TARANTOSERA

Turco, sindaco-vulcano. Ora fa pace con tutti

sabato 25 ottobre 2008

Dopo pochi minuti che gli stai parlando capisci subito quanto sia vero il detto che “l’abito non fa il monaco”. Ex calciatore (quando avevo 18 anni mi volevano al Martina), medico e primo cittadino di Torricella, Giuseppe Turco appare molto lontano dai canoni dei politici o dei notabili locali. Non veste firmato, sempre in movimento, e quando non si muove è al telefonino, si spacca in quattro per gli altri. E’ un vulcano, una mitragliatrice di parole e di idee, sembra morso dalla tarantola. Ma quando parla, della sua professione di medico o della politica, viene fuori, insieme alla passione, la grande competenza di un uomo colto, consapevole delle problematiche che lo circondano, attento alle esigenze altrui, sempre disponibile. “A me è il carattere che mi frega”, dice quando sottolineamo la sua esuberanza - tanto per usare un eufemismo. Ma da qualche tempo ha seppelito l’ascia di guerra ed ha deciso di fare pace con tutti, ma proprio tutti. Anche con l’acerrimo nemico Franzoso (Pietro e Michele), il suo principale antagonista a Torricella (“perchè ho capito che per realizzare le cose bisogna dialogare con tutti. E da quando ho intrapreso questo nuovo percorso ho cambiato il volto della mia città”). Ad esempio, che risultato concreto ha ottenuto attraverso questa nuova strategia del dialogo? “L’acqua. A Torricella alle quattro del pomeriggio ce la staccavano. Lavorando con tutti, con la regione, con l’Acquedotto ed anche con la minoranza, abbiamo ottenuto in tre mesi quello che non avevamo da 15 anni. Ed oggi a Torricella l’acqua c’è sempre”. Sindaco, lei ha giocato a pallone a buoni livelli fino all’età di 18 anni. Poi ha lasciato per fare l’Università. Rimpianti? “Assolutamente. Ho dovuto scegliere tra due passioni ed ho scelto medicina”. Era bravo col pallone? In che ruolo giocava? “Me la cavavo. Ero un discreto centrocampista, allora si diceva mezzala sinistra, perchè ero tutto mancino. Poi, quando Tria, l’ex giocatore del Taranto, mi proposte di andare a giocare a Martina, ho deciso che il mio futuro sarebbe stato a Pisa, alla Facoltà di medicina. E sono andato via”. Per che squadra tiene? “Ero tifoso del Taranto”. Perchè ora non lo è più? “No, no, lo sono ancora e lo sarò sempre, anche se allo stadio, almeno per il momento non si può più andare...”. Secondo lei chi ha ragione nella polemica tra il Comune e la società? “Secondo me dovrebbero fare un passo indietro tutti e due”. Allora è cambiato davvero. E’ diventato molto diplomatico. “Sì, però se mi fanno incaz-zare...” Lei appare come una persona molto pragmatica. Perchè si è messo a fare poltica? “Proprio perchè ho capito che se volevo risolvere i problemi dovevo farlo in prima persona”. I suoi problemi? “Guardi, direttore, che se mi vuole provocare non ci riesce. Sa come mi sono convinto ad entrare in politica? Quando dodici anni fa vennero a bussare alla mia porta cinque operai che mi chiesero una mano. E’ stato allora che ho deciso”. E da buon cattolico, ha scelto il Partito Popolare. “Più che il Partito ho scelto la persona. Michele Pelillo, una persona che stimo moltissimo ed al quale sono legato da amicizia vera e profonda”. Dicono che tra un po’ ci lascia per andare a fare l’assessore regionale. “Magari, dopo di lui sarei la persona più felice al mondo. Farebbe solo bene a Taranto ed a tutta la provincia”. Visto che siamo in tema, le farò dei nomi e lei mi dice che ne pensa. Pronto? “Pronto”. Gianni Florido. “Un grande presidente con il quale abbiamo lavorato molto bene insieme. Una persona pragmatica come me che i problemi li ha affrontati e risolti. Mentre molti promettono e non mantengono, lui le promesse le ha mantenute, aprendo scuole, strade, rilanciando l’immagine dell’intero territorio con l’università”. Ippazio Stefàno. “Non do un giudizio sulla persona. Dico soltanto che al capezzale di un malato (si riferisce al Comune) o si veglia tutti insieme o le sue condizioni non possono che peggiorare”. Marco Urago. “Un grande amico che ha pagato per colpe non sue. Ma credo che sia normale. Se la Fiat perde il 70percento del valore delle azioni, non è colpa dell’amministratore delegato, ma è lui che si deve dimettere”. Domenico Colasanto? “Una persona eccezionale sotto il profilo umano e preparatissima sotto quello professionale. In una realtà difficilissima come la nostra è riuscito in poco tempo a salvaguardare il diritto alla salute dei pazienti e quello della salute dell’ente”. Pietro Franzoso. “So che cosa mi vuole far dire, ma non ci riuscirà. Nè lui nè il fratello Michele sono più miei nemici. E’ finito il tempo degli scontri. Anche perchè da quando dialoghiamo, io come sindaco e lui come parlamentare, sono arrivati grandi risultati per Torricella”. Se mi parla bene anche di Mario Balzanelli, vuol dire che è proprio vero che è cambiato. “E perchè dovrei parlare male di Mario. Siete voi gioralisti che volete creare i dualismi a tutti i costi. Con Mario collaboriamo e facciamo funzionare bene il 118. E poi, ma lei il dr. Balzanelli lo conosce? Stiamo parlando di uno dei medici più preparati che conosco”. Sogno nel cassetto? “Sogno nel cassetto? Il porticciolo turistico a Torre Ovo”.