dolcezza


Posted by: balzanelli in MyBlog on Apr 08, 2011

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Dolcezza.

Segreto dell’intimità profonda.

Esigenza totale.

Anelito nascosto.

Ricongiunzione

delicata,

irresistibile,

con la nostra verità.


Dolcezza.

Apertura all’incanto.

Effusione del calore.

Fascino avvolgente dell’immenso

che tocca,

pervade,

delicatamente

invade

e trasforma.


Dolcezza.

Segreto

inesprimibile

che unisce

nel sentimento

senza tramonto

il giorno della nascita

e la speranza

del cuore,

oltre  la notte,

dopo quel giorno,

possibilità autentica di essere

e di vivere,

oltre la fragilità estrema

di ciò che appare

e muore.


Dolcezza.

Unione dell’Amore vero

che nulla può spezzare,

legge suprema

che nella sensazione

afferma il nostro volto,

per quanto sfigurato,

dove qualunque strada,

anche se non lo sa,

cerca solo e  sempre

il cuore.







I primi giorni del 2011 hanno segnato una vera e propria carneficina.

In Liguria omicidi – suicidi a ripetizione, occorsi nel mese di gennaio, hanno davvero sconvolto, per gli analoghi contesti di scenario, totalmente assurdo, e lasciati attoniti.

A Schio, Vicenza, una ginecologa ha, qualche ora fa, prima sparato al marito, gravemente malato, uccidendolo, e poi si è suicidata gettandosi da una finestra dell’ospedale in cui lavorava.

A Roma si è consumata l’ennesima tragedia evitabile in un campo Rom, peraltro segnalato con massima tempestività dai controlli istituzionali alle massime autorità istituzionali di competenza, proprio in riferimento ai suoi caratteri di estrema pericolosità, innanzi tutto in riferimento al rischio incendio, in una dinamica sconcertante che ha visto, in pochi minuti, morire di notte quattro bambini atrocemente carbonizzati.

Il Paese intero è, a dir poco, straziato, allucinato, per il possibile atroce destino delle gemelline Livia e Alessia che il padre, difficile scriverlo, ma si tratta proprio del “padre”, avrebbe – in una spirale inarrestabile di follia - ucciso prima di suicidarsi gettandosi sotto un treno, in conseguenza della non voluta separazione dalla moglie e, particolarmente, del mancato conseguimento dell’affidamento congiunto dei figli.

Mentre ci apprestiamo a festeggiare, con lecito orgoglio, il 150° anniversario dell’Unità di Italia, assistiamo – sgomenti – alla recrudescenza della solita gazzarra indegna a livello politico nazionale di vertice, nel cui contesto emergono unicamente feroci, violente, interminabili delegittimazioni reciproche tra maggioranza ed opposizione che nulla producono in riferimento alla necessità improcrastinabile, grave, urgentissima di fornire risposte credibili per il rilancio dell’economia, per la creazione di posti di lavoro stabili, per il processo di razionalizzazione e modernizzazione dello Stato che richiede volontà condivise, metodologie chiare, stabilità di percorso programmatico ed attuativo.

Lo scontro, pienamente in corso, tra i poteri dello Stato, lo squallore estremo, avvilente, invero inaccettabile, e per certi aspetti disgustoso, degli stili di vita apertamente contestati, con chiara documentata motivazione, ed associata massima inconcludenza ravvisata nell’azione di governo, ad una compagine da parte di un contraltare politico che si pone, d’altra parte, microscopicamente frantumato al proprio interno, permanentemente litigioso, privo di autorevole figura di leadership,  incapace di chiara univoca proposta alternativa e peraltro spaesatamente sognante ad occhi aperti, nella massima inconcludenza parimenti ravvisata, ci rende, ogni giorno di più, sempre più perplessi in qualità di cittadini stipendianti, con i propri sacrifici, questi benemeriti signori.

