'emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l'uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell'imbarazzo dello stare al mondo. Bla. Bla. Bla. Bla. Altrove, c'è l'altrove. Io non mi occupo dell'altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo, è solo un trucco. Sì, è solo un trucco.” Monologo finale del film “La grande bellezza”). Scenografia e fotografia impareggiabili. Suggestiva ed evocativa la voce narrante che fa riflettere e fa contattare le nostre personali meschinità. A mio parere una magnifica opera d'arte.

Provate a gustarlo come un bicchiere di vino pregiato senza curarvi dell'etichetta e soprattutto senza farvi distrarre dai bla bla bla… e vi assicuro che avrete delle piacevoli sorprese.

 


L'anno che verrà...

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L’anno che verrà…

Quando la mia età si poteva ancora misurare con le dita di due mani, il capodanno era un evento eccezionale. La famiglia si riuniva a casa dei miei nonni e dava libero sfogo alla sua esuberanza mediterranea con cene multi portata e giochi da “bisca clandestina”; incapaci di aspettare la fine dell’interminabile conto alla rovescia scandito dallo schermo di un televisore, si anticipava l’esplosione pirotecnica della mezzanotte con stelle filanti e panettone, mentre noi bambini approfittavamo dell’occasione per invocare la strenna da investire nella tombola.

Poi, quando le lancette si incrociavano nel punto più alto dell’orologio era come se la mia città natale, Taranto, venisse investita da un bombardamento: i balconi si illuminavano come torce, il cielo veniva invaso da luci colorate… un tripudio di suoni e colori.

Ahimè, alla fine si diventa adulti e il capodanno non è più solo una piacevole festa che si trascorre tra amici e parenti ma diventa anche un momento per riflettere sull’anno trascorso e su quello che verrà.

Forse qualcuno ricorderà la canzone di Lucio Dalla “L’anno che verrà…”

Una lettera ad un amico in cui, tra sogno e realtà, si descrive l’anno che si desidera.

Un anno che rimarrà solo nella speranza. L’amara conclusione è la rassegnazione ad un anno che passerà come il precedente e che quando finirà, sarà salutato senza rimpianto.

Una canzone di trent’anni fa. Eppure attuale.

Infatti, il 2013 non è stato un grande anno e non soltanto per la crisi economica che ha falcidiato redditi e posti di lavoro. L’anno che sta per concludersi, si è confermato tristemente in linea con i precedenti. Il trionfo del qualunquismo, della retorica e dell’impasse. Mi sento di ricordare un solo, importante, fatto bello del 2013: l’elezione a Pontefice di Papa Francesco. Per quanto riguarda, invece, la politica, l’economia e la cronaca solo eventi e notizie nefaste. La rappresentazione di un lento e inarrestabile declino di costume, valori ed etica.

Il pensiero positivo, però, mi fa sperare che, nonostante questa amara constatazione, l’anno che verrà possa essere davvero l’anno della rinascita, della ripresa, dei sacrifici ripagati, di cose semplici, persone autentiche e tempi più lenti.

Ogni nuovo inizio è gravato da un carico di aspettative che ciclicamente si ripete. Speranze e illusioni accompagnano i pensieri ad ogni brindisi, ad ogni tappo saltato, ad ogni bollicina evaporata. Un rito che si ripete alla mezzanotte di tutti i 31 dicembre. Una lunga serie di “mai più” anticipano tutti i “vorrei”.

C’è una sostanziale differenza tra i propositi detti in pubblico ad alta voce e quelli che invece teniamo dentro di noi. Nel primo caso l’attenzione è rivolta alla risoluzione dei massimi sistemi, alla pacificazione mondiale, alla ripresa economica, alla salvaguardia dell’ambiente e alla fame nel mondo. Nel secondo, quando soltanto noi conosciamo i nostri bisogni più profondi e le nostre priorità senza falsi moralismi o gratuiti buonismi, possiamo sperare ciò che realmente desideriamo senza sentirci condannati o giudicati. Spesso uno scatto di carriera, una decisione importante da prendere, una vincita a qualche lotteria o un’eredità venuta da lontano. Altre volte una guarigione, nostra o delle persone cui vogliamo bene. Siamo noi al centro del cambiamento e delle speranze. E, dunque, cari lettori l’augurio più sentito che possa farvi è di essere sinceri con voi stessi affinché possiate andare incontro ad un 2014 migliore. Se farete ciò riuscirete ad entrare in contatto con quella parte di voi dove esiste e vive la Luce. Che sia un nuovo anno ricco di consapevolezza, gioia, entusiasmo ed amore.

Auguri, Buon Anno!


Convegno "Due mani sul torace salvano la vita" 11 Luglio 2013 Roma

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Riflessioni sul Convegno “DUE MANI SUL TORACE SALVANO LA VITA”

11 Luglio 2013

Senato della Repubblica

Sala Capitolare – Roma

 

 



 

 

“La provocazione è uno degli strumenti più efficaci per ottenere l’attenzione di chi mostra indifferenza.” Barbara Ferigo

 

 

“Due mani sul torace ti salvano la vita” è stato il titolo del convegno tenutosi a Roma, con il patrocinio di Palazzo Madama, nella Sala Capitolare del Senato della Repubblica. Che soddisfazione! Infatti, ritengo che la realizzazione di questo convegno rappresenti la giusta gratificazione all’impegno finora profuso dal nostro capo progetto, dr. Mario Balzanelli e dal suo team di collaboratori. Inoltre, credo che in questo modo si sia contribuito finalmente a sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica in merito all’assoluta necessità di inserire l’insegnamento degli elementi essenziali del primo soccorso nelle scuole dell’obbligo.

