i piace evadere. Percepire in modo forte l’istinto e la sensazione di essere liberi e liberati da tutto ciò che ci costringe, ci limita, ci definisce in contesti conosciuti, prevedibili, scontati, il più delle volte non affatto entusiasmanti.


La realtà di ogni giorno scorre, infatti, tra alti e bassi, con ritmo che ha il sapore di un “già vissuto”, di una minestra tiepida che, pian piano, fa sbiadire i contorni ed il movimento di ciò che più ci colpisce e ci affascina, le nostre emozioni.
Allora, per essere più felici ci poniamo, spesso, in fuga.
La nostra ricerca di un oltre appagante pone, però, sempre di più, la base della sua aspettativa di riuscita in un presupposto sbagliato: uscire da noi stessi, spegnere i pensieri, “defibrillare” la nostra mente, disarticolare la nostra percezione cosciente di essere noi stessi.
Per scoprire e vivere pienamente il gusto delle grandi altezze, l’ebbrezza della felicità sfrenata, il piacere della novità gioiosa, l’attimo della grandissima intensità, la pace “in estasi” dal vortice caotico delle ansie, delle preoccupazioni, delle paure, riteniamo di aver trovato la strategia più sicura e vincente: mandare in cortocircuito la nostra coscienza, la nostra consapevolezza, la nostra autocoscienza.
Lo sballo è diventato, e sempre più sta diventando, specie tra i più giovani, metodo di vita, percorso di convinta ed orgogliosa affermazione della propria personalità, preziosa, e addirittura indispensabile, risorsa cui attingere, in modo particolare nel fine settimana, al fine di vivere, nel modo migliore, a misura dei propri sogni, lontano, il più possibile lontano, dalle continue delusioni cui ci sottopone la dura, troppo più spesso spoetizzante, realtà quotidiana.
Invece, la realtà, ancora più cruda, con cui, prima o poi, siamo costretti - volenti o nolenti - a confrontarci, è che lo sballo, la cultura dello sballo, è strategia non affatto sicura, quanto pericolosissima, è scelta non affatto vincente, quanto – catastroficamente – fallimentare, in tutto e per tutto, nelle premesse, nelle conclusioni, più di ogni cosa, nelle amare e spesso irrimediabili conseguenze.
Lo sballo produce illusione, alienazione, spersonalizzazione, dissociazione, morte.
Né più né meno.
La vera rivoluzione è, invece, entrare in noi stessi, e non uscire, unirci realmente nella vera relazione interpersonale, e non, invece, dividerci, frammentarci ulteriormente attraverso una alterata percezione della realtà.
La vera rivoluzione è tuffarci senza paura nell’oceano di una intimità, quella individuale, misteriosa, illimitata, di cui siamo fatti, grazie a cui siamo viventi, in grado di “respirarci” così come siamo.
La vera ricchezza è aprirci alla possibilità di conoscerci nel mistero, infinito, di ciò che in noi vive e vuole essere vissuto sino in fondo, dove realmente c’è sempre un oltre da varcare e da scoprire con gioia maggiore.
La vera felicità, integrale, nel cuore e nella mente, nei sentimenti e sulla pelle, è possibile solo se siamo pienamente consapevoli della nostra unicità e bellezza, della dimensione meravigliosa che possiamo gustare, sperimentare, rinnovare, sviluppare insieme in ogni istante della nostra vita.
I nostri sogni hanno tutto il diritto e la possibilità di essere vissuti “alla grande”, ma nella realtà, e non, illusoriamente, al di fuori di essa.
La nostra voglia di vera libertà e di realizzante liberazione può essere autenticata solo sulle strade della vita reale e non attraverso la schiavitù progressiva cui, inevitabilmente, e spesso fatalmente, conducono tutti i percorsi culturali e comportamentali che portano ad alterata percezione, di ciò che siamo, di ciò diventiamo, verso noi stessi e gli altri.
Il messaggio di questa settimana “il vero sballo è rimanere lucidi” è un invito, formidabile, ad incamminarsi sull’unica strada che non produce vittime, che non fa stragi, che può rendere davvero felici: quella della consapevolezza, della piena consapevolezza, in ogni momento.

Mario Balzanelli

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 19 Agosto 2009 09:27 )