La bufala secondo cui l’ennesima invocata tornata elettorale possa rappresentare, senza che – ovviamente - aldilà delle tante chiacchiere, si consenta ai cittadini di riappropriarsi del diritto - dovere di scegliere nell’urna, e nel segreto della propria coscienza, i propri rappresentanti attraverso una indispensabile sacrosanta riforma della legge elettorale, una panacea, il vero rimedio a tutti i mali del belpaese, non se la beve più nessuno.

Se questi sono gli uomini, prova a rifare un qualsiasi governo: si faranno a pezzi dopo pochi giorni, litigheranno in continuazione, non faranno nulla di determinante per il bene comune.

A sprezzo dei drammi e dei problemi gravi di 60 milioni di persone “costrette”, impotenti, a fidarsi, con la beffa puntuale, unico finale certo della storia che non si smentisce, di volta in volta, di alimentare generosamente, a fine mese, con i propri sacrifici, i principeschi conti correnti bancari, in perenne aumento, dei nuovi “eletti” a far parte dell’olimpo dei più umili e disinteressati servitori della patria.

Se questi sono gli uomini.

A Caserta un boss della camorra si pente e i familiari scrivono immediatamente un manifesto, che fanno affiggere capillarmente in ben tre paesi della provincia, per dissociarsi apertamente dalla sua decisione di collaborare con la giustizia.

Le popolazioni di Egitto, Algeria e Nigeria stanno affermando il loro naturale diritto di costruire uno Stato più autenticamente democratico a prezzo di significativi atti di violenza e spargimenti di sangue: non c’era propria nessuna altra alternativa?

Ha fatto, nel frattempo il giro del mondo, con la copertina del settimanale Time, la foto in primo piano di Bibi Aisha, splendida 18 enne afghana cui sono stati tagliati naso ed orecchie per aver abbandonato il letto coniugale.





Dolcezza.

Stridente contraltare

dove la Vita

vuole essere vissuta

ed essere più vita

a misura di se stessa.


La dolcezza, come splendido binomio di traguardo – partenza, rimanda alla necessità più alta di dare una risposta.

La dolcezza ci chiama tutti, aldilà dello sfascio e degli orrori evidenti, nella profondità dello splendore immenso che pure in noi si rende irresistibilmente evidente, se si scelga di avere ancora occhi per vedere, ad essere capaci di vittoria, ad essere costruttori efficaci di salvezza concreta nella vita che viviamo.

Dobbiamo fornire, ciascuno nel suo, una risposta salva  vita all’assurdo alienante che subiamo tutti i giorni.

Il primo passaggio di metodo, la reale premessa affidabile per riuscire con certezza nell’intento, consiste nel ristabilire personalmente la nostra gerarchia dei valori.

Occorre ripartire, con assoluta fermezza, da qui.

Dobbiamo decidere: in che cosa crediamo, in quale modello di persona e di società decidiamo di investire i nostri respiri, il nostro sudore, i nostri sorrisi, le nostre lacrime.

Ristabilire la gerarchia dei valori partendo da un voluto cambiamento della nostra personalità, da una coraggiosa trasformazione della nostra persona, sostanziando ciò che siamo e che diveniamo attraverso fatti concreti ed oggettivi, incominciando da piccole scelte grazie a cui fornire un orientamento più essenziale e completamente diverso al nostro quotidiano, al sentiero dinamico del nostro cammino.

Con dolcezza, l’impresa di riappropriarci, in tutto e per tutto, di una vita a maggiore misura della nostra verità più alta e realizzante, è a portata di mano, se lasciamo la nostra mano connessa con cervello e cuore, nostri ed altrui, se lasciamo, la nostra mano, proprio veicolando cervello e cuore, tesa, e non chiusa, accogliente, e non retratta, capace ancora, e con disinteresse, del primo gesto fondamentale di abbracciare, gioiosamente, invece che di allontanare e, purtroppo sempre di più, selvaggiamente respingere.