Il Convegno è stata anche l’occasione per presentare il Disegno di Legge del dr. Mario Balzanelli per l’introduzione dell’insegnamento del Primo Soccorso nelle scuole primarie e secondarie, a firma del Sen. Luigi d’Ambrosio Lettieri, capogruppo PdL in Commissione Sanità del Senato e dell’On. Gero Grassi, componente della XII Commissione Affari Sociali della Camera.

Qual è il concetto chiave di questo Disegno di Legge? È che poche, ma precise manovre di primo soccorso, ovvero due mani sul torace che comprimono ininterrottamente e con forza il torace di un paziente in arresto cardiaco, possano salvare la vita. In questo modo, soccorrere tempestivamente e con appropriatezza chi è in pericolo di vita può contribuire, in modo statisticamente determinante, ad aumentare la sue probabilità di sopravvivenza, sia in caso di malore che di trauma. L’obiettivo del nostro Disegno di Legge è anche quello di ovviare ad un evidente paradosso dell’art. 593 del Codice Penale che ci chiede di soccorrere chi sia vittima di malore e/o di un trauma, pena l’incorrere nel reato di omissione di soccorso, mentre, d’altro canto, la maggior parte dei cittadini italiani, pur volendo prestare un primo soccorso a chi ne abbia necessità, non è assolutamente messa, proprio dallo Stato, nelle condizioni di farlo. Per questo, Mario Balzanelli ed i suoi collaboratori hanno proposto di intervenire nelle scuole dell’obbligo per formare i cittadini ad una cultura dell’emergenza intesa come conoscenza delle tecniche elementari del primo soccorso, ossia mettere i cittadini italiani nella condizione di saper effettuare all’occorrenza un massaggio cardiaco prima dell’arrivo degli operatori del 118. Una iniziativa di questo genere, oltre a fornire il know how necessario, sensibilizza anche alla solidarietà civile che si esprime nella disponibilità a soccorrere chi sta soffrendo o è in pericolo di vita e ha bisogno di aiuto.

A questo punto, vorrei condividere con i lettori del nostro blog alcune mie considerazioni sul convegno appena conclusosi. È stato, a mio parere, un convegno di alto livello, interessante, ricco di contenuti e di spunti di riflessione ed un plauso speciale va a tutti gli organizzatori ed in particolare al dr. Mario Balzanelli per un’iniziativa così importante che salvaguardia la vita umana e promuove la responsabilità civica. Magistrale il suo intervento con le numerose citazioni latine che ha affascinato, appassionato, entusiasmato e tenuto inchiodati ai loro posti fino alla fine ed in assoluto silenzio tutti i partecipanti, suscitando in tutti noi sensazioni molto intense e suggestive, inclusi gli allievi del Liceo Classico Aristossene di Taranto, beneficiari del processo formativo di primo soccorso sperimentato a Taranto. Durante l’intervento del nostro project manager, ho pienamente condiviso ed apprezzato le eleganti e sottili provocazioni lanciate, per il tramite del Senatore Lettieri, a tutta la classe politica nazionale in cui appunto il nostro dr. Mario Balzanelli evidenzia come i politici destino poca attenzione ad un progetto a costo zero per lo Stato e che siano invece molto più interessati a tutto ciò che possa creare business. Ad un certo punto, utilizza la metafora delle medaglie per sottolineare come i politici siano attratti da esse e che il loro impegno in materia di legge si intensifica in funzione di un riconoscimento e, sempre restando nella metafora, asserisce che sarebbe disposto lui stesso ad acquistare 100 medaglie per ciascun parlamentare, a proprie spese, al fine di attirare la loro attenzione per far sì che il “nostro” disegno di legge venga discusso in Assemblea e venga finalmente approvato. È in situazioni come queste che ritengo appropriata e calzante la citazione di Barbara Ferigo secondo la quale “la provocazione è uno degli strumenti più efficaci per ottenere l’attenzione di chi mostra indifferenza.”

Come invitata al convegno e facente parte del gruppo degli opinion leader, mi sono sentita orgogliosa di essere tarantina. Vedere che una città di provincia come Taranto si faccia promotrice di una iniziativa così importante e che proponga momenti di autentica cultura, come quest’ultimo convegno e come tutti quelli che l’hanno preceduto, come tarantini non può farci che onore. È stata una tavola rotonda nella quale si sono alternati e confrontati numerosi esponenti del mondo universitario e del servizio d’emergenza 118 ciascuno dei quali ha fornito il proprio contributo in funzione delle rispettive competenze specifiche e dal cui confronto è emersa l’inesorabile necessità di affrontare in maniera seria e risolutiva il problema. A nome di tutto il gruppo degli opinion leader, mi auguro di cuore che questo convegno abbia smosso qualcosa e che ci sia un proseguo che porti definitivamente all’approvazione delle Legge Balzanelli. Ad Maiora a te, Mario e a tutti i nostri cari colleghi!

 


Il Coraggio e la Forza Interiore per vivere

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IL CORAGGIO E LA FORZA INTERIORE PER VIVERE

Il coraggio e la forza interiore sono elementi fondamentali per vivere, per andare incontro alla vita che di certo ha in serbo difficoltà in grado di suscitare in noi non poche paure.

La vita a volte dà uno scossone alla nostra esistenza con tragedie come un lutto, la fine di una relazione importante o malattie improvvise, ma anche con eventi positivi e belli come la nascita di un figlio, un nuovo lavoro, una nuova relazione e, in entrambi i casi, occorre coraggio e forza interiore nell’affrontare il cambiamento di qualunque natura esso sia. Sicuramente in caso di eventi negativi il nostro coraggio, la nostra forza interiore ed il nostro equilibrio psicologico vengono messi a dura prova: emozioni forti, un senso di profonda inquietudine ed incertezza prendono il sopravvento e ci si sente come un “puzzle che va in pezzi”.

