Ciò che è passa.
Eppure, se guardo dentro, sento che c’è di più, molto di più.
Passano le parole, i gesti, gli eventi del quotidiano…


Nel movimento del tempo scorre la nostra storia o perlomeno quanto riusciamo a misurare di essa.
In ciascun attimo, diviene la nostra vita.
Cercando ancora vita, e poi ancora vita, vita, solo vita…
Ogni qualvolta pronuncio la parola vita penso alla vita.
Sì, la vita chiama la vita.
Non mi riesce proprio di pensare diversamente.
E’ la storia di un incanto indescrivibile, di una bellezza incomparabile, di una immensità tutta da scoprire…
E’ la storia di ciascun palpito del cuore dell’uomo.
La vita è il mistero sconvolgente, è il meraviglioso che lascia senza parole, è tutto ciò che abbiamo, è il miracolo reale, l’unico irripetibile…
La vita è il tempo sacro…
Passano i giorni, i mesi, gli anni…
E questa notte mi ritrovo a pensare a te.
Al tuo movimento leggero di quelle ore in discoteca, avvolta dalla musica, dal sorriso, dalla danza ritmata, ricca di fascino e di bellezza, di semplicità autentica, condivisa in un clima di gioia e di amicizia, accogliente e serena, aperta alla vita e al sogno più bello della speranza, della vita stessa autenticamente innamorata…
Sembra, quando il volo del pensiero si eleva sulle ali del sentimento, che tutto non possa che andare per il meglio, come è ovvio, per istinto, che debba andare.
Ma non sempre è così.
Allora il pensiero si arresta, va in conflitto con se stesso.
E ho difficoltà a rimettere a posto i pezzi.
Mi mancano troppi fotogrammi. Troppi.
La verità è che ci sono, ma non riesco ad accettarli.
La vita ha difficoltà a comprendere ciò che non la comprende.
Dalla luce artificiale all’alba.
Dall’alba mi aspetto il nuovo giorno.
Mi aspetto l’uomo che si sveglia, non l’uomo che si addormenta.
Dall’alba mi aspetto la luce dirompente del sole, non la tenebra più profonda.
L’ovvio, non l’inatteso.
Il senso, non la follia.
L’incanto, non l’orrore.
Il riso, non lo strazio.
La prosecuzione, non lo schianto.
La vita, non la morte.
Tu lo sai.
Questa storia, la tua storia, si ripete ogni giorno.
Questa successione devastante, dove la negazione suprema afferma se stessa, regno del deserto, del gelo, dell’ingiustizia senza speranza, supera di continuo il confine del proprio assurdo, del nostro assurdo, di qualsiasi assurdo.
Nessun disgusto, nessuna ribellione, nessuno sdegno arginano, ancora oggi, il potere della sua maledizione.
Quando siamo arrivati era troppo tardi.
Come spesso accade anche adesso.
Tu lo sai.
Questa è la lettera che non avrei mai voluto scriverti.
Eppure mi guardo dentro e sento che c’è di più, tutto di più.
In questa notte, che prima o poi diventa la notte – inevitabile - della nostra vita, ciò che riteniamo insondabile, perso, irrecuperabile, può vedere, nella sorgente più misteriosa, quella del cuore, quella del cuore immenso, quella dell’Amore che non può essere distrutto, l’universo partorire un multi verso, la partenza generare il ritorno, il perduto il ritrovato, il tempo l’eterno, la morte la vita.
Tu lo sai.
In questa notte, in cui mi ritrovo a pensare a te, è giorno pieno.
E’ qui e domani, in presenza e in attesa, ben oltre ieri.
Dove ciò che è non passa.
Dove quando pronuncio la parola vita è vita, lungi da qualsiasi illusione, vita per davvero.
E tu sei qui, dentro di noi, con noi.
Luce bellissima…
Ti abbraccio forte, Kikka…
Mario Balzanelli