Semaforo rosso.
Una gran seccatura.
Viene da imprecare, contrariarsi, perdere la pazienza.
La tensione nervosa aumenta, si ha la sensazione che la giornata si complichi con l'ennesimo fastidio di cui tutti faremmo volentieri a meno.
Viene voglia di attraversarlo, il semaforo rosso, di passare ugualmente, in chiave quasi liberatoria: chi se ne frega!!!
Così è, nella nostra vita di tutti i giorni, davanti al limite.
Percepiamo, infatti, il limite come una ostativa alla nostra libertà, come un ostacolo sgradito alla nostra possibilità di divenire ciò che ci piace, come un condizionamento pesante della nostra libertà creativa.
Limite? No, grazie!
Il limite ci impoverisce, ci sminuisce, ha valore sostanzialmente deprivante.
Tutta la nostra cultura, infatti, afferma, con estrema convinzione, la continua necessità, laddove si voglia realmente progredire con successo nella vita, di superare il limite, di andare costantemente oltre il limite, di scavalcare, in ogni modo, con ogni mezzo, il limite.
Ritengo, invece, che - oggi più che mai - la questione del limite, e la nostra relazione vitale con esso, debba essere oggetto di una riflessione più attenta e profonda, maggiormente qualitativa.
Il limite non è soltanto un ostacolo, un inciampo, un muro, indesiderato, più o meno valicabile contro cui andare, più o meno inesorabilmente, a sbattere.
In questo senso, la natura stessa dell'uomo, il suo grandioso processo evolutivo lo portano, mirabilmente, ad andare oltre.
Dalle grotte di Altamira e dalla scoperta del fuoco siamo arrivati, infatti, all'energia atomica e a visitare Marte. 
Ma il limite non ha soltanto la valenza di un asticella finalizzata a farci saltare, progressivamente, più in alto, rendendo l'uomo progressivamente più uomo.
Il limite ha anche altre valenze, ugualmente importanti, assolutamente determinanti perchè l'uomo non solo diventi progressivamente più uomo ma anche perchè eviti, nel corso del suo naturale processo evolutivo, di andare, più o meno consapevolmente, contro se stesso ed i propri simili.
Il limite serve, in tale contesto interpretativo, anche a tutelare e a proteggere l'uomo, ad impedire, in modo assolutamente decisivo, che l'uomo distrugga e si distrugga.
Il limite ci definisce,  ci delimita nella nostra identità rispetto a ciò che è altro da noi, ci salvaguardia - come le mura della nostra casa - da eventuali assalti ed aggressioni esterne.
Il limite, in biologia cellulare, nelle fasi replicative del DNA, impedisce alla cellula normale di  impazzire e di trasformarsi in una cellula tumorale.
Il limite, nella nostra relazione personale ed interpersonale, serve a definire, nella sua essenza di conoscibilità, il nostro volto, la portata dei nostri pensieri, la distinzione percettiva autocosciente nel fluire dei nostri sentimenti in quanto a tipologia, a tonalità, ad intensità.
Il limite, nella sua globalità, nella sua straordinaria valenza combinata di istanza di superamento e di protezione, è varco prezioso di accesso alle soglie più alte del mistero dell'uomo, che all'interno di sè, della sua navigazione spirituale, scopre, in ogni istante della sua vita, proprio grazie al limite, ed al suo dinamico movimento interiore, oceani da vivere sempre nuovi e più affascinanti. 
Semaforo rosso.
Può essere una benedizione, un muro salvifico che mi salva dal precipitare in un baratro, sul cui ciglio non mi sono accorto di trovarmi.
Può essere una occasione formidabile per ritrovarmi, un istante, con me stesso, per interrogarmi su ciò di cui mi interesso sempre meno, ossia me stesso e la mia relazione vitale con la mia stessa vita: sto bene? Come va la mia vita? Sto andando dove voglio realmente andare? Come sto vivendo con chi amo, con i miei cari?
Semaforo rosso.
Può essere un amico inatteso venuto a salvarmi da uno schianto fatale, da un evento probabile che continuando a correre, così come sto facendo, potrebbe portarmi, qualche metro più avanti, ad annientare, ad annientarmi, ad uccidere, ad uccidermi.
Semaforo rosso.
Un'occasione per pensare.
Per riflettere su questa continua delegittimazione di noi stessi davanti alla nostra vita, di noi stessi come cittadini italiani e come singole persone, considerata la cronaca dei nostri giorni attraverso cui si continua a ritenere di poter fare ulteriore scempio delle nostre intelligenze.
Una vera e propria stagione ingravescente della vergogna: questa gazzarra indegna di conflitto feroce tra i poteri dello Stato, la questione della corruzione dilagante, dei fondi neri e dei riciclaggi , delle riforme invocate con supponenza cui nessuno mette realmente mano, degli appalti ai terremotati, delle tornate elettorali senza lo straccio di un serio programma da condividere, quale strumento utile e doveroso di chiarezza nella pianificazione, nella presentazione analitica delle rispettive proposte e nelle possibilità concrete di monitoraggio dalla base degli eventuali risultati conseguiti a fine mandato, con i cittadini, con tutti noi.
Semaforo rosso.
Conviene, credo, fermarci.
Prendere fiato.
Ritrovare energie ed il meglio di noi stessi.
Conviene ripartire.
Diversamente.                 
                                       
                                              Mario Balzanelli