La paura connessa al cambiamento è normale, sia che il cambiamento sia improvviso o anelato, sia che sia stato voluto o che sia stato subito. Inizialmente si esperisce un’angoscia dovuta al fatto che la persona si trova a fronteggiare ed accettare una “perdita”, generata da tale cambiamento per poi far leva sulla propria forza interiore al fine di attivare le proprie risorse e potenzialità, nella ricerca di nuove e fragranti modalità per affrontare il cambiamento. Per ridurre il dolore ci si può affidare ad altri, per esempio agli psicoterapeuti, agli amici di cui ci si fida, ad una nonna saggia, per attraversare ed avere indicazioni utili su come superare il momento di sofferenza.

Nella nostra società, il superamento costruttivo di queste fasi è reso più difficile dalla mancanza di riti di passaggio. In alcune tribù degli indiani d’America, ad esempio, esistevano alcuni riti per “l’addestramento alla sofferenza”. Da noi, invece, la vita va presa per quella che è!

Non credo che esista una strada che allevi totalmente il dolore, possiamo solo mitigarlo condividendo i vissuti, imparando i modi che la nostra comunità (famiglia, scuola, società) ha codificato per elaborare questa difficile esperienza.

Alcuni si adattano presto al cambiamento, altri richiedono un processo più laborioso e faticoso: ma da cosa deriva questa differente capacità di resistere agli “urti” della vita?

In psicologia, a tale proposito si parla di resilienza. Questo termine è stato mutuato dalla fisica e sta ad indicare la capacità che hanno i materiali di “assorbire” gli urti ed evitare di “spezzarsi”. Allo stesso modo, per noi psicologi, la resilienza è la capacità di un individuo di affrontare situazioni negative o traumatiche, reimpostandole e riorganizzandole, in modo da non farsi travolgere da esse.

Attraverso la resilienza un individuo riesce a trarre da qualsiasi evento negativo una motivazione positiva, gestendo così in modo del tutto personale la negatività esterna ed avendo il pieno controllo di se stesso. Non è quindi solo capacità di resistere, ma anche di “ricostruire” la propria dimensione, il proprio percorso di vita, trovando una nuova chiave di lettura di sé, degli altri e del mondo, scoprendo una nuova forza per superare le avversità.

Uno degli elementi fondamentali e forse uno tra quelli più importanti della resilienza è proprio quello di trasformare le difficoltà, i problemi, ecc., in opportunità positive. Le domande utili che ci possono servire per operare questa “trasformazione” sono:

“Cosa c’è di positivo, di buono, nell’evento negativo che mi sta accadendo?”

“Qual è il senso che posso attribuire a ciò che mi sta accadendo?”

Si tratta in sintesi di capire la sofferenza, accettarla, elaborarla e comprendere che l’evento negativo diventerà occasione di apprendimento per meglio superare le situazioni problematiche o negative future.

Ecco di seguito alcuni suggerimenti pratici per diventare più resilienti:

·         Nutrire una visione positiva di noi stessi, avendo fiducia nella nostra capacità di risolvere i problemi e fidandoci del nostro intuito.

·         Osservare consapevolmente la nostra vita e agire su di essa per imparare ad essere presenti a noi stessi e non solo passeggeri o testimoni della nostra esistenza.

·         Prendersi cura di se stessi, imparando a prestare attenzione ai nostri bisogni, alle nostre emozioni e ai nostri sentimenti.

·         Distinguere ciò che possiamo e non possiamo controllare e cambiare. Se la situazione può essere cambiata, allora programmiamo un graduale cambiamento step by step.

·         Imparare dal passato. Pensiamo alle avversità passate per ricavare lezioni utili a migliorare le proprie attuali strategie di coping (= di fronteggiare situazioni stressanti).

·         Creare rapporti sociali. Buone relazioni con i familiari più prossimi o con gli amici sono importanti per sostenerci nei momenti difficili. Accettare aiuto e sostegno da chi è interessato a noi e ci ascolta rafforza sicuramente la nostra capacità di resilienza.

·         Evitare di vedere le crisi come problemi insormontabili. Non possiamo cambiare il fatto che eventi altamente stressanti succedano, ma possiamo cambiare il modo di interpretare e rispondere agli stessi.

·         Sviluppare obiettivi realistici. Impariamo a fare qualcosa regolarmente, anche se sembra una realizzazione di poco conto, che permetta di muoverci verso i nostri obiettivi. Invece di focalizzarci sui compiti che sembrano irrealizzabili, domandiamoci “Che cosa posso compiere oggi che mi aiuti a muovermi nella direzione in cui voglio andare?”.

·         Cercare opportunità per imparare. Spesso impariamo qualcosa su noi stessi e osserviamo come, per certi aspetti, nella lotta con la perdita cambiamo. Generalmente le persone che hanno vissuto esperienze tragiche ed avverse, conseguono miglioramenti nelle relazioni, una maggiore forza interiore anche nei momenti di vulnerabilità, un incremento di autostima, una più sviluppata spiritualità ed un maggiore apprezzamento per la vita.

 

Avere un alto livello di resilienza non significa non sperimentare affatto le difficoltà o gli stress della vita, avere un alto livello di resilienza non significa essere infallibili ma è resiliente chi è disposto al cambiamento quando necessario, chi è disposto a pensare di poter sbagliare, ma anche chi si dà la possibilità di poter correggere la rotta.

Insomma per concludere, non cerchiamo la nostra forza fuori di noi, la vera forza è soltanto dentro noi stessi, dobbiamo soltanto imparare la strada che ci condurrà ad essa. Fidiamoci del nostro intuito o del nostro sesto senso, come dir si voglia, cambiamo le nostre prospettive, non guardiamo sempre da un solo punto di vista. Spesso le situazioni più difficili richiedono “pennellate e tocchi” di creatività e fantasia per essere risolti. Provare per credere.

 


non c'è posto per la vita

Posted by: balzanelli

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balzanelli

Non c’è posto per la Vita.

