Sensibilità sensoriale: la porta al piacere


Posted by: i.amati in MyBlog on Mag 16, 2010

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SENSIBILITA’ SENSORIALE: LA PORTA AL PIACERE

Che cosa ci permette di vivere a contatto con la vita fuori di noi? Come possiamo percepire la nostra vita interiore, i nostri sentimenti? Come possiamo distinguere la vera motivazione che nasce dal profondo sentire, da quello che origina dall’esterno come pensiero o emozione? La risposta non è scontata. Esiste un’unica fonte di energia dentro di noi e un unico canale attraverso il quale percepire i sentimenti che, come sappiamo, sono energia e il ponte, lo strumento per contattarli, è il nostro corpo e i suoi sensi.

Questo potrebbe voler dire che dentro di noi e più specificamente, nella materia che compone il nostro corpo, abiti un’intelligenza superiore a quella mentale. Si tratta della stessa forza che spinge il seme a diventare una pianta, a esprimere nella materia il suo progetto di vita.

Come accedere a questa energia che saprebbe dove portarci? Come riconoscere, decodificare il linguaggio dell’energia, dell’anima, del nostro progetto di vita? Come si esprime?

La nostra anima è direttamente collegata con il corpo, o meglio, è il corpo. Se lasciamo da parte la mente con i suoi giudizi, progetti e condizionamenti, questa energia sa bene dove portarci e non solo è in sintonia con i nostri talenti, la nostra natura, ma anche con il fuori, con il mondo esterno. Quali sono i canali con i quali sintonizzarci quando vogliamo essere in ascolto della nostra anima? Quali sono i ricettori del nostro corpo? I sensi, il calore del nostro corpo, la morbidezza della nostra carne, l’umidità dei nostri orifizi, la pulsione degli organi, la sensibilità dei nostri organi di senso. Come si riconosce uno stato di ben-essere? Ci riempiamo spesso la bocca di questa parola, ma in realtà è come se avessimo perso il suo significato.

Solitamente siamo in ascolto del nostro corpo solo quando una delle sue parti sta male o vive un qualche tipo di carenza, ma lì siamo in contatto con il dolore e non con il corpo e la sua saggezza. Oppure, l’altro estremo, sentiamo il nostro corpo quando percepiamo un piacere esaltante e forte. Quindi abbiamo bisogno di stimoli sempre nuovi e più forti perché possano essere percepiti dai nostri sensi sempre più attutiti e anestetizzati.

Il corpo è anche un mezzo, l’unico mezzo, per essere in contatto con il nostro sentire. È attraverso il corpo e le sensazioni che ci trasmette (battito cardiaco, respirazione, calore, tensioni, ecc.) che possiamo percepire la tristezza, la gioia, il disagio, il risentimento, il piacere. Oggi, però, i nostri sensi sono sordi ad un ascolto più sottile, non solo per quanto riguarda gli stimoli esterni, ma anche per quelli interni; abbiamo bisogno di grandi emozioni e sensazioni per sentirci vivi. La vita non basta più. Non la sentiamo più né fuori di noi né dentro di noi.

Cominciare ad affinare i nostri sensi e renderli più sensibili è possibile, ed è un rimedio persino molto piacevole. In psicoterapia (individuale e di gruppo) ed in formazione spesso mi capita di suggerire ai miei pazienti e ai miei corsisti di vivere con vigilanza e consapevolezza gli stimoli visivi, olfattivi, uditivi, tattili e gustativi, operando anche una selezione accurata degli stimoli da portare dentro di sè attraverso i sensi. Ed è incredibile come ogni volta accadano trasformazioni profonde. Man mano che siamo posizionati dentro il nostro corpo - l’unica parte di noi sempre nel presente - la mente si svuota e si tiene pronta per svolgere il suo lavoro, mentre la consapevolezza e l’osservazione si orientano completamente sul presente: sul nostro stato interiore e su ciò che arriva dal mondo esterno. Ciò crea una vera relazione, il vero contatto con noi stessi e gli altri, e ci fa sentire vivi e vitali. Riacquistata la sensibilità del corpo avremo recuperato il dono di percepire i sentimenti, altrimenti ci perdiamo nella ricerca di sensazioni…

Che cosa ci impedisce di essere sempre in contatto con la nostra interiorità, con i nostri sentimenti?

I sentimenti sono energia, in sé non sono né positivi né negativi. Quando andiamo a creare quegli spazi vuoti di ascolto, emerge questa energia, spesso compressa e trattenuta, e può fare paura. In realtà, se non cerchiamo di dargli nomi, definizioni, ma le lasciamo semplicemente lo spazio nel corpo, essa comincia a fluire. Una volta che abbiamo l’esperienza nel corpo, che dentro di noi non c’è nulla di minaccioso o distruttivo, ma solo energie compresse, possiamo affrontare i momenti di introspezione, di spazio vuoto e solitudine e portarci sempre più vicini al nostro sentire.