Morte di Carla Carrillo un'infermiera prosciolta in appello

di Pierluigi Sposato FIRENZE.

Ribaltata in appello la condannaa 8 mesi per concorso in omicidio colposo di Silvia Fiornovelli, infermiera professionale di 40 anni coinvolta nella morte di Carla Carrillo, la 16enne peruviana deceduta per uno shock settico conseguente a una polmonite originata da uno streptococco, non curata tempestivamente. La terza sezione della Corte fiorentina ha assolto l'imputata perché il fatto non sussiste, accogliendo la tesi del difensore Giada Isidori.

La procura generale aveva chiesto la conferma della condanna emessa nel 2008 dal gup Marco Mezzaluna, il quale aveva accolto in pieno le richieste del pm Rosa Valotta. Servirano 90 giorni per il deposito delle motivazioni della sentenza di appello.  In primo grado, il giudice aveva rilevato gravi negligenze, soprattutto nella «macroscopica erroneità del codice assegnato dall'imputata» a Carla, morta il 22 aprile 2006. La Fiornovelli era in servizio il 21 aprile (Carla si era presentata anche il giorno prima al pronto soccorso e se ne era andata dopo tre ore di attesa vana). Nelle motivazioni del processo celebrato con rito abbreviato, il gup aveva puntato il dito contro la mancata rivalutazione della situazione della paziente (doveva avvenire ogni 30-40 minuti e invece aveva avuto un dilazionamento di 2 ore e 20 minuti); contro «la non corretta valutazione dei parametri vitali che la paziente presentava al momento del suo arrivo al pronto soccorso», perché la Fiornovelli non aveva riportato i parametri vitali fondamentali, aveva indicato febbre senza misurarla. Il caos organizzativo invocato dalla difesa a giustificazione era, secondo il primo giudice, un argomento «assai debole».  In appello, il difensore ha evidenziato la gravità della patologia, tale - anche nella migliore delle ipotesi organizzative e logistiche - da causare una mortalità pari al 50%, anche quando gli antibiotici sono somministrati tempestivamente. Poi ha ricordato che anche i periti nominati dal gip (Mario Balzanelli e Vittorio Fineschi) avevano rilevato gravi carenze strutturali al pronto soccorso all'epoca dei fatti. Ha ricordato che non vi erano protocolli né linee guida per il triage affidato agli infermieri.

Ha posto l'attenzione sul fatto che le rivalutazioni non erano mai registrate («prassi consolidata», secondo le conclusioni della commissione interna Asl). Ha ripreso quei passi della perizia secondo la quale in quei giorni vi fu un'attività straordinaria di accessi e ricoveri. L'avvocato Isidori ha così concluso per l'insussistenza del nesso di causalità tra la condotta dell'infermiera, cui comunque non potevano essere imputate i disservizi dell'intero reparto, e la morte.  La famiglia Carrillo è stata risarcita negli ultimi mesi del 2009 e si è ritirata dall'ultimo processo in primo grado pendente (due imputati), la cui prossima udienza si terrà la settimana prossima.

 

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