 

Dispiace un po’ a tutti, ma non c’è posto.

 

C’è sempre un’ottima ragione, una necessità di maggiore impellenza, una priorità non subordinabile.

 

Non c’è posto per la vita.

 

Non c’è tempo per la vita.

 

Tutti occupati, tutti impegnati, tutti di fretta.

 

Tutti nel vortice, tutti pensierosi, tutti che sanno quello che fanno.

 

Tutti nell’accelerometro.

 

Non c’è posto.

 

Non c’è tempo.

 

Eppure la Vita, ugualmente, nasce.

 

Dove capita.

 

Nasce e riscalda.

 

Nasce e respira.

 

Nasce e vive.

 

Magari in un cassonetto.

 

O in una grotta.

 

Non c’è posto per la Vita.

 

Non c’è tempo per la vita.

 

Tutto è un atto dovuto.

 

Il fatto che ci sono e che respiro è un atto dovuto.

 

Il fatto che sono così come sono, unico e irripetibile, è un atto dovuto.

 

Il fatto che provo sentimenti, sogno, sorrido, piango, è un atto dovuto.

 

Il fatto che amo, odio, spero, dispero, è un atto dovuto.

 

Così non c’è posto.

 

Così non c’è tempo.

 

Per guardare, capire, ascoltare, gustare.

 

Per accogliere.

 

Accogliere di giorno, con il sole spendente.

 

Accogliere di notte, con l’oscurità più totale.

 

Per accogliere lei, la Vita che nasce.

 

Diventiamo polvere.

 

E questo non ci è mai sufficientemente chiaro.

 

Solo una questione di qualche giro, più o meno variabile, di orologio.

 

Diventiamo polvere.

 

Piaccia o meno.

 

Mentre siamo qui, a volteggiare intorno al sole.

 

Aprirsi all’immenso.

 

Spalancare i confini dell’anima.

 

Dilatare il cuore.

 

Riempirsi a pieni polmoni, istante per istante, di meraviglia.

 

Ascoltare l’assoluta profondità.

 

Accogliere l’infinito stupore.

 

Tradursi in dono senza riserve per te stesso e per gli altri.

 

Diventare tu stesso una benedizione per chi ti incontra.

 

Tendere la tua mano per sanare, proteggere, nutrire, consolare.

 

Attendere con fiducia nel silenzio di questa notte.

 

Essere sveglio, nel silenzio di questa notte, lontano dai clamori.

 

E percepire lei.

 

Sentire, nel silenzio, lei.

 

Lei che c’è e che vive in me, che vive in te, in ciascuno di noi.

 

Lei, la vita.

 

Sto parlando della mia vita, della tua vita.

 

Dargli spazio. Farla agire.

 

Consentire alla vita di espandersi in ogni fibra del tuo essere, e di trasformare nel suo mistero te stesso, l’aria che respiri, chi hai difronte, il mondo intero.

 

Dargli tempo, vivere pienamente la vita, la tua vita, la nostra vita, con autocoscienza, con l’orgoglio assoluto di essere vivi e viventi e, quindi, con assoluta umiltà.

 

La vita non protesta, accetta di essere evitata, si fa respingere.

 

La vita non rivedica.

 

La vita non dice “lei non sa chi sono io”.

 

Non c’è posto.

 

Non c’è tempo.

 

Guarda bene.

 

Pare tutto occupato.

 

Eppure, ugualmente, nasce.

 

In silenzio.

 

Di notte.

 

In povertà assoluta.

 

Lei, la Vita.

 

Di notte si chiudono gli occhi.

 

C’è poi una notte in cui si chiudono gli occhi.

 

Questa notte, però, succede un fatto strano.

 

Un movimento insolito, un percorso inedito.

 

La storia dell’uomo è un tentativo di salto, dal basso verso l’alto.

 

Questo notte, no.

 

C’è un fatto strano.

 

Una canzone dice una cosa strana.

 

La vita non sale, scende.

 

Non sale dalla terra.

 

Scende dalle stelle.

 

Se dove non c’è posto, se dove non c’è tempo la vita inverte il suo percorso, e invece di salire, scende, vuol dire che il nostro spazio – tempo non sono le uniche categorie cui fare riferimento.

 

Una buona notizia, uno splendido messaggio, direi proprio un lieto annunzio.

 

La Vita scende.

 

Il neonato nel cassonetto ora sta bene.

 

La grotta è illuminata.

 

La Vita nasce.

 

La Vita nasce e ti sorride.

 

E ti abbraccia.

 

Nasce per te.

 

Quindi guardala bene.

 

Apriti al suo ingresso.

 

Abbracciala forte.

 

Non staccarti mai da lei!!!

 

Perché nasce in te, all’interno di te stesso.

 

Non viene solo da quaggiù.

 

Anche la tua polvere verrà toccata dal calore del suo respiro.

 

Sia un nuovo spazio – tempo di Vita nella tua vita.

Buon Natale!


... La vita è un dono prezioso... Non sciupiamolo!

Posted by: i.amati

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i.amati



<<Mamma, sono uscita con amici. Sono andata ad una festa e mi sono ricordata quello che mi avevi detto: di non bere alcolici. Mi hai chiesto di non bere visto che dovevo guidare, così ho bevuto una Sprite. Mi sono sentita orgogliosa di me stessa, anche per aver ascoltato il modo in cui, dolcemente, mi hai suggerito di non bere se dovevo guidare, al contrario di quello che mi dicono alcuni amici. Ho fatto una scelta sana ed il tuo consiglio è stato giusto. Quando la festa è finita, la gente ha iniziato a guidare senza essere in condizioni di farlo. Io ho preso la mia macchina con la certezza che ero sobria. Non potevo immaginare, mamma, ciò che mi aspettava... Qualcosa di inaspettato! Ora sono qui sdraiata sull'asfalto e sento un poliziotto che dice: “il ragazzo che ha provocato l'incidente era ubriaco”. Mamma, la sua voce sembra così lontana... Il mio sangue è sparso dappertutto e sto cercando, con tutte le mie forze, di non piangere. Posso sentire i medici che dicono: “questa ragazza non ce la farà”. Sono certa che il ragazzo alla guida dell'altra macchina non se lo immaginava neanche, mentre andava a tutta velocità. Alla fine lui ha deciso di bere ed io adesso devo morire... Perché le persone fanno tutto questo, mamma? Sapendo che distruggeranno delle vite? Il dolore è come se mi pugnalasse con un centinaio di coltelli contemporaneamente. Di' a mia sorella di non spaventarsi, mamma, di' a papà di essere forte. Qualcuno doveva dire a quel ragazzo che non si deve bere e guidare... Forse, se i suoi glielo avessero detto, io adesso sarei viva... La mia respirazione si fa sempre più debole e incomincio ad avere veramente paura... Questi sono i miei ultimi momenti e mi sento così disperata... Mi piacerebbe poterti abbracciare mamma, mentre sono sdraiata, qui, morente. Mi piacerebbe dirti che ti voglio bene per questo... Ti voglio bene e… addio>>.

Queste parole sono state scritte da un giornalista che era presente all'incidente. La ragazza, mentre moriva, sussurrava queste parole ed il giornalista scriveva... scioccato. Questo giornalista ha iniziato una campagna contro la guida in stato di ebbrezza.

 


Intelligenza Emotiva: un bene da trasmettere

Posted by: i.amati

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INTELLIGENZA EMOTIVA: UN BENE DA TRASMETTERE

In seguito alle ultime notizie di cronaca, ho pensato di scrivere un articolo su un tema a me caro, ossia sulle EMOZIONI e sull’importanza di introdurre nelle scuole programmi di alfabetizzazione emozionale che rientreranno nel piano di intervento previsto con l’introduzione nelle scuole dell’obbligo di una nuova disciplina “Sicurezza e Tutela della Persona” che include: La Cultura della Vita, l’Educazione Civica, l’Educazione Stradale, la Guida Sicura, il Primo Soccorso, la Cultura della Qualità della Vita.  E come per tutte le discipline scolastiche anche “Sicurezza e Tutela della persona” avrà un libro di testo, ossia “Principi per una Buona Vita”. Il cui obbiettivo primario è diffondere saperi utili per vivere una Buona Vita, per migliorare la qualità della nostra esistenza e per insegnare l’autentico valore della Vita (in antitesi alla cultura della sballo, allo sbandamento esistenziale  a tutti i costi, a ritmo di alcool e droga,  che si traduce inesorabilmente  in stragi sulla strada, soprattutto a carico di più giovani).

Mai come in questo periodo è di fondamentale importanza introdurre fin dalle scuole dell’obbligo programmi di educazione emozionale; in un momento in cui la nostra società civile si dibatte in una crisi profonda, caratterizzata da un netto aumento della frequenza dei crimini violenti, dei suicidi e dell’abuso di droghe soprattutto tra i giovani.

Segnali questi di una vera e propria alienazione sociale e di una disperazione individuale che, se non controllati, potrebbero un giorno portare a lacerazioni più profonde del nostro tessuto sociale. Nei paesi europei la tendenza generale della società è verso un’autonomia dell’individuo dove l’affermazione del singolo diventa un valore irrinunciabile, tutto questo porta inevitabilmente ad una minore disponibilità alla solidarietà e ad una maggiore competitività in tutti i settori. Il risultato? Un isolamento dilagante e un deterioramento dell’integrazione sociale. Questa lenta disintegrazione della comunità, insieme ad uno spietato atteggiamento di autoaffermazione fanno la loro comparsa in un momento in cui le pressioni economiche e sociali richiederebbero invece (o piuttosto) un aumento della cooperazione e dell’attenzione verso gli altri e non certo una riduzione di tali disponibilità.

In questa atmosfera di incipiente crisi sociale, ci sono anche i segni di un crescente malessere emozionale, soprattutto fra i bambini e i giovani. Ciò che colpisce in modo particolare è l’impennata della violenza fra gli adolescenti, si pensi al caso di cronaca di questi ultimi giorni, nel quale un giovane di 23 anni non tollerando la frustrazione di essere stato lasciato dalla propria ragazza Lucia ha in un primo momento manifestato atteggiamenti e comportamenti da stalker per poi essere completamente obnubilato dalla follia omicida che ha portato alla morte della sorella dell’ex fidanzata, che tentava di difendere la sorella, e alla gravissima condizione di salute di Lucia colpita da venti coltellate.  

Questa tendenza, insieme al generale aumento di atti violenti privi di senso – soprattutto omicidi di donne e bambini (come riportano continuamente le notizie di cronaca nera) – contribuiscono a completare un quadro molto triste dal quale emerge che, fra i paesi industrializzati, l’Italia è seconda solo agli Stati Uniti per la frequenza di omicidi.

Tutto questo indica che alcuni minorenni italiani stanno avviandosi all’età adulta con gravi carenze relative all’autocontrollo, alla capacità di gestire la propria rabbia e all’empatia. Uno dei motivi può essere che in Italia, come anche in altri paesi, l’infanzia non è più quella di un tempo. I genitori, rispetto ai loro padri e alle loro madri, sono oggi molto più stressati e sotto pressione per le questioni economiche e costretti ad un ritmo di vita molto più frenetico; dovendosi confrontare dunque con una nuova realtà, hanno probabilmente bisogno di un maggiore sostegno alla genitorialità per aiutare i propri figli ad acquisire le essenziali capacità umane.

Tutto questo suggerisce la necessità di insegnare ai bambini quello che potremmo definire l’alfabeto emozionale (le capacità fondamentali del cuore). Come negli Stati Uniti, anche in Italia le scuole potrebbero dare un positivo contributo in tal senso introducendo programmi di “alfabetizzazione emozionale” che – oltre alle materie tradizionali come la matematica e la lingua – insegnino ai bambini le capacità interpersonali essenziali.

Intelligenza emotiva non significa solo avere un buon quoziente intellettivo, ma significa anche saper riconoscere, contattare, esprimere e gestire, le proprie emozioni ed i propri sentimenti, in questo modo potranno influenzare positivamente ed indirizzare in modo costruttivo la nostra vita.

Se rinunciassimo a coltivare queste abilità emozionali, ci troveremmo ad educare individui con intelletto limitato. Mente e cuore hanno bisogno l’una dell’altro, sono in un rapporto di mutua dipendenza.

Oggi è proprio la neuroscienza che sostiene la necessità di prendere molto seriamente le emozioni. Le nuove scoperte scientifiche sono incoraggianti. Ci assicurano che se cercheremo di aumentare l’autoconsapevolezza, di controllare più efficacemente i nostri sentimenti negativi, di conservare il nostro ottimismo, di essere perseveranti nonostante le frustrazioni, di aumentare la nostra capacità di essere empatici e di curare gli altri, di cooperare e di stabilire legami sociali – in altre parole, se presteremo attenzione in modo più sistematico all’intelligenza emotiva – potremo sperare in un futuro più sereno.

 


Il rientro dalle vacanze...

Posted by: i.amati

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i.amati




Slow life – Miglioriamo la qualità della vita

Il rientro dalle vacanze…

Per molti le vacanze estive appena trascorse sono ormai un piacevole ricordo. Tantissimi sono rientrati dalle località turistiche ed hanno ripreso la normale attività lavorativa. Durante le vacanze, ovviamente, ci si rilassa, si dorme di più, il nostro abbigliamento è più informale, si mangia un po’ meglio e forse si fa anche un po’ di movimento all’aria aperta. Tornare al lavoro può risultare quindi abbastanza complicato soprattutto perché ciò significa svegliarsi prima, mangiare male e di fretta, stare seduti per ore in ufficio e lo stress, in buona sostanza, torna ad essere elevato. Cosa fare dunque!

·        Tanto per cominciare, lasciamoci due giorni di riposo fra la fine delle ferie ed il rientro al lavoro (o ricordiamocelo la prossima volta!). In questo modo avremo il giusto tempo per ri-abituarci ai nuovi ritmi, nonché prepararci psicologicamente e fisicamente al nuovo inizio lavorativo. Evitiamo di riprendere tutte le nostre consuete attività al 100% e con foga: procediamo con calma e cerchiamo di aumentare l’intensità di lavoro e i consueti ritmi di vita pian piano, con gradualità.

·        Aiutiamoci anche con l’abbigliamento, infatti passare direttamente dalla tenuta costume e infradito al vestito completo con cravatta o al tailleur può contribuire ad affaticare ulteriormente il nostro corpo e la nostra psiche.

·        Continuiamo a pensare a noi stessi come abbiamo fatto in vacanza: alla nostra mente e al nostro corpo non bastano due-tre settimane per stare bene sempre. Quindi, continuiamo a prenderci cura di noi e a coccolarci, leggendo, curando i nostri hobby, facendo movimento…

·        Cerchiamo di continuare a stare all’aria aperta: facciamo passeggiate, usciamo a cena, alziamoci più frequentemente dalla scrivania per fare quattro passi al sole e respirare ossigeno, usciamo la sera e non facciamoci riassopire immediatamente dal divano e dalla tv.

·        Facciamo sport e attività fisica: il nostro corpo si è abituato al movimento e il nostro aspetto fisico è anche migliorato, dunque, non perdiamo l’occasione e continuiamo a farlo!

·        Facciamo un cambiamento nella nostra vecchia routine: basta anche un orario diverso, un percorso modificato, un’abitudine di comportamento variata per non farci percepire la pesantezza della “vecchia solita vita” e dare un’idea di novità. Mettiamo in atto i buoni propositi o i cambiamenti su cui abbiamo mediato ed elaborato in ferie: l’energia vitale l’abbiamo recuperata ed abbiamo accumulato la carica giusta per agire ed impegnarci su quello.

Con questi accorgimenti potremo sicuramente evitare i sintomi della sindrome da post-rientro, ossia mal di ritorno, depressione, malinconia, ansia, noia, stanchezza ed un continuo senso di insoddisfazione.

 


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  • merlino : Incomincia dalla "visione". Stabilisci, quindi, per prima cosa, verso quale traguardo intendi condurre la tua vita.
  • merlino : I valori sono i comportamenti essenziali che ti impediscono di precipitare nell'abisso.
  • merlino : Il cuore pulsante della tua vita è nell'abbraccio più forte a chi ami.
  • merlino : Non è solo elevandosi verso l'alto ma anche e sopratutto chinandosi verso il basso che si agisce autenticamente al servizio.
  • merlino : Eserciti di gentaglia marciano come predatori per saccheggiare in ogni modo possibile e immaginabile. Evitali. E se mai li affronti non avere mai timore di essere nel giusto.
  • merlino : La malattia ti mette davanti la tua identità, insieme fragile e grandiosa. Attraverso il dolore vedi la tua reale miseria e la tua immensa grandezza.
  • merlino : La menzogna uccide. Noi stessi, gli altri, chiunque. Durissimo subirne le conseguenze. Evita la menzogna e riparti da nuove verità se la subisci.
  • merlino : L'osservazione del dolore ti impegni a farti carico delle tue responsabilità, ad essere di supporto, scudo a chi soffre.
  • merlino : Il fallimento, anche più abissale,non ci impedisca di rilanciare tutto di noi verso la vita.
  • merlino : La grande difficolta' ed il sentimento di sfiducia verso noi stessi generi proprio in noi stessi buon senso e rinnovata fiducia, intesa quale determinazione forte a ripartire, quale affermazione più convinta della volontà e della necessità di non arrendersi.
  • merlino : La semplicità è conseguenza della scelta di dire di "si" alla vita.
  • merlino : Prima di preoccuparti di cambiare il mondo incomincia ad adoperarti per cambiare te stesso.
  • merlino : Siamo nella necessità di trovare il nostro equilibrio nell'ordinario, molto più che nello straordinario.
  • merlino : È questo l'istante in cui sei chiamato a sentirti vivo. E così in ogni istante.
  • merlino : Stare insieme a chi ami non ha prezzo. È il valore più alto incarnato. L'amore è unione con l'amato.
  • merlino : Subire all'improvviso l'annientamento di sé stessi. In un attimo non siamo e rischiamo di non essere tu. Sono le occasioni più importanti per ascoltare il silenzio, fermare il tempo, rigenerare la vita.
  • merlino : La nostra società è ampiamente in crisi perché non riusciamo a rispettare neanche noi stessi.
  • merlino : La stanchezza ti chiama a recuperare energia vitale. È il tempo prezioso della ricarica. Una opportunità straordinaria di rigenerazione. Fai buon uso della tua stanchezza.
  • merlino : Occorre trovare vive in noi la bellezza e la determinante importanza prima di perdere tutto, e non dopo. Siamo ricchi e non lo sappiamo.
  • merlino : La forza interiore deriva dal tuo amore più profondo. Obbedisci a quella infinita profondità. Tutto il resto è un accessorio passeggero.
  • merlino : È proprio l'attimo di smarrimento il pretesto per farti fuori. Sii sempre sulla riga e non deviare. Questo è un tempo in cui non sono consentiti cedimenti.
  • merlino : Un attimo. Un attimo e perdi tutto. Pre-vedi. Evita l'attimo della caduta. Fai questo immane sforzo.
  • merlino : Ovunque tu vada, vai verso la vita. Fattelo dire da chi vede morire tutti i giorni.
  • merlino : Fa parte della tua integrità mantenere le promesse.
  • merlino : La forza in te ti consente di compiere prodigi. Devi solo crederci.
  • merlino : Non perdere tempo a ritenere che siano gli altri a doverti promuovere.Tocca a te promuovere te stesso.
  • merlino : La tua salute va privilegiata come bene supremo da tutelare. Non riscoprire il suo valore quando compromessa.
  • merlino : L'essere in vita è lo stato di grazia indispensabile per poter ricreare, a partire da ciascun istante, tutta la nostra vita.
  • merlino : Il mistero della morte è l'evidenza che pare infrangere in ultimo il respiro della vita. In realtà è la Vita che avvolge la morte e che dall'interno della sua mostruosità la rigenera in vita, più grande, infinita. Strada stretta, antinomia di logica e biologia: chiamala fede.
  • merlino : Si ricomincia ogni giorno. Si cade e ci si alza. Ma questa sia la tua costante tensione, oltre qualunque reiterata fragilità: preoccupati ogni giorno di amare di più.
  • merlino : Si tratta dell'unica priorità: metti al centro la Vita. La Vita al centro di tutto. La vita nell'Amore. La Vita che nell'amore è più forte della morte.
  • merlino : Se ti decidi per la vita non potrai essere distrutto, nemmeno da qualsiasi crollo delle illusioni.
  • merlino : Costruisci la tua vita su un fondamento che sostiene.
  • merlino : Non è un altro giorno. È un giorno in meno. Vivilo in pienezza.
  • merlino : Sperare è saper cogliere la primavera nell'inverno.
  • merlino : Vi sono piani di realtà di cui non puoi non tenere conto. Di cui devi tenere conto.
  • merlino : Prendere le distanze da ciò che non si condivide è di fondamentale importanza per recuperare ed espandere forze e ricchezze di vita.
  • merlino : Il dramma è doversi sopportare i bugiardi cronici istituzionali. Rispondi con l'esempio corretto. E tante volte meglio senza proferire verbo. Esempi lampanti. Nulla più.
  • merlino : Inutile e pericoloso rispondere istintivamente alle offese se non hai le idee chiare e la corretta comprensione della forza reale del tuo avversario. Aspetta, valuta, verifica e solo quando nelle reali possibilità di replica efficace rispondi a tono.
  • merlino : Devi farti sempre trovare pronto, lucido, reattivo. La sofferenza irrompe quasi sempre inaspettata nella vita. Nessuno è esente da questa sgradevolissima irruzione. Rimani quindi pronto a reagire e ad agire.
  • merlino : Siamo chiamati a nutrirci creativamente dello smisurato prodigio della vita.
  • merlino : Il nostro corpo e la nostra esistenza sono profezie di un amore incondizionato.
  • merlino : Non ti colpevolizzare se vieni rifiutato. Riparti dalle ceneri e persino da esasperazione e disperazione. Ma riparti. Nel flusso della vita. Nel dono nuovo della vita.
  • merlino : La stanchezza estrema ci porge con nitida chiarezza l'evidenza della nostra finitudine e insieme la nostra capacità di rinascita.
  • merlino : Spiegano ciò che non vivono, e vi è anche chi li ascolta.
  • merlino : Il distacco aiuta a comprendere la tua verità, e a scegliere per viverla nella sua pienezza.
  • merlino : Assapora il gusto di vivere nell'amore. È unico. Ti rende vivo.
  • merlino : Semplifica. Essenzializza. Vai all'irrinunciabile determinante. Dai al tuo tempo sostanza piena e traboccante di vita.
  • merlino : Consuma solo ciò che ti è necessario. Ciò che ti rende felice non può essere acquistato.
  • merlino : Incoraggia e supporta sempre, senza nulla chiedere in cambio, il talento altrui. Il tuo passare sia germinativo di una umanità migliore.
  • merlino : Prima di decidere valuta con attenzione il contesto esterno in cui produrranno gli effetti delle tue decisioni.
  • merlino : Non si condivide a parole.
  • merlino : Trova la forza nell'irrinunciabile.
  • merlino : Le tue parole siano donatrici di speranza.
  • merlino : Le due alleanze difficili da rispettare, quella con il passato e più ancora quella con il futuro.
  • merlino : La speranza ha un laboratorio sperimentale. Si chiama perseveranza.
  • merlino : Non abbandonare a metà l'opera intrapresa.
  • merlino : Vieni ostacolato dal malaffare? Consideralo un alto onore.
  • merlino : Tutti pronti a combattere nascosti dietro la tua schiena.
  • merlino : L'amore si volge indietro e impara, nel presente da' tutto senza riserve, ma per sua natura è aperto al futuro, guarda lontano e con coraggio si avvia, qualunque sia il tempo, verso il domani.
  • merlino : Accetta battute d'arresto. Fai di una sconfitta tesoro di espansione di vita. Proteggi il tuo amore. Respira immensità sotto le stelle.
  • merlino : L'incompiutezza ti sia alleata. Una profonda umiltà sia la tua strada maestra. Con passione e pazienza vivi, accogli e crea, durante il giorno e la notte, meraviglie nel tuo cammino.
  • merlino : Si parla troppo di gestione e quasi nulla di risultati.
  • merlino : Ciò che puoi e devi imparare solo a tue spese:la responsabilità.
  • merlino : Non rinnegare la tua verità se a causa di essa dovrai subire ingiuste e pesanti ostilità.
  • merlino : L'amore obbedisce solo a se stesso e nella finalità di se stesso.
  • merlino : Ci si rompe in ogni momento. Ci si deve curare in ogni momento.
  • merlino : Non credere quando ti dicono che la perfezione non esiste. Io l'ho incontrata, vissuta, abbracciata.
  • merlino : Fai attenzione ai professionisti del muro a tutti costi, delle barricate a prescindere. Evitali. Ignorali. Affrontali solo quando sai di essere nel giusto e di avere le spalle sufficientemente larghe.
  • merlino : Solo affermando l'amore irrinunciabile trovi pace nel cuore.
  • merlino : La serenità diventa possibile solo quando rinunci a tutto ciò cui brami per amore di chi ami.
  • merlino : I moltiplicatori di problemi sono una pericolosa perdita di tempo. Concedi loro pochissimo spazio e vai oltre e speditamente sulle questioni essenziali.
  • merlino : Prendi la delusione di adesso e trasformala in speranza e azione mirata per il tuo avvenire.
  • merlino : Cura la tua preparazione ogni giorno. Sviluppa e arricchisci ogni giorno le tue conoscenze.
  • merlino : Il chiarirsi deve essere diretto, essenziale, deciso.
  • merlino : Se ti offendono ignora. Replica puntando dritto ai tuoi obiettivi.
  • merlino : Ricordati che scaricano le responsabilità delle loro insufficienze sul più forte, mai su loro stessi.
  • merlino : La coerenza paga sempre, quando è specchio di competenza, passione, integrità.
  • merlino : Si tratta di rivedere il concetto di speranza. Non è un augurio, un auspicio. È la decisione, è l'agire, dettato dalla fiducia, dalla fede, che ti porta ad andare verso un obiettivo che ritieni irrinunciabile, nonostante tutto.
  • merlino : Piegarsi davanti all'amore è una elezione, un innalzamento, non una sconfitta.
  • merlino : Trova la ragione e la fonte del cuore e troverai il tuo equilibrio.
  • merlino : La tua libertà interiore non ha limiti. Incontrala.
  • merlino : Inevitabile il sacrificio quando ami.
  • merlino : Il silenzio ti avvicina alla tua verità.
  • merlino : Poiché il conflitto è inevitabile nella vita, ti ci devi preparare per tempo. Allo scontro devi arrivare pronto.
  • merlino : Incontrerai gli eccellenti nell'arte di prendere senza dare. Lasciali perdere.
  • merlino : Non vi è vita senza cura.
  • merlino : Aver cura è una necessità intrinseca della vita.
  • merlino : Ci si prepara tutta una vita ad affrontare le sfide. Non pensare mai di essere sufficientemente pronto. Affrontare gli uragani richiede, intanto, lucidità e profonda umiltà.
  • merlino : Essere alleato di te stesso significa aprire il cuore ad una visione della vita che accolga l'altro con spirito di fraternità.
  • merlino : Se vuoi affrontare al meglio ciò che hai davanti a te rifletti con estrema attenzione a ciò che hai dietro di te. È dal tuo passato che devi, innanzi tutto, trarre insegnamento.
  • merlino : Quando qualcuno ti parla presta attenzione non solo a cosa ti dice ma anche a ciò che non ti dice.
  • merlino : Passare all'azione è molto più di una scelta di qualità: è una necessità assoluta cui improntare il tuo tempo di vita.
  • merlino : La misura è la massima capacità di dono e di accoglienza del tuo cuore.
  • merlino : Ti chiedo di essere instancabile nel prenderti cura.
  • merlino : A quanti avidi di prendere senza essere disposti a dare non concedere mai troppa importanza.
  • merlino : L'eccesso fa parte dell'amare.
  • merlino : Non dimenticare le priorità che ti sei dato è un atto fondamentale di tutela che fai nei confronti di te stesso e di chi ami.
  • merlino : Il tempo che viene ti porti la pienezza di te stesso, nella grandezza, nella ricchezza, nella poesia di ogni meraviglia della vita. Auguri!
  • merlino : Il sapiente possiede e gode il sapore, la percezione fluente, il senso palpitante della vita.

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